Un lettore di questo blog, che si firma con lo pseudonimo “Occhi aperti!”, mi ha inviato la traduzione dell’articolo che segue, scritto da Thomas Weinandy, OFM, Cap, e pubblicato su What we need to know.

 

Padre Thomas Weinandy è un teologo cappuccino
Padre Thomas Weinandy è un teologo cappuccino

 

Introduzione  

Attualmente, all’interno della Chiesa Cattolica, si discute molto sullo sviluppo della dottrina. Tradizionalmente, lo sviluppo dottrinale era inteso come un’autentica crescita nella comprensione e nell’articolazione, da parte della Chiesa, di ciò che era sempre stato creduto e insegnato. Il Cardinale John Henry Newman fu uno dei primi ad offrire questa comprensione dell’autentico sviluppo dottrinale. All’interno del dibattito contemporaneo sulla natura dello sviluppo della dottrina, ci si richiama spesso all’insegnamento di Newman. Tuttavia, qualche teologo e alcuni vescovi suggeriscono talvolta l’idea che ciò che in precedenza era considerato vincolante nella fede, per tutti i membri della Chiesa, oggi non sia più vitale nè comprensibile; facendo intendere che l’insegnamento della Chiesa debba essere modificato, visti i cambiamenti sociologici, filosofici e teologici che stanno avvenendo all’interno della Chiesa stessa e della società. I cambiamenti dottrinali e morali ritenuti necessari sono, allora, affermati come legittimi sviluppi dottrinali ed etici, anche se possono contraddire ciò che era stato perennemente insegnato. Poiché questi cambiamenti sono di natura così rivoluzionaria, coloro che li promuovono parlano di un “cambio di paradigma”, cioè di un soppiantamento radicale e completo di un insieme di convinzioni a favore di un altro. Alla luce di questa presente falsa rappresentazione di ciò che costituisce il vero e autentico sviluppo dottrinale e morale – una distorsione che causa confusione tra i fedeli – sarebbe utile esaminare ciò che il cardinale Newman insegna, e come e perché sia estremamente rilevante alla luce dell’odierna disputa in ambito ecclesiale.

 

Newman: sullo sviluppo della dottrina cristiana

Nell’Introduzione al suo Saggio, Newman postulò quanto segue:

Occorre considerare che la società dei cristiani lasciata sulla terra dagli Apostoli appartenesse a quella religione a cui gli Apostoli li avevano convertiti, ed ancora: che la continuità esteriore del nome, della professione di fede e della comunione implichi una reale continuità della dottrina; e che il Cristianesimo, come ha cominciato a manifestarsi in una sua certa forma e in una sua relazione con l’umanità intera, così ha continuato poi nel tempo.

Così, Newman credeva che il Cristianesimo del suo tempo fosse dottrinalmente lo stesso della chiesa primitiva. Egli ammise che “vi sono, in realtà, nell’insegnamento cristiano certe variazioni apparenti che hanno bisogno di spiegazione”, tuttavia, avrebbe tentato di “spiegarle sì da discolpare quell’insegnamento da ogni accusa contro la sua unità, la sua linearità, la sua coerenza”.

Newman insistette sul fatto che la questione delle variazioni verificatesi nell’insegnamento della Chiesa nel corso degli anni, non poteva essere risolta semplicemente sostenendo che c’era una discontinuità da ciò che veniva insegnato in passato. Una tale visione, pensava Newman, avrebbe minato l’integrità della verità rivelata stessa. In quest’ottica, Newman sosteneva che la verità rivelata richiede uno sviluppo dottrinale.

L’incremento e la diffusione del Credo e del culto cristiano, e le variazioni che hanno accompagnato quel cammino presso certi scrittori e certe chiese particolari, sono risultati che si verificano necessariamente ogni volta che una filosofia o un sistema politico prende possesso dell’intelletto e del cuore, e conseguono un’influenza vasta e diffusa. Questa è la natura dello spirito umano: ha bisogno di tempo per comprendere a fondo le idee e portarle alla loro perfezione. Le verità più sublimi e meravigliose, pur rese note al mondo una volta per tutte da maestri ispirati, non avrebbero potuto essere subito comprese da coloro a cui erano trasmesse ma, poiché erano ricevute e trasmesse da menti non ispirate e attraverso strumenti soltanto umani, hanno avuto bisogno di un tempo più lungo e di un ripensamento più profondo per essere poste nella loro piena luce. Questa la si può chiamare la “teoria dello sviluppo della dottrina”.

In questa lunga e complessa esternazione, è chiaro come Newman sostenga che le verità, in particolare quelle rivelate, come si trovano nella Scrittura e nella tradizione della Chiesa, non possano, per loro stessa natura, essere immediatamente e pienamente comprese. Solo nel corso del tempo, con la dovuta ponderazione e i vari metodi di studio, ne nasce finalmente una comprensione più completa e profonda. Questo processo intellettuale sia di cuore che di mente, è perennemente in evoluzione. Allo stesso modo, la verità rivelata si sviluppa costantemente nella sua interpretazione dottrinale. Non è la verità a cambiare ma, necessariamente, la comprensione della fede da parte della Chiesa che si avvia a un ulteriore sviluppo.

 

Necessità di un’autorità infallibile

Avendo stabilito l’evidenza di uno sviluppo dottrinale, Newman affronta la questione sul come si debba discernere l’autentico sviluppo dottrinale da quello falso o errato. Qui, Newman, in modo davvero sorprendente, presenta un principio fondamentale che governerà tutti gli altri criteri per autenticare il vero sviluppo dottrinale. Sebbene la rivelazione di Dio si trovi all’interno della Scrittura, tuttavia essa deve essere garantita nella sua corretta interpretazione, lungo il corso di tutti i tempi. Inoltre, considerando che il Cristianesimo vive in un contesto storico, politico, ideologico, culturale e filosofico, ne viene che, in alcun modo, la rivelazione, con il messaggio di salvezza di cui è portatrice, può essere incorporata a qualche ideologia politica o filosofica. Chi, dunque, ha il compito di proteggere le Scritture e l’insegnamento della Chiesa da false interpretazioni, e chi deve discernere l’autentico sviluppo dottrinale? Per Newman, ci deve essere, a priori, un’autorità che può giudicare infallibilmente ciò che è quel vero sviluppo da ciò che non lo è. Ciò detto, è chiaro come Newman consideri il magistero vivente, posto sotto la direzione divina, come essenziale. Rifiutare l’autorità infallibile porta, inevitabilmente, col passare del tempo, a una rottura dell’unità. In definitiva, quindi, la dottrina, per Newman, è fondata sull’autorità, innanzitutto sull’autorità di Gesù Cristo, Capo della Chiesa, e, successivamente, sull’autorità infallibile della Chiesa, che per Newman è la Chiesa Cattolica Romana. La Storia stessa porta, d’altronde, a una tale conclusione. Solo nella Chiesa Cattolica si può trovare quello sviluppo autentico e perenne, unito ad un insegnamento infallibile.

Tuttavia, Newman avanza un’ipotetica e spaventosa eventualità. E se un concilio o un papa insegnassero una dottrina che contraddicesse un precedente concilio o un papa? Se ciò accadesse, Newman conclude che la nozione di sviluppo dottrinale sarebbe completamente distrutta. A quel punto, allora, chi sarebbe in grado di giudicare ciò che è autenticamente rivelato e cosa no? L’ipotesi allarmante di Newman oggi non è più tanto un’ipotesi. Sebbene l’attuale stesso pontefice non abbia apertamente contraddetto il tradizionale insegnamento magisteriale riguardante la fede e la morale, ha permesso ad altri – a sinodi, a sacerdoti, a vescovi, e persino a cardinali – di proporre insegnamenti che contravvengono palesemente al magistero perenne della Chiesa. E nonostante in taluni casi abbia espresso verbalmente la sua disapprovazione, d’altro canto non ha mai intrapreso alcuna azione autorevole contro tali insegnamenti, falsi e fuorvianti. Piuttosto, e cosa assai più preoccupante, egli ha fatto amicizia e sostenuto coloro che promuovono apertamente idee che sono contrarie alla fede. Li ha anche incontrati e incoraggiati, offrendo il suo sostegno ai loro ministeri dubbi; ministeri che avallano l’omosessualità, il transgenderismo, la contraccezione e l’aborto. Inoltre, coloro che diffondono insegnamenti in contrasto con la precedente dottrina della Chiesa, lo fanno in modo tale da far apparire che tale “nuovo insegnamento” è uno sviluppo della dottrina. Newman sarebbe sconvolto e scandalizzato dal comportamento di un tale pontefice. Come si vedrà a breve, egli offrirà principi tali da rendere indifendibili tutte quelle erronee affermazioni sullo sviluppo dottrinale.

Qui vorrei anche esporre una tesi che Newman non considerava. Egli, infatti, presumeva che ogni insegnamento pontificio, o insegnamento da parte dei vescovi riguardo alla dottrina e alla morale, fosse magisteriale. Io suggerisco invece che qualsiasi insegnamento pontificio, o proveniente dai vescovi, che contraddica apertamente e deliberatamente il magistero perenne dei precedenti concili e pontefici non sia – per ciò stesso – un insegnamento magisteriale, proprio perché non rientra in quel passato insegnamento, dottrinale e magisteriale. Il papa o un vescovo possono essere, per il ruolo che ricoprono, membri del magistero, ma se il loro insegnamento contraddicesse il precedente insegnamento magisteriale ricevuto, per ciò stesso il loro insegnamento non potrebbe ritenersi magistero della Chiesa. Tale falso insegnamento, semplicemente, non soddisferebbe quei criteri essenziali per poter essere considerato magisteriale, non possedendo nessuna di quelle autorevoli credenziali ecclesiali necessarie. Trattasi allora, palesemente, di affermazioni ambigue o difettose che tentano o fingono di essere, magisteriali, quando sono tutt’altro.

 

I sette principi di un autentico sviluppo dottrinale secondo Newman

Per giudicare la validità di uno sviluppo, Newman ha individuato sette criteri o principi che devono essere presenti in tutto il vero sviluppo dottrinale. Tali principi sono estremamente rilevanti, dato l’attuale uso improprio della nozione di sviluppo dottrinale, nella Chiesa odierna.

Primo criterio di uno sviluppo autentico: la permanenza nello stesso genere di partenza

Il primo criterio è, appunto, la “conservazione del genere”. Per Newman questo criterio è prontamente suggerito dalla natura stessa. Mentre un animale cresce, pensiamo a un cane, quel tipo specifico di animale rimane sempre il medesimo, dall’inizio alla fine. Così, per Newman, sebbene le dottrine possano svilupparsi, la loro verità fondamentale essenziale non può che rimanere la stessa durante tutto il processo di sviluppo. Coloro che intendono lo sviluppo dottrinale come il cambiamento da un principio ad un altro, violano questo primo criterio, proprio come se un cane, sviluppandosi, potesse diventare un gatto.

Secondo criterio: la continuità dei principi

Il secondo criterio che rivela autentico lo sviluppo della dottrina è piuttosto complesso. Newman lo definisce la “continuità dei principi”. Questi principi sono quelle forze motrici interiori che determinano lo sviluppo dottrinale e hanno la loro origine nell’Incarnazione. Newman ne elenca dieci:

1.Il principio del dogma, che consiste nella rivelazione di verità soprannaturali. 2. Il principio della fede, cioè un assenso da parte della persona alla verità rivelata. 3. Il principio della teologia o studio scientifico della rivelazione. 4. Il principio sacramentale che domanda, a causa dell’Incarnazione, l’attuazione della salvezza nel corso della storia. 5. Il significato mistico della Scrittura, vale a dire, la Scrittura rivela più di ciò che appare in un primo momento. 6. Il principio della grazia ovverossia la creazione di esseri umani ad immagine di Cristo. 7. Il principio dell’ascetismo cioè la necessità di mortificazione e preghiera. 8. Il principio della malvagità del peccato. 9. Il principio che la materia, la corporeità, è capace di santificare. 10. Il principio dello sviluppo, cioè che la comprensione della rivelazione ha bisogno di crescere.

Varie eresie hanno negato l’uno o l’altro di questi principi. Per esempio, Lutero e Calvino negarono la natura sacramentale della Chiesa, i Manichei negarono la santificazione della materia, e i Modernisti negano le verità rivelate.

Oggi, a causa dei progressi sociologici, psicologici e filosofici, ci sono quei teologi, sacerdoti e vescovi che sostengono che le conquiste del passato devono cedere il passo a una categoria completamente nuova di dottrine, dottrine contrarie a quanto precedentemente sostenuto. Troverebbero, quindi, i principi di Newman non di loro gradimento, perché lo scopo stesso di questi principi è garantire la continuità dottrinale in modo perenne. Queste persone vogliono negare che ci siano verità rivelate dogmatiche alle quali i fedeli devono, in ogni tempo, dare assoluto assenso. Ad esempio, secondo la loro percezione di un necessario cambio di paradigma, si dovrebbero approvare nuove “dottrine”, e lo scopo della teologia dovrebbe essere accertare quali sarebbero quelle nuove dottrine e norme morali, e quali quelle scoperte attraverso un’interpretazione innovativa delle Scritture. Inoltre, data la radicale trasformazione della cultura, i peccati che erano considerati mortali o capitali – molti dei quali sono di natura sessuale – si pensa addirittura possano far avanzare nella santità – se fatti nell’amore. Tale convinzione è di natura gnostica. Il corpo non è più visto come costitutivo e identificativo della persona. Piuttosto, uno “usa” il proprio corpo per diventare la persona che si ritiene destinata ad essere veramente – come un sodomita, un fornicatore, un adultero o una persona transgender. Quindi, ciò che ci si aspetta possa far crescere nella somiglianza con Cristo, in pienezza di grazia, cambia radicalmente. Quella che in precedenza era considerata una distorsione peccaminosa della propria persona fatta ad immagine di Cristo, ora ne diventa una configurazione esemplare e appropriata. Sebbene quanto sopra possa apparire bizzarro ai fedeli cattolici, clerici e laici, coloro che promuovono un tale cambiamento rivoluzionario nello sviluppo dottrinale – e quindi un radicale rifiuto dei principi di Newman per un autentico sviluppo della dottrina -, sono convinti che la loro agenda sia l’avanguardia del futuro della Chiesa. Per questo, quei cattolici che rifiutano un programma così futuristico, vengono scherniti come rigidi e indietristi.

Terzo criterio: il potere di assimilazione

Il terzo criterio di Newman per accertare un corretto sviluppo della dottrina cristiana è quello del potere di assimilazione. Dopo aver argomentato vigorosamente contro ciò che non può essere incorporato allo sviluppo dottrinale senza minare la dottrina stessa, adesso potrebbe sembrare strano ciò che Newman va affermando e cioè che l’assimilazione è necessaria per lo sviluppo della dottrina. Per Newman la natura, come potrebbe essere quella di un albero, assimila elementi ad essa esterni, per crescere, come acqua e minerali; così la Chiesa e i suoi insegnamenti assorbono elementi che sono, in un primo momento, estranei. Ad esempio, la Chiesa assimila le varie usanze dei popoli di tutto il mondo, o integra diverse verità che si trovano all’interno delle più disparate filosofie, o accoglie differenti forme di governo a seconda di dove esista. È importante sottolineare che in mezzo a queste numerose acquisizioni, la Chiesa non perde affatto la sua identità, né i suoi insegnamenti possono cambiare nonostante certi necessari accomodamenti. Piuttosto, in tutti i luoghi in cui si viene a trovare, essendo conciliante ma in grado di discernere, la Chiesa, con i suoi precetti, si integra più facilmente in tutti gli ambiti culturali e politici, e tra tutti i popoli. Per Newman, ciò che non può assolutamente accadere è che la cultura dei vari popoli o il sistema politico di una particolare nazione assorba la Chiesa e, così facendo, mini l’integrità della sua dottrina. Questo è stato un problema molto sentito da Newman, perché è esattamente ciò che accadde in Inghilterra. La Chiesa Cattolica divenne la Chiesa d’Inghilterra, e si ritrovò così sotto l’autorità del governo inglese.

Oggi, nella maggior parte dei paesi democratici dove c’è una corretta separazione tra Chiesa e Stato e la libertà di religione, la Chiesa può mantenere la sua piena identità e sostenere le sue verità dottrinali. Tuttavia, coloro che desiderano cambiare l’insegnamento della Chiesa, in nome dello sviluppo dottrinale, spesso intendono sollecitare il sostegno del rispettivo governo. Lo fanno perché riconoscono che tale appoggio non potrà mai venire dall’interno della stessa Chiesa. Spesso, in passato, gli eretici hanno adottato questo tipo di comportamento sovversivo. Ario e gli ariani del IV secolo ingiunsero all’imperatore di perseguitare quei vescovi e sacerdoti che sostenevano il Credo del Concilio di Nicea. Su questa falsariga, il Luteranesimo divenne la religione di stato in alcune parti della Germania e il Calvinismo divenne la religione civica di Ginevra. Allo stesso modo, oggi, ci sono quelli che incoraggiano il governo, spesso surrettiziamente, ad emanare leggi che indurrebbero la Chiesa a cambiare il suo insegnamento, ad esempio, costringendo gli ospedali cattolici a eseguire aborti o vasectomie, o a rendere disponibili i contraccettivi. Come pure, in nome dell’uguaglianza di genere, esortano i governi a emanare leggi che costringerebbero la Chiesa a ordinare sacramentalmente le donne, per non scontrarsi poi con le norme vigenti. Questa sottile forma di persecuzione potrebbe preoccupare, ma la Chiesa non può riconciliarsi con la cultura dominante nella speranza di realizzare una convivenza pacifica. Farlo significherebbe abbandonare la sua dottrina.

Quarto criterio: la sequenza logica

Il quarto principio per determinare un corretto sviluppo della dottrina cristiana è quello della sequenza logica. Per sequenza logica, Newman non intende una sequenza che può essere ragionata mediante deduzione con metodo sillogistico. Piuttosto, dopo aver inteso il risultato di un processo, si coglie che è la logica conseguenza di ciò che lo ha preceduto. Newman fornisce l’esempio della divinità di Gesù. Dalle prove bibliche non si può, con metodo sillogistico, concludere che Gesù è Dio, eppure considerando tutto ciò che è proclamato su di lui nel Nuovo Testamento, è logico concludere che egli è davvero il Figlio divino del Padre. Altri due esempi possono chiarire ulteriormente questo principio, quello riguardante il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria e quello della sua Assunzione in anima e corpo al Cielo; nessuno dei quali è esplicitamente dichiarato nelle Scritture. Eppure, nel corso dei secoli, la devozione a Maria progredì in modo tale che, poiché è la Madre di Dio, è giusto e appropriato credere che sia stata concepita senza peccato e assunta gloriosamente in cielo. C’è una logica intrinseca in questo sviluppo storico dottrinale, anche se non può essere ricondotta a un sillogismo. Questo criterio è importante come risposta a coloro che propongono come dottrine insegnamenti che non hanno alcuna antecedente garanzia storica, come le donne preti o atti sessuali che sono stati tradizionalmente dichiarati peccaminosi. Così, logicamente, l’avanzamento di queste proposte non trova alcun precedente nella storia.

Quinto criterio: anticipazione dello sviluppo futuro

Newman dà come quinto criterio quello di anticipazione del futuro. Questo criterio è simile a quello precedente – ovvero deriva, secondo logica, da ciò che era precedentemente assodato, potendo così dare anticipazione sul futuro. Nondimeno Newman, qui, vuole sottolineare ciò che insegnavano la Scrittura, i Padri della Chiesa o il pensiero dei teologi precedenti. Inoltre, questo sviluppo dottrinale si può rintracciare, in nuce, all’interno di precedenti dichiarazioni dogmatiche. Per esempio, all’interno della tradizione occidentale latina, il Figlio è dichiarato generato dal Padre, come pure che il Padre ama il Figlio nell’amore dello Spirito Santo e il Figlio ama il Padre nello stesso amore dello Spirito. Pertanto, secondo Agostino, Tommaso d’Aquino e la successiva tradizione, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, così come dottrinalmente dichiarato. Pertanto, ciò che inizialmente era spinta teologica, in un secondo tempo venne a consistere in una verità ben definita. Ciò che qui si osserva è che ciò che dottrinalmente aveva iniziato il suo sviluppo nel passato, trova nel futuro il suo compimento proprio attraverso lo sviluppo della dottrina, appurando così, in modo reciproco, l’autenticità dottrinale sia del precedente processo che del successivo.

Sesto criterio: azione conservativa sul passato

I due criteri precedenti portano Newman a circoscrivere il sesto: l’azione conservativa sul passato. Per Newman, poiché i precedenti sviluppi dottrinali sono stati autenticati, non possono essere giudicati in un momento futuro come erronei o corrotti. Questo criterio è particolarmente rilevante per l’attuale situazione ecclesiale. Coloro che propongono cambiamenti dottrinali radicali, cambiamenti che non sono in accordo con gli sviluppi precedenti, non possono essere veri, perché contravverrebbero alla verità delle dottrine accertata in precedenza. Per Newman, lo sviluppo della dottrina cristiana significa che ciò che è stato dottrinalmente creduto in precedenza, si chiarisce e si sviluppa meglio in un secondo tempo. Ma lo sviluppo dottrinale non consiste in un cambiamento radicale, cioè nel finir col credere in qualcosa di completamente diverso. Così, Newman sarebbe fermamente contrario all’attuale concetto di cambio di paradigma laddove non vi sia alcun rapporto dottrinale tra il passato e il presente. Un tale procedere semplicemente comprometterebbe le dottrine precedenti nonchè il loro sviluppo. In definitiva, il cambio di paradigma lascerebbe il posto a quel relativismo in cui la verità perenne cessa di esistere. Come già sottolineato in precedenza, semplicemente si va ad abbracciare lo Zeitgeist – lo spirito dei tempi – e, come si dice: “Chi sposa lo Zeitgeist, oggi si ritrova rapidamente vedovo”. Così, vescovi, cardinali, sacerdoti e teologi che hanno sposato le mode di oggi devono ripensare seriamente le loro posizioni per non finire presto derisi e posti in ridicolo. Al contrario, la verità dottrinale e il suo autentico sviluppo saranno sempre rilevanti, non subendo l’effetto dei tempi, come Newman ben sapeva.

Il settimo criterio: il vigore perenne

Il principio di cui sopra porta al settimo e ultimo criterio di Newman: quello del vigore perenne. Newman percepisce giustamente che le eresie sono di breve durata in quanto semmai chiariscono il mistero contenuto nella dottrina. Per esempio, Ario, per preservare l’unicità di Dio, negò che il Figlio fosse veramente Dio, ma piuttosto la creatura più perfetta. Così facendo, egli ha sì preservato l’unicità di Dio, abolendo però il mistero della Trinità. Non si potrebbe sviluppare nulla di più – tutto ciò che si poteva sapere è stato messo in luce. Ciò nonostante, il Concilio di Nicea, nel dichiarare che il Figlio di Dio era consustanziale con il Padre, non solo aveva preservato il dogma della Santissima Trinità, ma consentiva anche sviluppi futuri nella comprensione della Sua natura – il mistero conteneva, secondo il principio di Newman, la sua forza perenne. Questo vigor perenne si trova anche nell’insegnamento di San Tommaso d’Aquino in cui si enuncia che le Persone della Santissima Trinità sono in mutua e perenne relazione, cioè sussistono o esistono, così come sono, solo in relazione l’una all’altra. Il Padre sussiste come Padre in relazione al Figlio e allo Spirito Santo. Il Figlio sussiste come Figlio in relazione al Padre e allo Spirito Santo. E lo Spirito Santo sussiste come Spirito Santo in relazione al Padre e al Figlio. Quindi, ciò che deve essere ben chiaro è che lo sviluppo della dottrina non è la soluzione di un problema teologico o di un enigma. Piuttosto, lo sviluppo dottrinale consiste nell’ulteriore chiarimento di un mistero, in modo da cogliere più nitidamente la natura di quel mistero. Il mistero, quindi, pur essendo percepito con maggior chiarezza, continua a rimanere un mistero irraggiungibile. Rimanendo incomprensibile, il mistero continua a possedere la sua valenza perenne, consentendo la maturazione per una sua più profonda comprensione.

Ancora una volta, in ambito ecclesiale odierno, vediamo come quei sinodi, vescovi, sacerdoti e teologi – nel proporre nuove dottrine che articolano insegnamenti contrari agli antichi misteri della fede – cadano in due errori distinti e correlati. In primo luogo, non riescono a riconoscere la forza di quello sviluppo periodico e ricorrente che risiede nei misteri che desiderano sostituire. In secondo luogo, le nuove proposte da loro propugnate cessano di essere vivificanti, proprio perché non contengono la verità del Vangelo che dà vita.

 

Per concludere

Questo saggio ha tentato di offrire, alla luce dell’insegnamento del Cardinale John Henry Newman, un’autentica e corretta comprensione sulla natura dello sviluppo della dottrina. Allo stesso tempo, si son volute evidenziare quelle attuali nozioni, profondamente errate, sullo sviluppo dottrinale; in particolare quelle portate avanti da alcuni vescovi, sacerdoti e teologi all’interno della chiesa di oggi. Tali false proposte possono seminare confusione tra i fedeli, il clero e i laici; eppure, quei fedeli che ben conoscono la loro fede e restano fiduciosi non saranno fuorviati né ingannati. Istintivamente, proprio grazie alla loro fede, essi sapranno distinguere ciò che è vero sviluppo dottrinale da ciò che non lo è, perché lo Spirito di verità risiede nei loro cuori e nelle loro menti. Inoltre, hanno la certezza, come l’ebbe il convertito Newman, che Gesù non abbandonerà mai la sua chiesa infallibile – l’unica che ha autorità per giudicare la dottrina cristiana e il suo sviluppo.

Thomas Weinandy, OFM, Cap

 

Thomas Weinandy, OFM, Cap, è uno scrittore prolifico e uno dei più importanti teologi viventi della Chiesa. È stato già direttore esecutivo per la Segreteria per la dottrina della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e membro della Commissione Teologica Internazionale del Vaticano. Questo saggio è un adattamento di un articolo apparso per la prima volta in Catholic World Report.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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