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di John Rao

        

         Nel lontano 1922, il giornalista satirico H.L. Mencken pubblicò un articolo sotto il titolo “Sull’essere americano”. Benchè non sia uno scrittore che vorrei suggerire come guida intelletuale per i miei amici cattolici tradizionalisti—essendo piuttosto contrario al nostro Weltanschauung— questo suo saggio, insieme e un altro molto suggestivo del 1926, che si intitolava “La libido per il brutto”, mi sono sempre serviti per la mia critica dell’americanismo in generale.

         Sto pensando di nuovo agli scritti di Mencken questa giornata penultima di 2023, seduto nel mio caffe di sempre, La Pasticceria Rocco, a Bleecker Street in Manhattan, dietro l’angolo dal mio palazzo. Ma non è possibile per me pensarci senza ricordare di due altre cose: la prima, il commentario di T.S. Eliot—fatto esattamente dove, purtroppo, non riesco a richiamare alla memoria—sul problema delle misure da prendere per sopravvivere da un americano che riconosce i peccati del suo paese e soffre dell’influenza su di lui del suo ambiente; poi, in seguito, quanto più pericolosi questi peccati e quest’ambiente sono non soltanto per i sudditi del mio paese ma anche per quelli di tutti gli altri paesi del mondo nell’anno nascente.

         Sinceramente, un “paese” americano, in un senso, non è mai esistito. Da una parte, non è mai esistito perché, come mi ha detto decenni fa il Professor Thomas Molnar, non è mai stato nient’altro che “un insediamento sovradimensionato di cacciatori di pellicce”. Dall’altra parte, non è mai esistito perché è una religione invece di essere una “patria”. Prendendo le parole del neoconservatore Rev. John Neuhaus,  “America è la prima nazione della storia umana con un credo. America non solo esiste. E’ stata chiamata ad essere. In questo senso, America è la prima nazione universale, perché tutti coloro che ne sono convinti possono unirsi con essa e professare il suo credo. (Doing Well and Doing Good , New York, Doubleday, 1992, pp. 4, 55.).

         Per di più, il sistema costituzionale di quest’“insediamento di cacciatori di pellicce/religione”, che in verità esisteva, adesso è definitivamente morto. Sì, ammetto che era nato per morire come nessun altro sistema politico, dato che il liberalismo, individualista, materialista lockeano che stava al centro della sua anima non poteva fare altro che distruggere ogni sforzo di diventare sia una “polis” legittima sia una polis composta di persone veramente umane e sane di mente. L’atomismo sensuale di Locke l’ha destinato fin dall’inizio a prendere sul serio quello che il Giudice Anthony Kennedy ha detto in un giudizio di 1992: che “al cuore della libertà vi è il diritto a definire il proprio concetto dell’esistenza, del significato dell’Universo, e del mistero della vita umana”. Ma ci è voluto tempo per capire quello che questo davvero significava—cioè il diritto dei più forti fra i cacciatori di pellicce, l’oligarchia satanica attuale, di fare tutto quello che loro e loro soli volevano fare, sbarazzandosi del mito di un governo “di leggi e non di uomini, democraticamente constituto” per portare la missione evangelica globale americana alla perfezione.

         Quel tempo, dal momento della elezione di Donald Trump in 2016 ovviamente è arrivato. La prova del nove sarà l’anno che viene, il 2024, quando tutta sembianza di legge, di procedura legale, di integrità elettorale, e di un senso vero della “dignità e moralità umana”—quella cattolica—svanirà del tutto da questa fogna, questa “truffa alla americana”, mascherata da tanto tempo come “l’ultima e migliore speranza degli uomini”. Sono sicuro che ci sarà sangue qui, e dato che il Culto Americano si è specializzato nello spargere sangue dappertutto, ci sarà ancora più sangue nel resto del mondo in conseguenza.

         Si salvi chi può! E dicendo quanto scritto, torno a T.S. Eliot.

         Lui ha spiegato prima della Seconda Guerra Mondiale—la Guerra Religiosa Americana per eccellenza—che in quel momento era possibile per l’americano veramente umano—quello che ha capito la verità sul suo “paese” non paese— scappare dal suo ambiente velenoso, o in Europa, o in un posto di ruolo in una piccola università nella parte meridionale degli Stati Uniti, o in un quartiere etnico di New York City. Questa possibilità non esiste più. L’Europa è stata convertita. Le università meridionali piccolissime sono adesso Woke. Spero di essere scappato dalla malattia generale qua, nella mia zona un po’ strana di New York, dentro la mia comunità tradizionalista, ma è un conflitto all’ultimo sangue per soppravvivere che forse avrà una fine sanguinosa dopo il primo gennaio. Mencken poteva ancora prendere l’America in giro negli anni ’20 del novecento. Cent’anni più tardi, la Terra Promessa non offre più niente da ridere; è chiaramente un mostro satanico che deve’essere sconfitto dai figli della luce.

         Essere un americano nell’anno 2024 significherà o dare il benvenuto alla condizione di schiavo dell’oligarchia adesso diventata globale o combattere fino in fondo per gli stracci di vita civile e cristiana che rimangono. Se ci fosse un asilo da qualche altra parte del mondo per membri della Resistenza; per gli americani non “americani”!! Ma non credo che ci sia, e capirei i dubbi di quelli che avrebbero paura di lasciarli entrare nei loro paesi.

         Non sono certo che forma la dissoluzione totale del sistema americano prenderà nel 2024. Penso che sia più probabile che ci sarà una battaglia dentro di tutti gli stati diversi. Le divisioni dappertutto sono troppo grandi per una Guerra Civile da noi del tipo ottocentesco. Che significato la dissoluzione avrà per il resto del mondo, dato che “i più forti” qui posseggono armi nucleari e sono guerrafondai, non posso per niente immaginarmi. Ma quello di cui credo con tutto il mio cuore e la mia mente è che è necessario per tutti quelli infettati dalla malattia in questione, dentro e fuori delle frontiere degli Stati Uniti, di rinunciare ad essere americani —-cioè seguaci di questo culto di un insediamento di cacciatori di pellicce; questa pseudo-religione materialista, nemico numero uno della Chiesa Apostolica Romana.

         I pensatori cattolici dell’Ottocento già sapevano quello che significava “essere americano”. Finirò questa mia fine dell’anno discorso scucito; la mia “rabbia contro il sistema”, colle previsioni di uno fra di loro, il giornalista cattolico parigiano Louis Veuillot (1813-1883). Lui ha detto ai suoi contemporanei che se avessero voluto sapere il destino del sistema materialista liberale:

Si può guardare all’America del Nord e alla direzione in cui va. Il suo progresso rapido, dovuto al lavoro il più brutale, ha affascinato l’Europa. Ma già i risultati veri di questo progresso esclusivamente materiale sono chiari. Barbarie, comportamento malvagio, bancarotta, distruzione sistematica degli indigeni, schiavitù imbecile dei “vincitori”, dediti accanimenti alla vita più cruda e        nauseante sotto il giogo delle loro proprie macchine. America possa         affondare totalmente nell’Oceano e il genere umano non avrebbe perso niente: nessun santo, nessun artista, nessun pensatore. ( L. Veuillot, Mélanges, Oeuvres complete, iii series, 1933, xii, 359-360.)

Era ingiusta la sua ultima frase? No, per niente. Perche “l”America” di cui parlava Veuillot non era un paese; non era una nazione dove abitavano anche cattolici e dissidenti che potevano diventare santi, artisti, e pensatori. L’America di cui parlava lui era quella identificata da Molnar e Neuhaus; l’America degli americanisti; L’America del popolo più ingannato e privo di “Semi del Logos” nella storia del mondo.

Pregate per noi che siamo prigionieri di questo mostro, e viva Cristo Rey!

 

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