Dopo la pubblicazione della “Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19” rilanciamo alcuni pareri in merito utili ad un approfondimento della questione. 

“Se fossero disponibili alternative moralmente non problematiche, si dovrebbe rifiutare qualsiasi cosa prodotta o testata utilizzando linee cellulari realizzate da feti abortiti per onorare la dignità intrinseca della vittima abortita. Rimane la domanda: è sempre e ovunque sbagliato per una persona avvalersi di questo beneficio se non sono disponibili alternative?”

Su questo riflette Janet E. Smith, Ph.D., professoressa di teologia morale in pensione, in un articolo pubblicato sul National Catholic Register. Eccolo nella mia traduzione.

 

vaccino_covid_virus afp
foto (AFP)

 

Nonostante sia meraviglioso avere i vaccini contro il virus COVID-19 così presto, ci sono purtroppo motivi per cui alcuni – se non molti – sceglieranno di non riceverli. Alcuni sono preoccupati per gli effetti collaterali; altri credono che la pandemia sia eccessivamente pubblicizzata e che venga usata dalle forze del male per esercitare un controllo sociale. (Queste preoccupazioni meritano di essere prese in considerazione, ma non sono il punto di questo saggio). 

Dal momento che tutti i vaccini attualmente disponibili hanno fatto un certo uso (o nella produzione o nei test) di linee di cellule fetali sviluppate da tessuti prelevati da bambini uccisi nel grembo materno, la maggior parte delle obiezioni hanno a che fare con la possibilità di essere moralmente colpevoli del male dell’aborto.

Quasi tutte le autorità morali della Chiesa che hanno rilasciato dichiarazioni sulla moralità dell’uso di tali vaccini hanno stabilito che il loro uso comporterebbe solo una cooperazione materiale remota con il male, una cooperazione che è moralmente accettabile quando i benefici da ottenere sono proporzionati. Il Vaticano ha recentemente esposto una giustificazione basata sulle categorie tradizionali del pensiero morale cattolico e ha incoraggiato le persone a ricevere il vaccino per il bene comune.

Pur rispettando lo stretto e attento ragionamento del documento vaticano e di molti altri, penso che il principio della cooperazione con il male agli attuali vaccini COVID-19 non sia applicabile in questo caso, anche se è una comune applicazione errata. Io (e altri) credo che la categoria “cooperazione con il male” si applichi giustamente solo alle azioni alle quali il proprio “contributo” viene dato prima o contemporaneamente all’azione compiuta. Parlare di contributo a un’azione compiuta significa parlare in modo impreciso. Come posso contribuire a qualcosa che è già accaduto? Come può l’accettazione di un beneficio da un’azione passata essere un “contributo” all’azione stessa? Non posso volere che qualcosa che è stato fatto sia fatto o non sia fatto. Né posso contribuire ad essa, anche se certamente posso essere d’accordo o obiettare che quell’azione sia stata fatta. Che io abbia contribuito o meno, dovrei certamente rendere note le mie obiezioni riguardo all’azione stessa.

Il fatto che l’uso di vaccini provenienti da linee cellulari fetali abortite non sia una forma di cooperazione con il male non significa, tuttavia, che non sia moralmente problematico usarli.

Alcuni moralisti parlano ora più precisamente di “appropriazione” o di ciò che è stato conosciuto come “beneficiare di guadagni illeciti”. Si tratta di un principio che permette di beneficiare di prodotti a basso costo realizzati in paesi che sfruttano i loro lavoratori, di venerare le reliquie, fino a utilizzare gli organi delle vittime di omicidi. Quando possiamo evitare tali azioni, dovremmo farlo, ma a volte è morale trarre beneficio dalle azioni malvagie del passato (si ipotizzi il caso di imbattersi in un corpo di un uomo assassinato i cui organi siano ancora buoni per un trapianto per salvare la vita di un altro, sarebbe morale il loro utilizzo?, ndr) . 

Alcuni pensano che non sia morale farlo nel caso dei vaccini provenienti da linee cellulari fetali abortite. Pensano che i benefici non siano proporzionati al disprezzo per la vita umana fetale coinvolta nell’uso di tali vaccini.

La dichiarazione più forte contro l’uso dei vaccini da parte dei vescovi Athanasius Schneider e Joseph Strickland et alii si avvicina di più a tale affermazione… La loro dichiarazione non contesta esplicitamente che la cooperazione con l’uso dei vaccini COVID-19 attualmente disponibili sia molto remota; piuttosto, insistono sul fatto che la lontananza della cooperazione sia irrilevante. Ecco il punto cruciale della loro dichiarazione: 

“Il principio teologico della cooperazione materiale è certamente valido e può essere applicato a tutta una serie di casi (ad esempio, nel pagamento delle tasse, nell’uso di prodotti realizzati con il lavoro degli schiavi, e così via). Tuttavia, questo principio difficilmente può essere applicato al caso di vaccini ottenuti da linee cellulari fetali, perché coloro che consapevolmente e volontariamente ricevono tali vaccini entrano in una sorta di concatenazione, anche se molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto. Il crimine dell’aborto è talmente mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico una volta che ne sia pienamente consapevole. Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei “frutti” (anche se rimossi attraverso una serie di processi chimici) di uno dei più grandi crimini dell’umanità”.

In breve, sostengono che l’uso dei vaccini comporti una “concatenazione, anche se molto remota, con il processo dell’industria dell’aborto” che lo renda immorale poiché si trarrebbe beneficio dai frutti “di uno dei più grandi crimini dell’umanità”. 

Sono d’accordo con i vescovi Schneider e Strickland che l’aborto è un caso speciale perché il crimine abominevole dell’aborto rende quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro sulla terra – il grembo materno – uno dei luoghi più insicuri della terra. Inoltre, ha un’accettazione talmente diffusa che è legale quasi ovunque. L’umanità del nascituro, anche se facilmente stabilita scientificamente, non è riconosciuta né dalla legge né dalla medicina. Se fossero disponibili alternative moralmente non problematiche, si dovrebbe rifiutare tutto ciò che viene fatto con linee cellulari ricavate da feti abortiti per onorare la dignità intrinseca della vittima abortita. Rimane la domanda: è sempre e ovunque sbagliato per una persona avvalersi di questo beneficio se non sono disponibili alternative? In altre parole, è un assoluto morale che non si possa mai ricevere il beneficio, indipendentemente dal bisogno o dalle circostanze? 

In un convincente saggio padre Matthew Schneider elenca 12 diversi casi – molti dei quali macabri e orribili come l’aborto – in cui la cooperazione con il male è meno remota di quella con l’aborto nel contesto dei vaccini COVID-19. Egli sottolinea che la maggior parte di noi vive abbastanza comodamente con questi mali. Infatti, le stesse linee cellulari utilizzate per sviluppare i vaccini COVID-19 sono state usate in molti altri vaccini e utilizzate per altri scopi medici come il cancro. I funzionari della Chiesa non hanno rilasciato dichiarazioni contro tutti questi casi di cooperazione con il male. Affermare, come hanno fatto alcuni leader pro-vita, che ricevere benefici dai vaccini basati su linee cellulari provenienti da feti abortiti sia intrinsecamente immorale, contraddice il giudizio morale, da lungo tempo e recentemente reiterato, dei leader e dei moralisti della Chiesa, secondo cui non è immorale usare guadagni mal ottenuti quando i benefici sono proporzionati.

Io credo che se i vaccini sono efficaci e sicuri come si dice, i benefici saranno enormi e proporzionati: si salveranno delle vite, l’economia potrebbe riprendersi e noi potremmo tornare alle nostre vite normali. Questi sono benefici molto significativi che probabilmente bilanciano qualsiasi connessione che i vaccini hanno con l’aborto, specialmente se intensifichiamo le nostre obiezioni all’aborto e all’uso di linee cellulari dall’aborto.

Il vescovo Strickland ha continuato a parlare contro il collegamento dei vaccini con l’aborto, cosa che la dichiarazione del Vaticano sollecita, ma pochi leader della Chiesa lo fanno. Ciononostante, egli riconosce che altri possono discernere che dovrebbero usare i vaccini: 

“Non accetterò un vaccino la cui esistenza dipende dall’aborto di un bambino, ma mi rendo conto che altri possono discernere la necessità di un’immunizzazione in questi tempi straordinariamente difficili. DOVREMO esprimere un forte e unitario grido alle aziende affinché smettano di sfruttare questi bambini per la ricerca! Basta!”

Anche se è moralmente lecito usare i vaccini secondo alcuni principi, la nostra volontà di usarli non mina forse la nostra opposizione all’aborto? Non siamo forse favorevoli all’aborto se siamo disposti a utilizzare prodotti sviluppati attraverso linee cellulari provenienti da feti abortiti? 

La dichiarazione del Vaticano insiste: “L’uso lecito di tali vaccini non implica e non dovrebbe in alcun modo implicare che ci sia un’approvazione morale dell’uso di linee cellulari provenienti da feti abortiti”. A sostegno di questa affermazione cita la Dignitas Personae, n. 35:

“Quando l’illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l’impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l’indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici.”.

Il problema è, naturalmente, che, nonostante le nostre proteste contrarie, sembra impossibile evitare di dare “l’impressione di una certa tolleranza o tacita accettazione dell’azione gravemente ingiusta dell’aborto”. A questo proposito, una maggiore leadership da parte dei nostri vescovi è molto necessaria allo scopo di chiarire l’opposizione della Chiesa – come mettere annunci a pagina intera sui principali giornali, usare i social media per protestare contro l’uso delle linee cellulari dei feti abortiti nello sviluppo di trattamenti medici, e lanciare una campagna di lettere alle aziende farmaceutiche e ai legislatori. C’è molto che si può e si deve fare.

Questa sembra essere la situazione scomoda in cui ci troviamo: 

1) Le autorità ecclesiastiche che utilizzano i principi della teologia morale tradizionale ci insegnano che è morale usare gli attuali vaccini COVID-19 e che sarebbe al servizio del bene comune farlo.

2) Ci dicono che possiamo mitigare la falsa impressione che il nostro uso dei vaccini, facendo conoscere le nostre obiezioni… ma non fanno molto in questo senso. E, francamente, questo è scandaloso e di fatto è uno dei fattori che porta alcuni altri leader e alcuni pro-vita a voler rifiutare qualsiasi uso dei vaccini.

3) Altri leader della Chiesa – che molti di noi sono arrivati a rispettare come voci profetiche – ci esortano a non usare i vaccini come un modo per protestare contro i milioni di nascituri uccisi ogni anno in tutto il mondo. 

Poiché ricevere il vaccino attuale non è intrinsecamente immorale, credo che i lavoratori in prima linea, come gli operatori sanitari, e coloro che sono ad alto rischio di morire a causa del virus sarebbero perfettamente giustificati nel ricevere i vaccini e probabilmente hanno anche l’obbligo di farlo. Allo stesso tempo, devono trovare un modo per chiarire che è imperativo che le linee cellulari non provenienti da feti abortiti siano sviluppate per l’uso nella ricerca medica. Una campagna pubblica da parte degli operatori sanitari che spieghi perché sono disposti ad usare i vaccini, ma che sottolinei anche la necessità di vaccini prodotti in modo etico, sarebbe molto potente.

Coloro che hanno una probabilità molto bassa di morire a causa del COVID-19 (e cioè praticamente tutti coloro che hanno meno di 60 anni o giù di lì, senza i fattori di rischio sottostanti identificati dalla comunità medica) dovrebbero seriamente prendere in considerazione la possibilità di non prenderlo in questo momento. Ma dovrebbero fare attenzione a non dare l’impressione che ricevere il vaccino sia moralmente sbagliato in tutti i casi e dovrebbero prendere tutte le altre dovute precauzioni per assicurarsi che non contribuiscano alla diffusione del virus. Dovrebbero spiegare che, pur desiderando fortemente ricevere un vaccino che protegga se stessi e gli altri, non credono che il rischio sia elevato. Soprattutto, in coscienza credono che ci sia anche la necessità di testimoniare l’umanità dei nascituri il cui valore è troppo spesso considerato trascurabile nel nostro mondo, vite per le quali si dovrebbe fare qualche sacrificio. 

Tutti noi dobbiamo sperare e pregare che presto, molto presto, i vaccini non sviluppati da linee cellulari di feti abortiti siano disponibili, e che presto, molto presto, l’aborto diventi un ricordo del passato.

 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email