Un documento preprint del prestigioso Oxford University Clinical Research Group, pubblicato il 10 agosto in The Lancet, ha scoperto che gli individui vaccinati con la variante Delta portano 251 volte il carico di virus COVID-19 rilevato nelle precedenti infezioni del marzo-aprile 2020.

L’articolo è stato scritto da Peter A. McCullough, M.D., MPH (qui altri suoi articoli), cardiologo americano e professore alla Texas Christian University & University of North Texas Health Science Center School of Medicine, e pubblicato su childrenshealthdefense.org. Ve lo propopngo nella mia traduzione. 

 

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Un importante documento preprint del prestigioso Oxford University Clinical Research Group, pubblicato il 10 agosto su The Lancet, include risultati allarmanti e devastanti per il lancio del vaccino COVID.

Lo studio ha scoperto che gli individui vaccinati portano 251 volte il carico di virus COVID-19 nelle loro narici rispetto ai non vaccinati.

Pur moderando i sintomi dell’infezione, il vaccino permette agli individui vaccinati di portare carichi virali insolitamente alti senza ammalarsi all’inizio, trasformandoli potenzialmente in superdiffusori presintomatici.

Questo fenomeno può essere la fonte delle scioccanti impennate post-vaccinazione in popolazioni fortemente vaccinate a livello globale.

Gli autori dell’articolo, Chau et al, hanno dimostrato il fallimento diffuso del vaccino e la trasmissione in circostanze strettamente controllate in un lockdown di un ospedale a Ho Chi Minh City, in Vietnam.

Gli scienziati hanno studiato gli operatori sanitari che non hanno potuto lasciare l’ospedale per due settimane. I dati hanno mostrato che i lavoratori completamente vaccinati – circa due mesi dopo l’iniezione del vaccino Oxford/AstraZeneca COVID-19 (AZD1222) – hanno acquisito, portato e presumibilmente trasmesso la variante Delta ai loro colleghi vaccinati.

Quasi certamente hanno anche trasmesso l’infezione Delta a persone suscettibili non vaccinate, compresi i loro pazienti. Il sequenziamento dei ceppi ha confermato che i lavoratori hanno trasmesso la SARS-CoV-2 gli uni agli altri.

Questo è coerente con le osservazioni di Farinholt e colleghi negli Stati Uniti e con i commenti del direttore dei Centers for Disease Control and Prevention che ha ammesso che i vaccini COVID-19 non sono riusciti a fermare la trasmissione della SARS-CoV-2.

L’11 febbraio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato l’efficacia del vaccino AZD1222 del 63,09% contro lo sviluppo dell’infezione sintomatica SARS-CoV-2. Le conclusioni dell’articolo di Chau sostengono gli avvertimenti dei principali esperti medici che l’immunità parziale e non sterilizzante dei tre vaccini COVID-19, notoriamente “leaky” (cioè permeabili al virus, ndr), permette il trasporto di 251 volte la carica virale di SARS-CoV-2 rispetto ai campioni dell’era pre-vaccinazione nel 2020.

Così, abbiamo un pezzo chiave del puzzle che spiega perché l’epidemia della [variante] Delta è così formidabile – i vaccinati partecipano come pazienti COVID-19 e agiscono come potenti super-diffusori dell’infezione in stile Typhoid Mary (portatrice asintomatica di febbre tifoide all’inizio del ‘900, la quale faceva ammalare le persone che entravano in contatto con lei, nonostante  rimanesse sana e inconsapevole del contagio, ndr).

Gli individui vaccinati stanno suscitando esplosioni virali concentrate nelle loro comunità e alimentando nuove ondate di COVID. Gli operatori sanitari vaccinati stanno quasi certamente infettando i loro colleghi e pazienti, causando orrendi danni collaterali. (esempio: pediatra dell’ospedale Vito Fazi di Lecce, vaccinato con due dosi, ha infettato due bimbi. Il reparto è stato chiuso. Decine di bambini visitati dal pediatra vengono sottoposti al tampone per verificare l’eventuale contagio, ndr) 

Continuare a vaccinare non farà che peggiorare questo problema, in particolare tra i medici e gli infermieri di prima linea che si occupano di pazienti vulnerabili.

I sistemi sanitari dovrebbero abbandonare immediatamente gli obblighi di vaccinazione, fare il punto sui lavoratori recuperati dal COVID-19 che sono robustamente immuni al Delta e considerare le ramificazioni dei loro attuali lavoratori sanitari vaccinati come potenziali minacce per pazienti e colleghi ad alto rischio.

 

 

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