Gesù e Pietro paga tributo - Masaccio (particolare)
Gesù e Pietro paga tributo – Masaccio (particolare)

 

 

di Alberto Strumia

 

Il Tempo di Avvento, particolarmente nelle letture della liturgia di quest’anno, porta con sé un carico di “positività”, di “speranza cristiana”; perché «Tutto è compiuto» (Gv 19,30) in Gesù Cristo, del quale il Natale è, insieme, la festa della “prima venuta” nel mondo come uomo e, in certo modo, anche della Sua “seconda venuta” a conclusione della storia. E noi, essendo cristiani, “lo sappiamo” e su questa “consapevolezza” basiamo la nostra esistenza, ogni giorno.

– Già fino dalla prima lettura, riceviamo l’imperativo – non appena l’invito – a vivere con quella luce nella mente e nel cuore, che viene dalla “consapevolezza” che Cristo è il Salvatore e ogni tentativo satanico di oscurarlo, dopo un apparente momentanea vittoria, dovrà arrendersi e ritirarsi davanti all’avanzare della Sua Gloria. («Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre»).

Se ora siamo ancora dentro l’apparente momentanea vittoria di Satana e di quanti lo seguono nell’illusione di avere per sempre parte al suo potere, pensando addirittura di impossessarsene (i poteri del mondo sono accecati da questa illusione), sappiamo con la “certezza della fede” e il “buon senso della ragione”, che tutto questo è destinato a sgretolarsi.

Perché chi vive per il potere fine a sé stesso, finisce inevitabilmente per odiare e combattere chi, come lui, vive con lo stesso scopo: è la legge della competizione per prevalere. I poteri del mondo si distruggono l’uno contro l’altro, perché l’uno vuole prevalere sull’altro, e di loro non rimane che il deserto del nulla. Tutto sprofonda, alla fine, e solo Cristo rimane stabile al di sopra di tutto, «elevato da terra» (Gv 12,32).

– È il deserto del quale, oggi, ci parla il Vangelo, quello nel quale annunciare Cristo, come l’unico che rimarrà alla fine di tutte le cattiverie e litigiosità tra gli uomini che hanno seguito la guida sbagliata. La figura di Giovanni Battista, nel Vangelo di oggi, «Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”» è l’unica che dice questa verità, nel deserto dei poteri unificati (“politicamente corretto”, “pensiero unico”, “grande reset”) che, in questo momento prevale, ma si sta già sgretolando, a partire da tutti gli inceppamenti della storia che ne dimostrano l’insostenibilità, se non la completa inattuabilità.

Stanno già litigando tutti su tutto: sulle fonti energetiche, sul possesso delle materie prime, sulle deportazioni degli esseri umani (travestite da migrazioni), sulla nocività del genere umano fino alla necessità di autoeliminarsi (con aborto, eutanasia, droga e tutto il resto). Stanno litigando su chi sarà il padrone del mondo (Cina o Turchia, Oriente o Occidente, o chi altro…). Ma «se un regno è diviso in sé stesso, quel regno non può reggersi» (Mc 3,24) e, se lo ha detto Lui, di certo non si reggerà.

La storia, contro ogni apparenza momentanea, cammina in un’altra direzione, quella che conduce inesorabilmente, alla Gloria di Cristo. Per cui «Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (Vangelo).

La liturgia dell’Avvento ce lo dice, in questa domenica, con le parole di Giovanni Battista che, oggi, come allora, anticipano i tempi, preparano alla consapevolezza sulla verità della storia umana, preparano «la via del Signore», davanti a coloro che credono come davanti a coloro che fanno di tutto per non crederlo.

– È con questa consapevolezza che, san Paolo, nella seconda lettura dice «quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia» e aggiunge: «prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio».

Prepararsi al Natale significa, in particolare in questo difficile anno, prendere atto del “dato di fatto”, che Cristo è il Signore della storia e si è impegnato a farlo toccare con mano a tutti: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». E quando si dice ogni uomo, si dice tutti, con evidenza, così che non credere sarà un andare contro la realtà dei fatti. L’“ideologia” che da più di un secolo è l’anticipazione di questa ostinazione che vuole andare contro l’evidenza della realtà dei fatti, pretendendo di costruire tutto senza di Lui, fino a cercare, se mai fosse possibile, di sottometterlo.

L’Apostolo, per proteggerci ci dice che lui stesso prega, e così invita noi a pregare, perché siamo «ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio», che ci rende liberi interiormente dalle schiavitù nelle quali oggi tutto vorrebbe costringerci.

La Madre di Dio, alla quale facciamo bene a ricorrere ogni giorno anche con la preghiera del Rosario, ci protegge e ci guida anticipando, come sempre, il nostro correre incontro al suo Figlio che sappiamo essere custodito nel suo grembo, che oggi è anche il grembo della storia di un’umanità che lo attende, ormai senza saperlo, vivendo in un drammatico stato di astinenza della fede che esige di averlo al più presto.

 

Bologna, 5 dicembre 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. È direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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