Gesù e Pietro paga tributo - Masaccio (particolare)
Gesù e Pietro paga tributo – Masaccio (particolare)

 

Domenica XIII del Tempo Ordinario (Anno C)

(1 Re 19,16b.19-21; Sal 15; Gal 5,1.13-18; Lc 9,51-62)

 

di Alberto Strumia

 

Le letture di questa domenica del Tempo Ordinario dell’Anno liturgico – nei ritmi del quale siamo rientrati, dopo il ciclo delle feste pasquali – ci descrivono il “passaggio”, il “cambio di prospettiva mentale” (in termini tradizionali di “conversione”) che si spalanca

= agli occhi dell’intelligenza (una “concezione” dell’uomo e della realtà intera)

= e per il modo pratico di affrontare l’esistenza (una prospettiva “morale”)

per chi ha scoperto la “convenienza umana” di una vita cristiana, rispetto a qualsiasi altro stile di vita.

– Il Vangelo fa vedere l’entusiasmo di qualcuno, contemporaneo di Gesù, che si “slanciò” verso di Lui con una delle dichiarazioni, almeno impulsivamente, più esplicite: «Un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”». Avendo provato tutta l’attrattiva di un modo di essere uomini come quello che si poteva vedere da vicino, realizzato nell’“umanità di Cristo”. Quell’umanità di Cristo che santa Teresa d’Avila, dopo ben quindici secoli da quell’episodio evangelico, aveva scoperto come la “via privilegiata” da percorrere per arrivare ad adorare davvero anche la Sua Divinità.

«Per me, ho sempre riconosciuto e tuttora riconosco che non possiamo piacere a Dio, né Dio accorda le sue grazie se non per il tramite dell’Umanità santissima di Cristo, nel quale ha detto di compiacersi. Ne ho fatta molte volte l’esperienza, e me l’ha detto Lui stesso, per cui posso dire di aver veduto che per essere a parte dei segreti di Dio, bisogna passare per questa porta. Perciò chi lo segue non voglia cercare altra strada, nemmeno se già al sommo della contemplazione, perché di qui si è sicuri. Da questo dolce Signore ci deriva ogni bene. Egli ci istruirà. Studi la Sua vita e non troverà un modello più perfetto» (Teresa d’Avila, Vita, c. XXII, 6-7). Il Signore ha voluto così: è la “legge dell’Incarnazione” (lex Incarnationis) che rispetta la natura umana che conosce partendo dalle cose materialmente sensibili per giungere a quelle immateriali e a quelle spirituali: «per noi è naturale essere condotti per mano a Dio partendo da realtà che cadono sotto i nostri sensi (naturale est nobis ut per sensibilia in Deum manuducamur)» (san Tommaso d’Aquino, De Veritate,  q. 27 a. 4 ad 8).

– Nella seconda lettura san Paolo dice insistentemente che «Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù»; «Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà». La “verità della vita” sta tutta nella concezione cristiana della vita e nel viverla. Vivere come fermandosi solo ciò che è materiale e cade sotto i nostri sensi, senza tener conto che le cose materiali sensibili conducono a capire che c’è Dio Creatore, con il quale essere in un “rapporto giusto” – e che esiste insieme a Lui tutta la comunione dei Santi alla quale siamo chiamati ad appartenere anche noi per avere una vita buona – è, di fatto, controproducente.

La società e il mondo di oggi si stanno auto-danneggiando, l’uomo si auto-distrugge in questa sua ostinata convinzione che per essere “umani” ci si deve allontanare da Dio e si deve contraffare Cristo fino a rinnegarlo. Non funziona! E i fatti estremi che accadono nel mondo di oggi, il più lontano da Dio e da Cristo che si sia mai visto, lo dimostrano più che in ogni altra epoca della storia. La Chiesa non deve farsi abbindolare da questo inganno!

Nel corso dei secoli il demonio ha lavorato e sistematicamente lavora per convincere gli esseri umani che essere cristiani è “disumanizzante”, mentre è vero esattamente il contrario: essere cristiani è l’unico modo per essere veramente umani, essere sul serio se stessi. È l’unico modo per vivere bene con se stessi, per rendere vivibile la società, per rendere bello e stabile l’amore tra l’uomo e la donna, il rapporto tra genitori e figli. Cercare altre strade porta a stare sempre peggio, fino a consumarsi nella perversione e nella prigionia di Satana. Tutto questo è brutto e abbruttente. Questo significano le Parole di Paolo che raccomanda: «Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito», per non finire nella più completa disumanizzazione (quella che lui chiama simbolicamente “carne”: «La carne, infatti, ha desideri contrari allo Spirito […]; sicché voi non fate quello che vorreste»).

Il passaggio dalla visione, magari anche “religiosa” della vita, ma ancora convinta della prevalente importanza di ciò che è “terreno”, e che cade sotto i nostri sensi, rispetto a ciò che è “eterno” e che ancora non vediamo esplicitamente, è descritto nel salto “paradossale” che riscontriamo tra la prima lettura e il Vangelo.

– Il cambio di concezione della vita tra la prima lettura e il Vangelo.

= Nella prima lettura prevale il comportamento “terreno” usuale che anche a noi sembra più umano («“Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: «Va’ e torna”, perché sai che cosa ho fatto per te»).

= Nel Vangelo Cristo propone di far prevalere il punto di riferimento di ciò che è “eterno”, come chiave di comprensione anche di ciò che è “terreno”. È questo che si condensa nell’ingiunzione: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Come dire che anche per imparare a volere bene alle persone più care, se non si parte da Cristo, si finisce per non essere capaci di far resistere neppure un sentimento naturale inizialmente buono. Oggi lo si vede tragicamente dal continuo crescente numero di delitti domestici e tra le persone che credono di essere in grado di amarsi, ma non lo sono, perché vivono come se Dio non esistesse.

– Il Salmo responsoriale fa ripetere come ritornello l’invocazione che condensa la verità buona della vita dell’uomo: «Sei tu, Signore, l’unico mio bene».

Qui c’è la chiave di tutto. E la liturgia non si stanca di insegnarcelo.

La Vergine Maria lo ha capito fin dall’inizio della sua vita terrena e dal Cielo lo ha suggerito nel corso dei secoli attraverso segni e miracoli che hanno dato vita a santuari e luoghi di pellegrinaggio della fede che hanno condotto e tuttora conducono molti al Suo Figlio, Gesù Cristo (ad Iesum per Mariam). Ed è saggio per noi pregarla quotidianamente e metterci sotto la sua protezione ogni giorno della nostra vita. Solo così facendo si può vivere interiormente ed esteriormente in pace. Solo così si lavora bene per la pace. La politica e la diplomazia, pur necessarie, da sole non basteranno mai! Lo ha detto senza mezzi termini Gesù stesso: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27).

 

Bologna, 26 giugno 2022

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.

 


 

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