Natività - Gerard van Honthorst (Copia Museo Colonia)
Natività – Gerard van Honthorst (Copia Museo Colonia)

 

 

di Gianni Silvestri

 

In questo periodo il tema della nascita di Gesù resta (ancora) tra i più considerati ma, a ben rifletterci, oggi è trattato con una grande mistificazione: la riduzione di un evento divino alle nostre misure umane. Perfino se consideriamo una delle massime espressioni del sentimento umano – cioè l’arte figurativa- possiamo notare come la rappresentazione della nascita di Gesù e della maternità di Maria siano presentati sostanzialmente come un parto umano, magari solo con più enfasi.

Senza considerare gli estremi dello scrittore ateo e comunista Enri De Luca – che ne parla in termini crudi e realisti – persino “l’ispirato Zeffirelli” nel suo “Gesù di Nazaret” mostra la grazia e gli sforzi di una giovane donna, alla prese con una “semplice nascita umana“.

Ma quello che più dovrebbe preoccuparci è la ulteriore circostanza che anche per la gran parte di noi cristiani, (imbevuti come siamo del “pensiero riduzionista” del mondo), questa riduzione spesso non è neppure notata, mentre rappresenta una semplificazione quasi pagana.
Per comprenderlo “torniamo alle radici”: oggi la vera operazione ed il vero viaggio da fare per evitare la confusione che ci circonda, anche in ambito ecclesiale (se pensiamo che un sacerdote (?) ha eliminato persino S. Giuseppe dal presepe, pur di far parlare di sé).

La Chiesa infatti (quella seria, verrebbe da dire), sin dai primi secoli ha avuto la coscienza della straordinarietà del Natale e della esperienza di grazia sovrumana di Maria, proclamandone il dogma della perpetua verginità: perpetua cioè prima del parto e dopo il parto, proprio a sottolineare la straordinarietà dell’evento miracoloso di quella nascita.

La chiesa, infatti nell’ anno 553, (con il secondo Concilio di Costantinopoli) ha elevato la Verginità di Maria a dogma di fede, in quanto evento di importanza assoluta, perché tutt’uno con il grande miracolo dell’Incarnazione di Dio (è appena il caso di ricordare che chi non crede in qualche verità di fede è eretico, cioè in grave errore).

Ma cerchiamo di comprendere meglio (per quello che ci è dato), la straordinarietà del Natale partendo dalle profezie:

Isaia 66,7-9:Prima di provare i dolori, ha partorito; prima che le venissero i dolori,
ha dato alla luce un maschio. Chi ha mai udito una cosa simile, chi ha visto cose come queste?
ed ancora Isaia nel suo ‘Vaticinio su Maria’: “ la Vergine concepirà e partorirà un Figlio” (due sono ancora i verbi collegati alla verginità di Maria: il concepimento ed il parto).

La straordinarietà del Natale viene addirittura annunciata in largo anticipo, dalle circa 300 profezie messianiche, scritte e riportate secoli prima dall’Antico Testamento che – pur provenendo da diversi profeti – sanno circoscrivere con precisione straordinaria la figura e le caratteristiche di Gesù, quasi che gli antichi autori del vecchio testamento, avessero letto in anticipo il Nuovo e già conosciuto la figura di Gesù Cristo.  Quello delle profezie è un argomento trascurato, ma da approfondire per la sua accuratezza delle previsioni, tanto che alcuni scienziati hanno calcolato che la semplice probabilità che in una sola persona si realizzassero concretamente solo le principali 48 (di 300) profezie, corrisponde ad una probabilità di 10 alla 57.ma (una cifra inconcepibile che elimina alla radice la possibilità di una semplice coincidenza) tanto da far dire allo scienziato-filosofo Pascal che “la più grande prova di Gesù Cristo sono le profezie”. ( splendida, anche a tal proposito, la ricostruzione dello scrittore Antonio Socci, nel libro “Indagine su Gesù”).

Lo stesso evangelista Luca ci aiuta a comprendere meglio; egli precisa sin dall’inizio del suo Vangelo di essersi accuratamente informato sui fatti accaduti, e sulla nascita di Gesù narra:
Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose nella mangiatoia” (Lc 2,7) Questo scarno resoconto è significativo, se pensiamo che San Luca era medico e conosceva bene le condizioni fisiche di una donna dopo un parto (figuriamoci a quel tempo, senza le cure di oggi). Egli scrive che Maria fece tutto da sola, avvolse Gesù nelle fasce e lo pose nella mangiatoia; stando a questa descrizione già ci si immagina un parto straordinario, visto che ha lasciato Maria immediatamente capace di badare sia a sé che a Gesù.

Ecco cosa dimentichiamo (razionalisti incalliti come siamo): l’incarnazione di Dio è cosa divina, è un grande miracolo in sé, lo stesso concepimento di Maria avviene per opera dello Spirito Santo, e di fronte alla domanda di Maria “come avverrà, non conosco uomo?” l’angelo precisa:”Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra” e tanto per precisare conclude:”nulla è impossibile a Dio”.

Tutto è straordinario nella nascita di Dio, che sceglie di incarnarsi nella più bella e santa delle creature: in Maria Immacolata; è lei il vero primo tempio di Dio, che porta in grembo Cristo. Tale straordinarietà viene proclamata da tutti i più grandi mariologi a cominciare da S. Lorenzo da Brindisi (straordinario Santo a cui fa spesso riferimento il compaesano benedettino, padre Bruno de Cristoforo), per proseguire con S. Bernardo di Chiaravalle e S. Alfonso Maria Liguori che, tra le altre opere, scrisse il famoso “Tu scendi dalle stelle”. Lorenzo da Brindisi precisa:” Maria concepì per miracolo e partorì per miracolo, non partorì con dolore, ma con gioia soprannaturale”.

Nel disegno e nella creazione di Dio ogni cosa è bella e priva di dolore, ma la sofferenza entra nel mondo con il rifiuto di questa logica di amore, con il peccato e con il tradimento dell’essere umano che si fida del primo venuto più che di Dio, di un serpente più che del Creatore (non è un caso che Satana insidi ed attacchi la donna e non l’uomo, perché sa già bene che la donna genera la vita e dalla donna verrà il Salvatore).

Solo dopo il peccato e la rottura della fiducia con Dio, l’uomo avverte la sua nudità, la sua solitudine e fragilità, e solo con l’uscita dallo stato di grazia (Paradiso terrestre) Dio pronuncia la sua profezia alla donna: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. (Genesi 3,16). Solo dopo la rottura del disegno originario di Dio nasce la nostra condizione terrena ed il dolore del parto: in origine esso non c’era e non c’è stato in Maria, creatura preservata dal peccato e dalla conseguente sofferenza.

Tanti altri padri della Chiesa, santi, beati riflettono e parlano della straordinarietà e soprannaturalità della nascita di Cristo e della maternità di Maria, ma solo per riportarli, ci vorrebbe un libro.

Qui mi limito alla visione della beata Emmerick, una monaca agostiniana tedesca vissuta alla fine del ‘700, che ricevette il dono delle stimmate e si nutrì esclusivamente dell’Eucaristia.

È bene ricordare che Ella ebbe delle visioni così vere e realistiche da permettere persino di riconoscere il luogo dove sorgeva la casa della Madonna ad Efeso. In relazione all’evento della natività la Beata afferma:

«Lo splendore che irradiava la Santa Vergine diveniva sempre più fulgido, tanto da annullare il chiarore delle lampade accese da Giuseppe… Alla dodicesima ora fu rapita dall’estasi della preghiera, teneva le mani incrociate sul petto. Vidi allora il suo corpo elevarsi dal suolo. Frattanto la grotta si illuminava sempre più, fino a che la Beata Vergine fu avvolta tutta, con tutte le cose, in uno splendore d’infinita magnificenza. Questa scena irradiava tanta Grazia Divina che non sono in grado di descriverla». Ed ancora: «a mezzanotte la Vergine restava rapita in preghiera: la vidi sollevarsi da terra, tanto che si notava il pavimento sotto di lei. Poi non vidi più la volta della grotta, e un cammino di luce si apriva tra Maria e il punto più alto del Cielo con uno splendore sempre più alto» … «In questo sentiero di luce appariva un meraviglioso movimento di spiriti gloriosi che si presentavano sotto forma di cori celesti».

E fu allora che… «la Santa Vergine, che levitava in estasi, ora pregava guardando a terra il suo Dio di cui era diventata madre e che giaceva davanti a lei, a terra, come un neonato indifeso».
Il neonato Gesù viene così descritto:

«Ho visto il Nostro Salvatore come un bambino piccolissimo e brillante, la cui luce superava quella dello splendore circostante, adagiato sulla coperta davanti alle ginocchia della Santa Vergine. Era come se da piccolissimo diventasse sempre più grande ai miei occhi».  E tutt’intorno il canto magnifico: ‘Sia gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà».

Anche la famosa Maria Valtorta, nelle sue visioni sulla nascita di Gesù, scrive:

”Ad un certo punto una luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria. È Lei ora la depositaria della Luce. La luce cresce sempre di più. È insostenibile all’occhio. In essa scompare, come assorbita da un velario di incandescenza, la Vergine…e ne emerge ora la Madre.

Quando la luce torna ad essere sostenibile al mio vedere, io vedo Maria col Figlio neonato sulle braccia” …

Ecco ciò che vedono – e riescono a descrivere – i mistici; invece, la mentalità del mondo – e noi che ne siamo influenzati – riduce tutto alle misure umane, quasi che le descrizioni evangeliche (i cori degli angeli, l’annuncio ai pastori, la stella miracolosa che guida i sapienti magi dall’Oriente, ecc.) siano elementi buoni solo per la fantasia popolare.

Il mondo freddo e calcolatore riporta il tutto ai propri canoni razionalistici, che non lasciano spazio alla soprannaturalità di un evento, pur annunciato da tanti profeti diversi, con secoli di anticipo e con strabiliante precisione.

Il mondo non riesce a guardare Dio e la sua Grazia e ci sta privando della divinità del Natale, del tocco di Dio su Maria ed in questa riduzione razionalistica, più o meno consapevolmente, siamo tutti coinvolti da quello che vediamo, ascoltiamo, leggiamo, impariamo a scuola ecc. sino a considerare la straordinaria Incarnazione di un Dio, alla stregua di un parto qualsiasi.
Dobbiamo vigilare in quanto il pericolo di questa mentalità riduzionistica continua sul resto dell’esperienza di fede, sino ad arrivare a considerare Cristo solamente come un grande uomo e la sua Rivelazione sull’amore di Dio, alla stregua di uno dei tanti messaggi di rinnovamento personale o sociale.

Questa ottica moderna, che “sminuisce ed impacchetta il divino” nella logica umana, produce la conseguente riduzione, dottrinale, morale, liturgica ed ecclesiale che oggi viviamo, nella quale la grandezza dell’evento Divino viene smontata e riconfezionata in un normale accadimento umano secondo i canoni del politicamente corretto e questo spiega come il Natale sia ridotto a luci, consumi, musiche e persino business (al massimo, ad una ventata di buoni sentimenti). Nel deserto spirituale di questa concezione che porta al nulla, occorre invece tornare a riconsiderare il Divino che entra nel mondo in un atteggiamento di adorazione e preghiera, nello stupito accoglimento di Dio che ci apre ad un mondo finalmente retto da una Provvidenza e non più determinato dai nostri limiti umani: finalmente possiamo contemplare una salvezza possibile per tutti (e non è certo un caso che il nome Gesù significhi: “Dio Salva”).

C’è proprio di che scambiarci gli auguri (di restare consapevoli e lieti). 

 

 

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