Terry Miller atleta

Terry Miller atleta, secondo da sinistra (AP Photo/Pat Eaton-Robb, File)

 

di Sabino Paciolla

 

La politica sportiva adottata dalle scuole superiori del Connecticut che permette agli atleti biologicamente maschi, ma che si identificano come femmine, di competere in eventi sportivi femminili costituisce una violazione del Titolo IX, ha deliberato giovedì il Dipartimento dell’Educazione dell’Ufficio dei Diritti Civili degli Stati Uniti d’America. Una tale decisione potrebbe costringere il Connecticut a far marcia indietro se vorrà continuare a ricevere i fondi federali. 

Una copia della lettera che il Dipartimento dell’Istruzione degli USA ha inviato alle autorità del Connecticut è stata ottenuta dalla Associated Press. Essa è arrivata come esito di una denuncia presentata l’anno scorso da diverse atlete di atletica leggera che si sono sempre riconosciute nel sesso nel quale sono nate e che hanno sostenuto che due atleti che si identificano come femmine (transessuali) hanno avuto un ingiusto vantaggio fisico.

La Connecticut Interscholastic Athletic Conference (CIAC) ha adottato nel 2017 una politica che permette agli studenti delle scuole superiori dello stato di competere in sport basati sulla loro “identità di genere preferita”.

Ciò ha consentito a  due studenti maschi che si sono identificati come femmine – Terry Miller della Bloomfield High School (nella foto) e Andraya Yearwood della Cromwell High School – di gareggiare nel 2018 durante la stagione di atletica leggera sia indoor che outdoor.

Secondo CNA, uno dei due corridori maschi detiene ora 10 record statali per la pista femminile, precedentemente detenuto da 10 diverse atlete. I due atleti biologicamente maschi hanno vinto 15 titoli del campionato statale femminile.

L’ufficio federale dell’Istruzione nella sua lettera di 45 pagine inviata allo stato del Connecticut ha minacciato di trattenere i finanziamenti al settore poiché quella norma costituisce una violazione del Titolo IX, la legge federale sui diritti civili che garantisce pari opportunità di istruzione per le donne, anche in atletica leggera.

La norma ha “negato alle studentesse atlete benefici e opportunità atletiche, tra cui l’avanzamento alle finali in eventi, gare di livello superiore, premi, medaglie, riconoscimenti, e la possibilità di una maggiore visibilità ai college e altri benefici”, si legge nella lettera, che è datata 15 maggio, secondo quanto riportato dalla Associated Press.

In risposta alla lettera, la Connecticut Interscholastic Athletic Conference afferma che la sua politica è conforme a una legge statale che vieta alle scuole di discriminare gli studenti transgender.

“La legge del Connecticut è chiara e gli studenti che si identificano come donne devono essere riconosciute come donne per tutti gli scopi – compresi gli sport delle scuole superiori”, ha detto la Athletic Conference in una dichiarazione. “Fare altrimenti non solo sarebbe discriminatorio, ma priverebbe gli studenti delle scuole superiori della significativa opportunità di partecipare ad attività educative, compresi gli sport interscolastici, basate su stereotipi sessuali e pregiudizi che il Titolo IX e la legge statale del Connecticut cercano di prevenire”.

“Tutto il risultato di oggi rappresenta l’ennesimo attacco dell’amministrazione Trump contro gli studenti transgender”, ha detto Chase Strangio, che guida le iniziative di giustizia transgender per il progetto LGBT e HIV dell’American Civil Liberties Union.

“Gli studenti trans appartengono alle nostre scuole, anche nelle squadre sportive, e non ci stiamo tirando indietro da questa lotta”, ha detto Strangio.

E’ di tutta evidenza come ci si trovi dinanzi ad una situazione strana e paradossale da molti evidenziata. Infatti, una norma finalizzata alla inclusività e non discriminazione che consente la partecipazione di persone di sesso biologico maschile, ma che si identificano come femmine, a gare femminili finisce per creare una discriminazione in quanto consente ai maschi biologici di trarre un ingiusto vantaggio derivante dalla forza virile.

Chelsea Mitchell, una delle querelanti, atleta senior, ha detto giovedì che è felice e sollevata dalla decisione del Dipartimento dell’Istruzione.

“Sembra che finalmente stiamo andando nella giusta direzione, e che saremo in grado di ottenere giustizia per le innumerevoli ragazze insieme a me che hanno affrontato la discriminazione per anni”, ha detto. “È liberatorio sapere che la mia voce, la mia storia, la mia perdita, è stata ascoltata; che quei campionati che ho perso significano qualcosa”.

Il consulente legale dell’ADF Christiana Holcomb ha detto in una dichiarazione che “le ragazze non dovrebbero essere ridotte a spettatori nel loro sport”.

“Siamo incoraggiati dal fatto che il Dipartimento dell’Educazione abbia ufficialmente chiarito che permettere ai maschi di competere nella categoria femminile non è giusto, distrugge le opportunità atletiche delle ragazze e viola chiaramente la legge federale. I maschi avranno sempre dei vantaggi fisici intrinseci rispetto alle ragazze di talento e allenate in modo comparabile – questo è il motivo per cui abbiamo lo sport femminile in primo luogo. Alla luce della lettera del dipartimento, chiediamo alle scuole del Connecticut e alla CIAC di aggiornare le loro politiche problematiche e di rispettare la legge federale”, ha detto Holcomb.

Il Connecticut è uno dei 18 stati, insieme a Washington D.C., che permettono agli atleti transgender delle scuole superiori di competere senza restrizioni, secondo Transathlete.com.

Diversi altri stati hanno politiche che vietano la partecipazione di atleti transgender, e l’Idaho è recentemente diventato il primo a varare una legge che vieta alle donne transgender (uomini biologici, ndr) di gareggiare in sport femminili.

Una tale politica “inclusiva” come quella adottata dal Connecticut è avversata anche dalle femministe e persino dalle lesbiche. 

Ricordiamo, infatti, come abbiamo già riportato su questo blog, che la leggenda del tennis Martina Navratilova, apertamente lesbica, è stata espulsa dal consiglio di amministrazione di Athlete Ally, un’organizzazione non profit che promuove l’inclusione LGBT nello sport, della quale è stata per otto anni “ambasciatrice” LGBT, semplicemente perché ha osato dire che far competere un maschio biologico che si identifica come femmina “È folle ed è un imbroglio”

In un tweet del 2018, la Navratilova aveva scritto: “Non puoi proclamarti una donna ed essere in grado di competere con le donne. Ci devono essere alcuni standard, e avere un pene e competere come donna non sarebbe adatto a quello standard”.

La Navratilova aveva semplicemente detto la verità. Ma era una verità non politicamente corretta. 

 

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