Un articolo di mons. Robert Barron, vescovo ausiliare di Los Angeles, che partendo dalla, a dir poco, curiosa espressione di “adoratori della Pasqua” usata da Obama e Clinton a commento della strage di Cristiano in Sri Lanka, riflette sulla posizione delle élite intellettuali e politiche occidentali nei confronti dei cristiani, della persecuzione da essi subita e del rapporto tra Cristianesimo ed Islam. Molto interessante. Senz’altro da leggere.

Ecco l’articolo nella mia traduzione.

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

 

Nel ventesimo secolo ci sono stati più martiri cristiani che in tutti i diciannove secoli precedenti messi insieme.  Hitler, Stalin, Mao, Pol Pot e molti dei loro colleghi dittatori meno noti hanno messo a morte milioni di cristiani per la loro fede in quel terribile periodo lungo cento anni. Una delle caratteristiche più tristi del ventunesimo secolo ancora giovane è che questa terribile tendenza senza dubbio sta continuando. Il gruppo religioso di gran lunga più perseguitato nel mondo di oggi sono i cristiani, che stanno morendo a migliaia, soprattutto in Medio Oriente e in Africa. Anche se indù e buddisti hanno preso di mira i cristiani, i loro aggressori più eclatanti, con un incremento vertiginoso, sono stati i musulmani radicalizzati, e le recenti uccisioni di massa in Sri Lanka sono l’esempio più recente di questo tipo di violenza. Ho detto questo fatto in modo semplice e schietto, perché sono convinto che non si potrà trovare una soluzione se e fintantoché, per lo meno, non si parlerà in modo veritiero.

Come molti commentatori hanno sottolineato, l’élite culturale e mediatica in Occidente si è dimostrata comicamente ipocrita e confusa a questo proposito. Le dichiarazioni dell’ex presidente Barack Obama e dell’ex segretario di Stato Hillary Clinton sugli attentati nello Sri Lanka, si sono riferite alle vittime, non come cristiani o cattolici, ma come “adoratori della Pasqua”, sono un caso particolarmente patetico. Ma poco meglio sono le centinaia di editoriali, pezzi di opinionisti, articoli e libri che definiscono questi attacchi come, principalmente, motivati economicamente e politicamente, o frutto di risentimento culturale. Non ho alcun dubbio che tutti questi fattori hanno avuto un ruolo, ma saremmo ciechi se non vedessimo che il principale motore di questa violenza è stata, prima di tutto, la religione. Ora capisco certamente che non va a vantaggio di nessuno suscitare tensioni religiose, soprattutto nelle società pluraliste, ma la negazione della religione come causa principale di questi oltraggi è insincero, nel migliore dei casi, pericolosamente stupida, nel peggiore.

Buona parte di ciò è dovuto ad una teoria, ancora ostinatamente persistente tra i commentatori della élite dell’Occidente, secondo cui la religione sta svanendo (o almeno sarebbe sul punto di svanire). L'”ipotesi di secolarizzazione”, proposta fin dai tempi di Comte, Nietzsche e Marx, è, nonostante prove significative del contrario, ampiamente condivisa dagli opinion-maker occidentali. Secondo questa lettura, il religioso non è mai ciò che sta “realmente” accadendo; piuttosto, è una copertura sovrastrutturale per l’economia o la politica o i rapporti razziali o la lotta per l’egemonia culturale. Ma finché non vedremo il disaccordo religioso come ciò che sta realmente accadendo nella violenza attuale, non risolveremo il problema. Hans Kung è un teologo con cui raramente concordo, ma aveva ragione quando ha commentato che non ci sarà pace tra le nazioni finché non ci sarà pace tra le religioni. E non ci sarà pace finché le religioni non troveranno un terreno comune su cui stare, un contesto in cui si possa svolgere un vero dialogo e una vera conversazione.

Ma cosa potrebbe mai costituire tale terreno? Non sono forse il cristianesimo e l’islam – per rimanere con le due fedi che oggi si scontrano in modo più drammatico – sistemi di fede semplicemente incommensurabili e che si escludono a vicenda? Non si basano su rivelazioni che si ripugnano a vicenda? Potrei suggerire una risposta a queste domande ponendo ascolto a ciò che è avvenuto in precedenza? Nel XIII secolo, Tommaso d’Aquino costruì un sistema intellettuale, simile ad una cattedrale per la sua bellezza e complessità, sulla base sia della fede che della ragione. Nell’articolare il significato della rivelazione cristiana, utilizza gli strumenti della scienza e della filosofia a sua disposizione. Nella costruzione di questo edificio razionale, si è affidato a filosofi pagani, ebrei e cristiani, ma tra le sue influenze più importanti ci sono stati i filosofi e i teologi della tradizione islamica.  La metafisica di Aquino è, semplicemente, impensabile senza il lavoro di Averroè, Avicenna e Avicebron, tutti teorici musulmani. Durante l’alto Medioevo, cristiani e musulmani hanno effettivamente dialogato sulla base di un’eredità intellettuale condivisa, ma è proprio il venir meno dell’influenza di questi grandi maestri filosofi all’interno dell’Islam e l’emergere di un approccio positivistico basato sulla volontà che ha contribuito fortemente ai conflitti a cui assistiamo oggi. E se potessimo mettere da parte le passioni suscitate dal suo certamente goffo uso di un esempio di una conversazione disfunzionale cristiano-musulmana, sarebbe utile tornare al famoso discorso di Ratisbona di papa Benedetto XVI. Ciò che il Papa chiedeva in quel discorso era un entusiastico recupero di una tradizione radicata nel profondo del cristianesimo, cioè l’uso della ragione, fondato sulla convinzione che Gesù è l’incarnazione, precisamente del Logos (la ragione) di Dio. Finché la religione è segnata principalmente dalla volontà (e in effetti egli criticava l’Islam radicale contemporaneo su questo punto), essa tenderà a ricorrere alla violenza. E nel portare avanti la tradizione del Logos, egli chiamava l’Islam a ritornare ad una dimensione forse dimenticata o sottoutilizzata del suo patrimonio storico-culturale.

Alcuni musulmani stanno oggi attaccando i cristiani sul terreno religioso e per motivi religiosi? Sì. È almeno una parte significativa del problema una tensione di volontarismo e irrazionalità all’interno dell’Islam? Sì. Qual è la via da seguire? Se posso citare un profeta sacro sia al cristianesimo che all’islam: “Vieni, ragioniamo insieme”.

 

Fonte: Wordonfire

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