Un lettore mi scrive.

 

Roberto Speranza, Ministro della Sanità
Roberto Speranza, Ministro della Sanità

 

Egr. dott. Paciolla,

sono ragionevolmente certo che un marziano appena sbarcato sul nostro pianeta e che si trovasse improvvisamente al cospetto di quel noto galantuomo che di cognome fa Speranza, tutto potrebbe pensare eccetto che il medesimo abbia ricoperto il ruolo di ministro della salute nel belpaese. Al più avrebbe potuto assolvere egregiamente al ruolo di ministro della malattia, se mai vi fosse stato un apposito ministero.

Che “finalmente” sia stato pubblicato il libro del suddetto, peraltro già uscito tempo addietro salvo poi un precipitoso ritiro dal mercato, le confesso che mi rende – facendo fede al nome dell’ex-ministro – “speranzoso”. Speranzoso nel constatare come in questo paese un tempo avanguardia di cultura e civiltà oggigiorno sia possibile riuscire con poco. Facendo ad esempio qualche smorfia sui social (leggasi “parlare in corsivo”). O trovando un editore (tale Fontana) che pubblica bizzarri consigli dispensati da una scienziata di prim’ordine su come vivere il S. Natale in sicurezza, spingendosi a precisare quanto dovrà essere aperta la finestra per areare il locale ove trovasi la nonna (quattro dita, mi raccomando!). O avvalendosi di un’armocromista, così da inculcare nelle disprezzate masse l’idea dell’importanza vitale di questa figura che noi, da sempliciotti quali siamo, avevamo sottovalutato sino a quel momento.

Ebbene il suddetto ex-ministro, a giudicare da quanto si legge da svariate fonti, pare venga fischiato più o meno ovunque si rechi a presenziare ad un incontro di presentazione del libro a sua firma. Avete capito bene! Vi sono perfino incontri pubblici a presentazione di quest’opera che, possiamo starne certi, costituirà una pietra miliare dell’umorismo involontario su scala planetaria. Allora perché questa contrarietà espressa talvolta rumorosamente? Che si tratti di coloro che hanno osato provare a ragionare in merito a provvedimenti che avrebbero dovuto rappresentare un argine al contagio tuttavia apparsi sin da subito ridicoli per non dire peggio? Che si tratti di chi ha intravisto una dietrologia più ampia ed articolata di fronte alla violenza del totalitarismo vaccinista? Che si tratti di coloro che hanno scorto, dietro l’adozione del vergognoso lasciapassare, le prove tecniche del prossimo futuro assetto sociopolitico che le classi dominanti intendono imporre tramite la paura sanitaria, l’attacco al contante, la lotta alla mobilità privata, l’ossessione per il clima, in definitiva il mondo transumano in divenire?

Macché! Certo non escludo che la presenza di qualcuno dei suddetti soggetti abbia potuto insolentire il povero ex-ministro. Ma le voci di protesta arrivano paradossalmente proprio da coloro che di quest’ultimo si sono fidati, inseguendo la chimera di una salvezza sanitaria rivelatasi in realtà aleatoria quando non un inganno. Persone che, dentro un clima di “venerazione” del dio vaccino, pur avendo riscontrato effetti avversi anche drammatici venivano viste dal sistema come un inciampo sgradevole, una voce da tacitare, una sorta di polvere da nascondere sotto il tappeto. Gente che è stata in qualche modo costretta a riunirsi in realtà associative per sperare di far sentire la propria voce, di ottenere un minimo di visibilità in quel mondo che ancor oggi ci spacciano come libero e pluralista (mica la Russia). Pluralista sino a che l’opinione del singolo non si discosta dal pensiero unico aderente all’agenda politica globale, si intende.

A pensarci bene, però, l’atteggiamento dell’ex-ministro altro non è che congruente con il proprio schieramento politico, che intrinsecamente incarna i dinamismi della rivoluzione e ne svolge i relativi passi: diffusione della paura, criminalizzazione del dissenso, individuazione di un nemico di comodo quale capro espiatorio buono per scaricare ogni responsabilità ed infine creazione di quel pensiero unico che non ammette contraddittorio. Va da sé che l’emergenzialismo costituisce l’humus ideale perché tale processo si dipani efficacemente.

In definitiva, possiamo considerare le critiche di cui Speranza viene oggi fatto oggetto un, pur timido, segnale di ripresa di una coscienza generale? Personalmente tendo ad essere poco ottimista. Se per svariate ragioni non pochi hanno in qualche modo aperto gli occhi, permangono da una parte un gran numero di soggetti che non hanno mai voluto approfondire quanto accaduto in quel periodo (e magari girano ancora mascherati: gli manca solo il camice bianco) e dall’altra un sistema socio – politico – sanitario che in buona sostanza non ha veramente rinnegato le nefandezze della psico pandemia, e possiamo star certi sarebbe pronto a riproporle. Come cartelli e dispositivi ancora al loro posto sembrano segnalare. E nemmeno credo sia un caso che si stia da più parti paventando un nuovo evento sanitario di straordinario impatto, proprio come la nota “scienziata” sopra citata quest’oggi evocava ripresa da alcuni quotidiani. “Allegria…!” esclamava qualcuno…

Grazie per la sua attenzione
Claudio – Saronno
 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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