Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da John Cassara, pubblicato su Crisis Magazine. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco la quasi totalità dell’articolo nella traduzione da me curata.  

 

Xi Jinping - Presidente della Cina
Xi Jinping – Presidente della Cina (immagine generata con ChatGPT)

 

(…), il PCC sta imponendo la rimozione di migliaia di croci, icone e sacramentali dalle chiese cattoliche, sostituendoli con ritratti dell’ex presidente Mao Zedong e del presidente Xi Jinping, che devono essere appesi sopra il pulpito e in altri punti.

Ad esempio, nella provincia di Anhui, funzionari governativi e personale locale colluso hanno rimosso la croce dalla chiesa cattolica di Nostra Signora del Rosario nell’ambito di una direttiva regionale che prende di mira le croci presenti nei luoghi di culto.

Nella provincia di Jiangxi, i funzionari hanno rimosso croci e altri oggetti religiosi da un luogo di ritrovo cattolico non ufficiale, installando ritratti di Xi e Mao e minacciando di revocare le pensioni dei partecipanti anziani.

Nella città di Ji’an, nella stessa provincia, un dipinto della Vergine Maria con il Bambino proveniente dalla chiesa «La Vera e Originale Fonte dell’Universo» è stato rimosso e al suo posto è stata appesa un’immagine di Xi.

Alle chiese cattoliche gestite dallo Stato, come la Cattedrale di San Giuseppe a Fuzhou, è stato imposto di esporre slogan del PCC.

In alcune province, le autorità hanno costretto le chiese a modificare i Dieci Comandamenti: il Primo Comandamento è stato rimosso o riscritto per impedire ai fedeli di anteporre la fedeltà a Dio a quella al PCC. Secondo Bob Fu, fondatore di un’organizzazione benefica a favore delle vittime della persecuzione del PCC, «È l’imperatore che si erge a Dio. [Xi] vuole essere l’unico, non vuole che nulla sia considerato o venerato come superiore a lui».

La Commissione degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) riferisce che ora vi sono obblighi per il clero di predicare l’ideologia del PCC e l’obbligo per i fedeli delle chiese «patriottiche» approvate dallo Stato di cantare inni nazionalistici. Le chiese che non sono «associazioni religiose» riconosciute dallo Stato vengono spesso etichettate come «sette». Esse vanno incontro a chiusure, arresti e alla scomparsa dei propri leader.

Il PCC riconosce ufficialmente cinque religioni, tra cui il cattolicesimo, ma tale riconoscimento si estende solo alle chiese pienamente controllate dallo Stato, ovvero quelle facenti parte dell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, approvata dallo Stato.

In Cina esistono ancora chiese clandestine, o «chiese domestiche» — coraggiose congregazioni cristiane che operano al di fuori dell’approvazione statale — ma sono soggette a periodiche retate e repressioni. I leader e i membri vengono talvolta braccati dallo Stato e incarcerati, oltre a essere vittime di varie altre tattiche totalitarie. Ad esempio, tramite un’app per telefono creata dal governo, i credenti devono fornire informazioni personali quali nome, dati della carta d’identità, residenza, occupazione, ecc. A coloro che oppongono resistenza viene abbassato il «punteggio di credito sociale», con il rischio di essere esclusi dal sistema bancario.

La politica di «sinicizzazione» del PCC mira a subordinare le pratiche religiose all’ideologia di Stato e al controllo del PCC. Avviata da Xi nel 2016, la politica richiede che tutte le religioni si conformino alla cultura comunista cinese e all’agenda politica del partito. Rimuovendo le croci e i ritratti della Madonna, nominando vescovi fedeli al PCC, controllando simboli e insegnamenti, approvando le omelie, supervisionando le donazioni e censurando i testi religiosi, Pechino sta trasformando radicalmente la Chiesa cattolica “ufficiale” in Cina in modi che promuovono la fedeltà al Partito.

Come può la Chiesa cattolica romana chiudere un occhio mentre la sua Chiesa in Cina viene perseguitata, al punto da subire la rimozione delle croci e l’affissione di ritratti di Xi sopra gli altari? Esiste forse un insulto più grave alla nostra fede?

La croce è un simbolo di trionfo. È la vita eterna che vince sulla morte. La croce è il fulcro del cristianesimo. Rappresenta il sacrificio di Gesù Cristo, il riscatto del peccato umano e la riconciliazione con Dio. Senza di essa, il nucleo della narrazione cristiana della salvezza crolla.

Il nostro Salvatore, appeso alla croce, è presente in ogni chiesa cattolica del mondo.

Eppure il Vaticano tace pubblicamente mentre il PCC abbatte la croce e issa ritratti di Xi e Mao. Si permette che Cristo e la sua Chiesa vengano derisi per… denaro?

Durante l’apparizione di Fatima del 1917, approvata dalla Chiesa, e nelle successive apparizioni correlate, la Madonna ha denunciato le bestemmie e i sacrilegi commessi contro il Sacro Cuore di Gesù e il suo Cuore Immacolato.

La Madonna aveva sicuramente previsto che, non più di 100 anni dopo, l’ex cardinale Theodore McCarrick – caduto in disgrazia, corrotto, predatore sessuale e deviato morale – sarebbe diventato un canale di comunicazione non ufficiale e un inviato del Vaticano in Cina. Recandosi numerose volte nella Cina continentale, si è posizionato in modo non ufficiale come ponte tra la Santa Sede e l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese. McCarrick ha proseguito la sua diplomazia cinese nei primi anni del pontificato di Papa Francesco.

Nel 2018, Francesco ha acconsentito a un accordo tra il Vaticano e Pechino che ha conferito al PCC il potere di nominare i vescovi della Chiesa “cattolica” cinese. I dettagli dell’accordo sono avvolti nel segreto, ma nelle linee generali note Pechino seleziona personalmente i candidati alla carica di vescovo e invia i nomi a Roma per una semplice approvazione di facciata. Secondo quanto riferito, il papa ha effettivamente il potere di veto sulle nomine, ma i vescovi approvati dal PCC non sono mai stati respinti.

La corrispondenza di McCarrick dimostra che egli ha contribuito a definire l’accordo del 2018 tra il Vaticano e la Cina.

La sordida eredità di McCarrick, uno strumento di Satana, macchia la Chiesa. Eppure Papa Leone XIV ha portato avanti le politiche sulla Cina avviate da McCarrick e da Francesco. Anche il cardinale Pietro Parolin è coinvolto in questa vicenda. In qualità di Segretario di Stato dal 2013, nominato da Papa Francesco e confermato da Papa Leone XIV nel maggio 2025, è stato il principale artefice dell’accordo.

Il Vaticano sostiene ingenuamente che il dialogo con il PCC possa essere gestito in modo simile alla tradizionale “inculturazione” (adattamento del Vangelo alle culture locali). Oppure, forse, si tratta semplicemente di realpolitik. Sembra che il Vaticano abbia venduto la croce al PCC.

Un rapporto dell’USCIRF del 2024 afferma che il «governo cinese ha insediato unilateralmente vescovi allineati al PCC senza la consultazione e l’approvazione del Vaticano» e, inoltre, che il PCC «continua a far sparire con la forza i leader cattolici clandestini che si rifiutano di aderire» a un’organizzazione religiosa sancita dal PCC.

Il Vaticano sta stringendo accordi con un regime immorale, ateo e totalitario, leader mondiale nelle prime 12 categorie di criminalità transnazionale, il più grave violatore dei diritti umani e il più grande responsabile di omicidi di massa nella storia dell’umanità.

Cosa ha ricevuto il Vaticano in cambio della concessione al PCC di un potere senza precedenti sulle nomine episcopali? Deve aver ricevuto qualcosa.

Sebbene i dettagli dell’accordo tra il Vaticano e il PCC non siano stati resi noti, sappiamo che la corruzione fa parte della strategia del PCC. È stato ampiamente dimostrato che il modus operandi del PCC all’estero consiste nell’utilizzare la corruzione e il «capitale corrosivo» come strumenti di politica estera. A ciò si aggiungono la «cattura delle élite» e sofisticate operazioni di influenza. Il PCC sfrutta i vizi umani, in particolare l’avidità.

Il Vaticano ha respinto ripetute richieste di rendere noti i dettagli dei suoi accordi con il PCC. La posizione del Vaticano sembra essere quella di invitare i cattolici comuni, tradizionali e della fede comune a mantenere il silenzio sulla Cina e ad avere fiducia nel Santo Padre. Ma la fiducia va guadagnata. Le azioni contano più delle parole. Soprattutto dopo i numerosi scandali e le controversie che hanno coinvolto la Chiesa, abbiamo bisogno di trasparenza.

Non riesco a immaginare papi virili della Guerra Fredda che si vendessero all’Unione Sovietica. Nel 1949 Papa Pio XII autorizzò l’espulsione dalla Chiesa di qualsiasi cattolico che si fosse unito o avesse anche solo collaborato con i comunisti «atei». Papa Giovanni Paolo II, che ha vissuto in prima persona il comunismo, ha svolto un ruolo di primo piano nella sconfitta dell’Unione Sovietica.

Forse i cattolici, i cristiani e gli altri in Cina che subiscono la persecuzione del PCC trovano conforto in Matteo 5,11-12: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi e gioite, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Ma i veri cattolici in Cina e altrove meritano anche un pastore che li protegga.

Leone XIV è il primo papa americano. In quanto tale, ha familiarità con i modi di dire americani. Lo esorto a trovare un modo diplomatico per dire a Xi di andare a «farsi da parte».

O, in altre parole, «La sposa di Cristo non è più in vendita».

John Cassara

 

John Cassara is a retired U.S. Treasury Special Agent. His area of expertise is anti-money laundering and counter-terrorist financing. His most recent book is China – Specified Unlawful Activities – CCP Inc, Transnational Crime and Money Laundering. You can visit his website at www.JohnCassara.com.

 


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