cei conferenza episcopale italiana

 

 

di Sabino Paciolla

 

Abbiamo letto con grande sorpresa alcune affermazioni contenute nel Messaggio che il Consiglio Episcopale Permanente della CEI ha preparato per la 44ª Giornata Nazionale per la Vita. Esso quest’anno è incentrato sulla pandemia da coronavirus, le vittime e le conseguenze sociali. La Giornata si celebrerà il 6 febbraio 2022 sul tema «Custodire ogni vita. “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15)».

Le frasi che ci hanno colpito si riferiscono, anche se non le citano espressamente, alle manifestazioni pubbliche e pacifiche di dissenso contro l’obbligo del green pass, un obbligo vaccinale surrettizio disposto in sostituzione di un obbligo legale difficilmente giustificabile.

Il green pass è dunque un violento strumento di discriminazione sociale, un mezzo che semina discordia nella società, negli ambienti di lavoro e persino nelle famiglie. Il green pass divide le persone mettendole in contrapposizione tra loro. Le divide falsamente tra buone e cattive, civili e incivili, responsabili e irresponsabili. E’ uno strumento che spinge i cittadini alla delazione e a diffondere offese e odio a piene mani. 

Dalla Conferenza Episcopale Italiana, da pastori e padri, ci saremmo aspettati parole di comprensione, di distensione, di pacificazione, di concordia, di distensione, di fiducia reciproca, di amore. Ci saremmo aspettati, in particolare, che fosse tenuta in debito conto la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21.12.2020. E invece, nel Messaggio per la Giornata per la vita di quest’anno troviamo queste sorprendenti, per usare un eufemismo, parole:

“Non sono mancate, tuttavia, manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità, caratterizzate spesso da una malintesa affermazione di libertà e da una distorta concezione dei diritti. Molto spesso si è trattato di persone comprensibilmente impaurite e confuse, anch’esse in fondo vittime della pandemia; in altri casi, però, tali comportamenti e discorsi hanno espresso una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione.”

 

Ci duole pensare che tali parole siano state scritte da vescovi. E per la Giornata della vita! Essa, ricordiamolo, fu istituita nel 1978 all’indomani dell’approvazione della legge 194 sull’aborto, quindi per celebrare ogni anno la tutela della maternità e della vita nascente. Scomparsa la parola aborto, scomparsa la parola “nascente”, la parola “vita” ha cominciato a fluttuare lontano dal suo significato originario ed ha cominciato a ricomprendere tante cose, comprese le odierne reprimende nei confronti delle manifestazioni contro il green pass.

Per fortuna che ci sono capitate tra le mani le parole, di tutt’altro tenore, della Conferenza Episcopale Croata. Ci siamo sentiti rincuorati. Eccole (abbiamo usato il traduttore automatico):

 

Comunicato

della Conferenza Episcopale Croata

 

Nonostante si sia parlato più volte del vaccino contro il Covid-19, sembra opportuno ripetere alcune cose più e più volte. Principalmente consapevoli dei pericoli posti dalla pandemia di Covid 19, nonché dello stato attuale della società, incoraggiamo i credenti e le persone di buona volontà a riflettere e cooperare in modo costruttivo nelle circostanze attuali per il bene comune degli individui e della società. Con questa breve Dichiarazione nello spirito del comando di Gesù di “essere il sale della terra e la luce del mondo”, vogliamo fornire la luce del Vangelo in questo difficile momento sociale.

1. Quando la Congregazione per la Dottrina della Fede, il 21 dicembre 2020, ha pubblicato una nota sull’uso di alcuni vaccini contro il Covid-19, ha indicato che era “moralmente accettabile ricevere vaccini contro il Covid-19” (n. 2). Inoltre, ha incoraggiato “la produzione, l’approvazione, la distribuzione e l’offerta di vaccini eticamente accettabili che non creino conflitto di coscienza, tra gli operatori sanitari e tra coloro che verranno vaccinati”. (n. 4). La vaccinazione, dunque, resta un mezzo per prevenire e sopprimere la trasmissione di un agente infettivo, ma su indicazione della Congregazione, essa “deve essere volontaria” (n. 5).

2. In questi giorni si è creata un’atmosfera di certe pressioni sulle persone che hanno manifestato il problema della propria coscienza. Il fatto di aver posto a tema la perdita di posti di lavoro e lo status sociale a causa del fatto che alcuni non sono stati vaccinati, ha ulteriormente gravato e scosso la fiducia e il clima sociale. Tenendo presente che alla base dell’ordine sociale c’è il rispetto dell’uomo e della sua dignità, si ritiene necessario tenere conto delle argomentazioni e delle ragioni dei soggetti che, per giustificati motivi, escludono la possibilità della vaccinazione. In questo contesto, tutte le misure e le decisioni per prevenire la diffusione del contagio da coronavirus dovrebbero essere prive di coercizione e condizionalità, come sottolineato dalla Congregazione, in particolare per quanto riguarda il diritto al lavoro, ai servizi e alla partecipazione alla vita sociale. Si raccomanda anche l’uso di metodi non invasivi e altre forme di test.

3. Avendo davanti a noi l’uomo e la sua dignità, incoraggiamo i credenti e i cittadini, gli addetti alle manifestazioni sociali, i titolari di servizi responsabili nella società, nonché gli addetti ai media a dare il proprio contributo personale alla creazione di un sano clima interpersonale. Nel prevenire l’infezione da coronavirus, dovrebbero prestare attenzione alla dignità umana e ai diritti umani in modo da non creare discriminazioni nella società. Un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta agli anziani e ai poveri, e dovrebbero essere forniti loro servizi sanitari e altre cure per sentirsi protetti e “a casa”.

Consiglio Permanente della CBC

Zagabria, 12 novembre 2021

 

***********************

 

Ci piacerebbe che si tornasse a leggere le tenere parole della Preghiera Semplice attribuita a San Francesco d’Assisi che così recita:

 

Oh! Signore,
fa’ di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro,
fa che io non cerchi tanto:
ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare.

Poiché:
si è: dando, che si riceve:
perdonando che si è perdonati;
morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.

Facebook Comments