Sorgenti nel deserto: la fecondità del matrimonio cristiano senza figli

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Sorgenti nel deserto: la fecondità del matrimonio cristiano senza figli

By |2019-01-12T10:24:22+00:00gennaio 12th, 2019|Categories: Analysis, Attualità, News|Tags: , , |0 Comments

Una coppia su 8 è sterile e molte di più incontrano difficoltà nell’ottenere una gravidanza o nel portarla avanti. In questo articolo le due autrici si interrogano su come la Chiesa accompagni queste persone, quale significato abbia la loro sofferenza in unione alla Croce di Cristo e quali frutti particolari queste coppie, aperte alla vita ma non benedette dal dono dei figli, possano portare alla Chiesa.

Di seguito l’articolo di Kimberly Henkel & Ann Koshute, nella mia traduzione.

                   (Annarosa Rossetto)

 

Oasi nel deserto

Oasi nel deserto

 

Sorgenti nel Deserto: infertilità, accompagnamento e fecondità

 

di Kimberly Henkel & Ann Koshute  

Nel suo dramma “La bottega dell’orefice” Karol Wojtyła scrive in modo commovente, e con grande consapevolezza, le altezze e le profondità dell’amore e del matrimonio. La storia segue tre coppie che scoprono, e talvolta fanno resistenza, le esigenze dell’amore all’interno del matrimonio. In ogni caso, gli sposi devono destreggiarsi con le dinamiche delle loro famiglie di origine mentre faticano nel conciliare il loro senso individuale di identità con le esigenze di amare un altro. Nel primo atto, Teresa riflette su ciò che rende l’amore eccitante e il matrimonio una vera sfida. L’attrazione sessuale è mescolata alla paura dell’ignoto. Anche prima che lei e Andrew si scambino le promesse matrimoniali, Teresa sa che i loro sogni su come dovrebbe svolgersi la vita coniugale e la realtà di due che diventano una sola cosa, non necessariamente corrispondono: “Pensavo ai richiami che non possono mai convergere. Pensavo ad Andrea e a me. E ho presentito il peso della vita.”.

Non abbiamo bisogno di essere sposati per capire che il matrimonio è difficile. Veniamo tutti da famiglie con un certo livello di disfunzione. Osserviamo i matrimoni nelle nostre famiglie allargate, tra i nostri amici e conoscenti e, da lontano, l’infinito accoppiarsi e separarsi delle celebrità. Proprio mentre Teresa e Andrea lottano per inviare e ricevere i singoli “richiami” che esprimono il loro amore e le loro aspettative l’uno dell’altro, le coppie sposate sperimentano le sfide della “convergenza” in una moltitudine di modi. Questo fa parte di ciò che rende il matrimonio così pieno di meraviglie e persino spaventoso. È anche ciò che lega la coppia più da vicino, consente la costante scoperta del mistero dell’altro e rende il “Sì” dei voti – un “Sì” che si assume un rischio nel promettere ciò che non può conoscere appieno, per un futuro che è sempre “oltre” rispetto a loro – un’opportunità per entrare insieme nell’avventura.

Il lavoro quotidiano dei “richiami di convergenza” assume una sfida aggiuntiva per la coppia che sperimenta l’infertilità. In un mondo che premia contemporaneamente un’autonomia che abbraccia uno stile di vita “senza figli per scelta” e si abbandona a celebrazioni di “pancine” e geniali feste”gender reveal“, è la coppia senza figli, desiderosa di concepire, che spesso sperimenta “il peso della vita.” Queste coppie potrebbero sentirsi frustrate e confuse dai richiami provenienti dalla famiglia, dagli amici e dai media sul “metter su famiglia”, mentre cercano di rimanere sintonizzati con i sentimenti, paure e desideri l’uno dell’altra. Le coppie fedeli possono percepire richiami contrastanti provenienti da un Dio che comanda loro “siate fecondi e moltiplicatevi”,  promette fedeltà e ha dimostrato di operare il miracolo che ha aperto alla vita il grembo, da Sarah e Rachele ad Anna ed Elisabetta. Possono sentirsi misteriosamente impediti nella loro capacità di svolgere la missione di genitorialità, perplessi dai criteri che devono ancora incontrare per qualificarsi per il loro personale miracolo di proporzioni bibliche.

I richiami ricevuti dalla cultura, e persino dalle nostre famiglie, sono ugualmente contrastanti: non abbiate fretta di sposarvi / non aspettate troppo a lungo; non fate un figlio in luna di miele! / quando “mettete su famiglia”? Le attese sulle coppie sono spesso irrealistiche, limitandole ad una visione del matrimonio costruita dalle percezioni di genitori, suoceri, amici ed estranei. A figlie o figli che affrontano l’infertilità viene chiesto (anche ripetutamente) da parte dei genitori quando inizieranno “a darci nipotini”. Molti sperimentano domande di perfetti estranei che chiedono informazioni sul loro stato genitoriale e quasi dei “controlli periodici” invadenti: “Cosa state aspettando?” ” Uno di voi ha un problema?” Infine, gli sposi senza figli hanno i loro richiami reciproci da affrontare, cercando di rimanere aperti con i cuori in ascolto reciproco. Anche se sono attenti l’uno all’altra, la comunicazione tra loro può diventare tesa, e può essere altrettanto difficile avvicinarsi a Dio con apertura e fiducia.

Mentre tutti i matrimoni sono chiamati a modellare l’amore tra Cristo e la Sua Chiesa, cosa che inevitabilmente richiede ad ogni coppia di prendere la propria croce, la coppia che lotta con l’infertilità soffre per una croce particolare, che può distorcere la percezione stessa della loro unione coniugale. L’infertilità è in effetti una “croce”, un peso per tutta la vita per molti e una fonte di grande dolore e sofferenza. Eppure la storia della salvezza è la storia del fedele accompagnamento di Dio del Suo popolo attraverso il dolore e la sofferenza, e della trasformazione possibile quando ci arrendiamo alla provvidenza e alla tenerezza di Dio (“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” [Ap 21: 5]). Per gli sposi infertili, la loro unione è tutt’altro che incompleta: mentre non sono in grado di generare figli, rimangono testimoni della pienezza di un matrimonio sacramentale che è sempre una partecipazione alla fecondità della Trinità. Ciò, tuttavia, richiede uno spostamento del pensiero in base al quale il concetto di fecondità non si limita all’atto della procreazione.  Nell’ottimo articolo di Timothy O’Malley, ” Riflessioni editoriali: Il Carisma dell’Infertilità, O’Malley suggerisce che

È proprio il carisma della coppia infertile nella Chiesa a ricordarci che la fine fondamentale del matrimonio non è la riproduzione a tutti i costi. Piuttosto, è il dono totale di tutta la vita della coppia a Dio. … [Attraverso la loro fatica], la coppia deve amare fino in fondo, per trasformare anche questo limite in un’occasione di amore Eucaristico. Poiché nella Croce di Cristo e nella Resurrezione, ogni dimensione della vita umana può diventare una nuova occasione di fecondità.

Questo è un punto importante, sia per i coniugi sterili che per i sacerdoti ed altri che potrebbero accompagnarli in questo percorso: l’infertilità non è un “cammino di disperazione”, ma un pellegrinaggio di Fede (in Dio, che provvede e non abbandona); Speranza (crescita nella consapevolezza che Dio li sta guidando, piuttosto del “desiderio” che la situazione possa cambiare); e Amore (la presenza di reciproca disponibilità a “svuotarsi” che porta nuova vita in modi inaspettati). Con l’aiuto dell’accompagnamento spirituale ed emotivo, la coppia può imparare a riconoscere e a stare con la sofferenza (mai negandola o costringendosi a “superarla”) e a discernere ciò a cui Dio li sta chiamando, una fecondità che solo loro possono realizzare. Se la coppia infertile può finalmente abbracciare l’aspetto vocazionale della loro infertilità, può coltivare un matrimonio forte, una relazione forte con Dio e diventare testimoni efficaci per altre coppie sposate, sacerdoti e religiosi, e per un mondo che è affamato di vero amore . La domanda per loro – e per la Chiesa – è:  come si può realizzare meglio un simile obiettivo?

Non è possibile rispondere a questa domanda in un breve articolo, né possiamo offrire una soluzione ai misteri che circondano l’infertilità. Quello che proponiamo qui è l’inizio di una conversazione che spieghi la complessità delle difficoltà emotive e spirituali che circondano l’infertilità. Mentre la coppia infertile cerca disperatamente una soluzione alla propria infertilità, ciò di cui hanno più bisogno dalla Chiesa è di essere ascoltati e compresi e, soprattutto, di essere accompagnati nel loro cammino per scoprire un modo di essere fecondi in quello che potrebbero aver ritenuto nel loro matrimonio come un passaggio nel deserto. Mentre la Chiesa ha già parlato degli aspetti teologici ed etici della questione, c’è la necessità in questo momento della storia di considerare più pienamente le sfide pratiche e spirituali dell’esperienza di infertilità. A causa della diffusione della sterilità, per non parlare della pervasività e della distruttività delle “correzioni” offerte per superarla, c’è un senso di urgenza pastorale. Ascoltando l’esperienza degli sposi infertili, la Chiesa può imparare meglio a servire queste coppie, a riconoscere la difficoltà della loro situazione e ad aiutarle ad andare avanti con speranza. Questo è un momento in cui la Chiesa può approfondire la propria tradizione ed spiegare in modo più chiaro alle coppie infertili la fecondità che ogni coppia di sposi già condivide, sia che abbiano figli o meno.

Mentre ogni coppia sperimenta prove nel matrimonio, l’infertilità colpisce il cuore della sua identità, come “una sola carne” creata per “essere feconda e moltiplicarsi”. Qual è il significato di questo desiderio di concepire e generare figli, quando questo desiderio è continuamente frustrato? Vari studi riportano che una coppia su otto trova difficoltà a concepire: sia per completa incapacità di concepire, sia di portare a termine la gravidanza. Le ragioni sono molte e dipendono da fattori genetici, malattie e incidenti che possono aver reso sterile ciascun coniuge; dall’ambiente (inquinamento, sistemi idrici e fonti alimentari contaminati da rifiuti ospedalieri, ormoni sintetici e pesticidi); fino al semplicemente misterioso “nessuna diagnosi”. Quest’ultima è, per certi aspetti, la cosa che più mette alla prova la fede di una coppia, perché non c’è nessuna causa precisa individuata, nessuna persona o circostanza da “biasimare”. Nessuno, tranne Dio.

Qualunque sia la causa, l’incapacità di concepire è affrontata inizialmente come un ostacolo inaspettato ma più o meno gestibile. Col passare del tempo e nuovi interventi che via via vengono provati e falliscono, quello che sembrava una temporaneo battuta d’arresto lascia il posto alla frustrazione, alla rabbia, all’invidia e alla disperazione. Ogni mese ricorda in modo evidente che non arriverà nessun bambino. Amici e familiari iniziano a mandare i propri annunci di nascite, e la pressione per “mettersi in pari” – a parte le continue domande invadenti – mette a dura prova tutte le relazioni della coppia. Ogni esortazione a “dovete solo rilassarvi” o “divertitevi mentre ci provate”, viene magari fatta con buone intenzioni ma esercita una maggiore pressione sulla coppia per “darsi da fare e produrre”. Frasi del genere sferrano un colpo al già fragile senso della mascolinità e femminilità della coppia e accrescono la crisi di fede che la loro sterilità genera. Nella ricerca di risposte, e di colpevolezza, sono tentati di puntare il dito l’un l’altra, di guardare verso sé stessi con odio e verso il Cielo con disperazione.

Poiché la Chiesa proibisce l’uso delle Tecnologie di Procreazione artificiale, può sembrare che una coppia sia in grado di capire come gestire la propria situazione da soli. Così spesso finisce per sembrare che la Chiesa stia dicendo loro un “no” senza fornire un’alternativa accettabile. E c’è il pericolo reale di offrire semplicemente soluzioni tecniche al problema dell’infertilità – anche moralmente lecite. Ovviamente è importante che gli sposi migliorino la loro salute in modo da poter ottenere la gravidanza, ma quando l’approccio tecnico inizia a mettere in pericolo il benessere di una coppia, non diventa più vivificante. Il passaggio dalla salute alla ricerca di un bambino a tutti i costi minaccia non solo la salute fisica, mentale e spirituale degli sposi, ma anche la salute del matrimonio. Oltre all’ovvio rischio fisico delle iniezioni ormonali e della chirurgia, c’è lo sforzo mentale provocato dal costante monitoraggio dei segni di fertilità e i rapporti sessuali temporizzati in concomitanza con il picco di fertilità della donna. Lo stress può essere un fattore importante che contribuisce alla sterilità e il tentativo di rilassarsi ed essere un amante generoso e oblativo mentre si cerca di ottimizzare i tempi fertili diventa sempre più difficile. Bisogna anche affrontare la domanda su quanto una coppia sia disposta ad andare avanti con gli interventi medici, poiché ci saranno sempre coppie per le quali le soluzioni tecniche per avere un bambino non funzioneranno. Oltre a tutto ciò, ci sono i rischi non così ovvi di considerare un figlio come un prodotto o un progetto personale. Quando una coppia prova per mesi o anni a concepire, diventa difficile ricordare che un bambino è un dono. Se i coniugi non stanno attenti, i loro infiniti tentativi di interpretare i possibili segni di gravidanza, così come la continua attenzione ai dosaggi e alle cure ormonali, possono avere l’effetto di considerare l’atto di raggiungere la gravidanza come una missione in sé e per sé.

Mentre alcuni potrebbero obiettare che coloro che sperimentano l’infertilità sono troppo sensibili , il linguaggio usato per parlare di l’infertilità è importante. Essere compassionevoli verso la coppia infertile, mentre li si aiuta a integrare la loro ferita fisica, emotiva e spirituale in un abbandono creativo a Dio, è un atto difficile di equilibrio. Abbraccia l’unica e misteriosa fecondità che solo loro, in cooperazione con Dio, possono portare alla pienezza. Le coppie infertili devono guardarsi dall’interiorizzare involontariamente parole di “consiglio” e domande indiscrete che possono alimentare il loro dolore, piuttosto che farglielo attraversare. Amici ben intenzionati, possono dire cose del tipo: “Non posso nemmeno immaginare quanto difficile debba essere non essere in grado di concepire un bambino. Dovete essere davvero forti. I miei figli sono tutta la mia vita!” Piuttosto che sentirsi confermati e capiti, questo può lasciare coloro che lottano con l’infertilità scoraggiati, isolati e risentiti. Le coppie infertili dovrebbero metterci una pietra sopra (e smettere di essere “fiocchi di neve” – ipersensibili, N.d.T.)? O tutta la loro sfera di conoscenze (famiglia, amici, social media) dovrebbe muoversi intorno a loro in punta di piedi? La risposta sta nel mezzo: maggiore conoscenza delle sfide della sterilità e accompagnamento pastorale comprensivo.

La stessa definizione di “infertile” è un punto di contesa quando si ragiona su come parlare della mancanza di figli. Alcune persone, specialmente le donne, possono ritrarsi quando ci si riferisce a loro in questo modo, poiché le contraddistingue come qualcosa di diverso rispetto a persone complete e meritevoli. Per quanto possano essere irrazionali questi pensieri, sono rafforzati da alcuni Cattolici che danno per scontato che l’assenza di figli sia un “no” volontario, derivante da una mancanza di fede o dall’incapacità di aver provato tutte le soluzioni tecniche moralmente lecite del problema. Le donne lo sentono più acutamente, dal momento che sono i loro corpi a subire gli effetti collaterali di farmaci, trattamenti ormonali e interventi chirurgici (a volte ripetuti). Sentono gli effetti collaterali fisici ed emotivi dei trattamenti nel loro stesso essere. Questo per non parlare del costo peculiare che la sterilità ha sugli uomini, troppo spesso trascurato o sottovalutato.

Sia che l’infertilità sia un peso temporaneo o uno stato permanente, il matrimonio della coppia infertile prende la forma della croce, con il suo duplice significato di sofferenza e salvezza. La Croce di Cristo conferisce alla nostra sofferenza la sua natura paradossale, dimostrando che l’abbondanza e la luce possono emergere dalle profondità dell’oscurità arida. Così è con gli sposi che evidentemente portano la loro infertilità come una croce, ma che non deve significare un peso che grava per sempre sulla loro relazione, o la rompe ( cfr Mt 11,30 ). Il linguaggio della croce è appropriato ma spesso frainteso come un dolore dal quale non c’è sollievo: una straziante, umiliante, inevitabile morte. Gli sposi infertili devono cercare il duplice significato della loro sofferenza particolare, e trovare in essa la fedeltà di Dio a loro, e il frutto che Egli desidera trarne. Sul Golgota, Cristo fu spogliato di tutto e si donò completamente. Allo stesso modo, la coppia infertile si sente spogliata delle proprie speranze di una famiglia, e svuotata fisicamente, ha pagato il prezzo che gli interventi medici chiedono al corpo. Eppure Cristo, consegnando se stesso alla volontà di Dio, ha prodotto il frutto della salvezza, la sconfitta della morte. Il suo abbraccio di desolazione e perdita trasformò la sofferenza in un modo di sprigionare l’amore. Allo stesso modo, se gli sposi riescono a consegnarsi a Cristo, permetteranno che le loro ferite vengano assorbite dalla Sua, una nuova vita emergerà dalla loro unione.

Sebbene la croce dell’infertilità si alleggerisca con il tempo, la cicatrice rimasta rimane sensibile. E anche questo può essere trasformato dalla croce di Cristo in un percorso di amore e di vita unico per la coppia, che produce frutti che possono solo venire dalla loro unione e da questa particolare sofferenza. San Josemaría Escrivá afferma : “Dio nella sua provvidenza ha due modi di benedire i matrimoni: uno dando loro dei figli; l’altro, a volte, perché li ama davvero molto, non dando loro figli. Non so quale sia la benedizione migliore. “Questo può essere scioccante per coloro che non riescono a immaginare un’incapacità di concepire come una benedizione.” Eppure Escrivà continua: “Spesso Dio non dà i figli, perché sta chiedendo loro qualcosa di più”. Dio non abbandona le coppie che lottano contro l’infertilità. Anche senza un figlio biologico, marito e moglie possono trovare abbondanti frutti nel loro matrimonio rimanendo vicini al Signore e permettendoGli di guidarli.

Mentre una coppia tenta di portare la croce dell’infertilità, è essenziale che altri si uniscano loro per aiutarli a sostenere il peso. La Chiesa può aiutare una coppia a selezionare la miriade di opzioni, chiarendo le alternative morali disponibili; ma il compito fondamentale della Chiesa è quello di accompagnare la coppia . Soprattutto, la coppia infertile ha bisogno di guida spirituale e sostegno durante il viaggio. È facile per gli sposi sentirsi dimenticati e isolati e interrogarsi sul perché un Dio buono non li benedica con i figli. Sacerdoti, parrocchiani, operatori della pastorale, familiari e amici devono imparare a camminare in modo migliore al fianco della coppia infertile; e gli sposi infertili devono diventare docili ai suggerimenti dello Spirito Santo nell’abbracciare una genitorialità unica per loro.

I sacerdoti sono in una posizione unica per affermare la bontà del matrimonio della coppia in difficoltà, incoraggiandoli a conoscere la presenza di Dio. Devono, ovviamente, essere consapevoli dell’impatto che l’infertilità ha sul matrimonio in primo luogo. Un modo semplice con cui un sacerdote può sostenere quelli della sua parrocchia che lottano contro l’infertilità consiste nell’offrire una Messa specifica per le coppie infertili, affinché possano ricevere guarigione fisica / spirituale / emotiva e discernere dove Dio li sta chiamando ad essere fecondi. Ciò consentirebbe alle coppie di vedere che la Chiesa è in sintonia con la loro situazione e li aiuta a connettersi con altre coppie con difficoltà simili. Un altro modo in cui un prete può essere sensibile a questa lotta è nei “giorni scatenanti” come la Festa della Mamma e la Festa del Papà. Questi possono essere difficili per coloro che desiderano essere genitori.

Nel terzo atto del dramma di Wojtyła , Christopher e la sua futura fidanzata lottano con la stessa eccitazione e incertezza che i suoi genitori – Andrea e Teresa – avevano affrontato quando contemplavano le incognite nel loro futuro da sposati. Hanno già sperimentato attraverso i matrimoni dei loro rispettivi genitori che ogni relazione è suscettibile di circostanze che rendono “difficile vivere”. Il loro futuro – come quello di ogni coppia che entra nel matrimonio con speranza e aspettativa – è un mistero che si dovrà svelare ex-novo. Il mistero della mancanza di figli è inaspettato, non pianificato e indesiderato; tuttavia, non deve essere senza speranza o fecondità. Il viaggio in questo mistero deve essere fatto insieme, ma anche accompagnati, dalla famiglia, dagli amici e dalla Chiesa. Il sostegno spirituale offerto dalla Chiesa non solo dà senso e scopo alla sofferenza della coppia, ma li porta a scoprire la missione di ogni matrimonio di andare insieme dove Dio li conduce.

L’edificazione spirituale e il sostegno alle coppie infertili è un compito in cui la Chiesa, in quanto esperta in umanità  (cfr Papa Benedetto ), deve essere impegnata. La Chiesa è in una posizione unica per dare la vita alle coppie sterili: non solo cercando per loro soluzioni tecniche, ma ascoltandoli, imparando da loro, e scoprendo insieme la forma autentica e feconda che l’accompagnamento deve prendere.

 

Fonte: Humanum Review

 

Kimberly Henkel, Ph.D. e Ann Koshute, MTS, sono le fondatrici di  Sorgenti nel Deserto,  una pastorale cattolica dedicata ad aiutare donne e coppie che lottano contro l’infertilità ad elaborare e superare il loro dolore ed a trovare la fecondità che Dio ha pianificato per il loro matrimonio. Attualmente stanno scrivendo un libro, “Sorgenti nel Deserto”, che si presterà allo studio individuale e di gruppo.

 

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