PURGATORIO-RILIEVO
PURGATORIO-RILIEVO

 

 

di Roberto Allieri

 

Carissima Anima Misteriosa,

mi complimento per il tuo pregevole saggio intitolato ‘Dal fondo del purgatorio’ pubblicato lo scorso 23 marzo che invito tutti a leggere.

Lo scandaglio della tua ricerca è giunto in alcune zone fonde e tenebrose di un mare che mi sembra abbastanza inesplorato.

Purtroppo, oggi il discorso sulle cose ultime è ormai considerato irrilevante; galleggia in superficie, complice un clero che si limita a guardare la realtà con gli occhiali del misericordismo. Il peccato non c’è più, l’inferno non esiste (o se c’è è vuoto) e la misericordia di Dio apre le porte del paradiso a tutti.

Te ne accorgi nelle omelie funebri: a sentire i celebranti, tutti in paradiso di diritto, tutti nella pace di Dio. Il purgatorio ha fatto la fine dell’inferno: non esiste e se c’è è vuoto (speriamo che non finisca così anche il paradiso). E la convinzione è passata dritta dritta in quello che resta del popolo cristiano.

E invece, Anima Misteriosa, lasciami apprezzare nella tua spiegazione della variegata realtà dei gironi purganti la necessità e la bellezza della giustizia divina.

Eh già: tutti sono conquistati dal tratto di infinita misericordiosa del Padreterno, ma pochi apprezzano allo stesso modo la giustizia divina, che consiste nel dare a ciascuno il suo, secondo il proprio merito o demerito.

Te lo dice uno che ha studiato legge. Il nostro ordinamento giuridico, lontanissima parodia della giustizia divina, si regge sulla pretesa di regolamentare i comportamenti umani, disciplinandoli nel nobile miraggio di realizzare un mondo più giusto.

Non sempre è così: a volte il legislatore vola più basso e si limita a evitare il peggio, in un mondo dove sussiste la regola dell’homo hominis lupus (l’uomo è un lupo tra gli uomini).

Fatto sta che l’obiettivo di perseguire una giustizia è di per sé un bene (dicevo, un nobile miraggio). Pensiamo un po’: se nella nostra società ci fosse spazio solo per un’infinita misericordia giuridica, che vuol dire impunità ovvero farla franca sempre, il mondo sarebbe ingiusto. Di più: un inferno.

È la giustizia che, regolando imparzialmente, dà ordine e favorisce l’armonia. O almeno così dovrebbe essere se, utopisticamente, la giustizia umana fosse riflesso di quella divina.

Ebbene, ritornando all’affresco di sapore dantesco del purgatorio che scaturisce nel tuo saggio, scopro un ordine e una giustizia retributiva che non sconfessano la misericordia di Dio ma la completano.

La tormentata anima di Marylin Monroe che si aggira nei bassifondi del purgatorio, strappata per un capello con un immenso atto di misericordia di Dio ad un destino infernale; le anime erranti che si insediano in certi luoghi e infastidiscono le persone, a volte possedendole. Sono, queste, anime sofferenti che cercano di avvicinarsi a un Dio che non hanno forse mai amato ma neanche totalmente rifiutato. La frustrazione che esprimono è una penitenza che fa parte di un processo di purificazione, reso necessario dal peso dell’egoismo e dei peccati commessi in vita.

La loro condizione tenebrosa può sembrare poco misericordiosa. Uno status inflitto da un Dio avaro di Grazia. Ma, al contrario, per anime che avrebbero potuto meritare l’inferno e che sono state salvate da quel destino, questa situazione rappresenta invece una caparra di salvezza e di partecipazione alla gloria eterna: è solo questione non tanto di tempo ma di ‘quantità di purificazione’.

La purificazione, per quanto lunga, è un processo che è insieme di misericordia e di giustizia. Togliere le macchie del peccato è prima di tutto un’esigenza di un’anima che vuole partecipare alla festa in tutto il candore che può raggiungere: impedire questo sarebbe un atto di profonda ingiustizia. In paradiso si va puliti, non perché lo ordina il Padreterno ma perché è essenziale e connaturato a quella realtà.

Se un invitato ad una festa di nozze se la fa nelle braghe qualche ora prima di arrivare alla cerimonia, gli vogliamo rifiutare il tempo necessario di sistemarsi in una toilette e la possibilità di scegliersi un vestito pulito adeguato? È giusto mandarlo con tutto il suo lordume al banchetto nuziale? È misericordia negargli una giusta purificazione?

La misericordite che affligge il clero di oggi è la degenerazione della misericordia, così come il giustizialismo lo è della giustizia. Ecco, Anima Misteriosa, come vedi la tua riflessione spalanca finestre sulle quali è bene affacciarsi per scrutare altri orizzonti. A me sembra che la misericordite porti ad uno sguardo sul muro che non apre il cuore ma lo chiude nei suoi egoismi. Crogiolandolo in una sorta di salvacondotto per il paradiso. Un nuovo diritto civile, insomma.

 

 


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