Don Lino Viola

Don Lino Viola e il carabiniere

 

di Marco Lepore

 

Molto è già stato detto, anche con aspre discussioni, sulla vicenda di Soncino. Non ho intenzione né interesse ad aggiungere altro sull’aspetto giuridico che attiene al rispetto delle regole, né tantomeno sull’adeguatezza del comunicato vescovile: la giustizia umana farà il suo corso per il primo, e quella Divina per il secondo…

Mi interessa invece sottolineare, sperando che possa avere anche una utilità, quello che ha colpito e ferito me, nell’apprendere quanto accaduto.

Ho immediatamente pensato a Gesù che era lì, presente. Al Suo dolore. Alla profanazione dell’atto più decisivo e prezioso che ci sia stato consegnato: la Santa Messa, con la incredibile Transustanziazione, con la possibilità per noi, oggi, di partecipare realmente al Sacrificio di Cristo che si dona per la nostra salvezza. Ogni Messa ci dona l’occasione di essere presenti a quanto accaduto 2000 anni fa nel Cenacolo con l’ultima cena e poi sul Golgota, e non per modo di dire. Scriveva don Divo Barsotti:

“Una Messa è più grande di tutta la storia, di tutta la vita della Chiesa perché la storia del mondo, la vita di tutta la Chiesa non sono che una partecipazione all’Atto sacrificale del Figlio di Dio. Se tu non lo credi, hai già rinunziato alla fede” (Don Divo Barsotti, “Fissi gli occhi nel sole” p.168, Ed. Messaggero).

Certo, è una questione di fede. Il povero Carabiniere che ha interrotto la celebrazione (Dio li benedica questi poveri Carabinieri, che sono al servizio del nostro paese con molta dedizione!) forse non ha fede e non sa nulla della Messa; oppure – e qui sta il vero problema- sa quello che oggi, ormai, sa la maggior parte dei credenti anche cattolici, cioè poco o nulla.

Per questo ci si è accaniti sui social e sulla stampa soprattutto a discutere di rispetto delle regole.

Secondo me, invece, la questione assume tutto un altro aspetto se la guardiamo con gli occhi dei tanti mistici che vedevano la presenza fisica, reale, di Cristo, della sua Santissima Madre e degli Angeli durante le celebrazione della Eucarestia. E che si trovavano misteriosamente e tuttavia fisicamente sul Golgota, là dove si stava consumando il sacrificio del Figlio di Dio. Di fronte a simili Presenze, chi mai si sarebbe permesso di intromettersi in nome di una qualsiasi legge umana? Con una simile consapevolezza, quale Vescovo potrebbe mai scrivere semplicemente che occorre rispettare gli accordi presi con le autorità civili?

C’è una signora boliviana tuttora vivente, una mistica stigmatizzata riconosciuta anche dalle autorità ecclesiastiche locali, che ha scritto, fra i tanti, un interessantissimo libretto sulla Messa, raccontando quello che Gesù stesso le ha dato la possibilità di vedere durante una celebrazione. La Signora si chiama Catalina Rivas e trovare sue notizie e pure il racconto di come Gesù le ha detto di comportarsi durante la Messa, nonché di quanto ha visto, non è difficile.

Ecco, consiglio a tutti di andare a leggere. Anche al Vescovo, che sicuramente sa già tutto ma, forse, distratto dalla preoccupazione per l’epidemia, stavolta non ha fatto mente locale…

Non sarebbe mai a poi mai accaduta una cosa simile se avessimo un po’ più coscienza non solo del significato (che può sembrare una questione astratta o puramente spirituale) ma della realtà vera, profonda eppure viva e attuale della Messa. Forse, quanto sta accadendo può servire anche a rimetterlo finalmente a tema e ad aiutare tutti a vivere questo grande e misterioso dono con occhi e cuore diversi. Perché si sa, Dio è capace di scrivere dritto anche su righe storte.

 

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