Riporto di seguito ampi stralci (parole testuali) della relazione che il card. Giacomo Biffi tenne al Meeting di Rimini il 28 agosto 1991 sul Racconto dell’Anticristo di V. Solovev. E’ una relazione di straordinaria attualità. Gli stralci li ho trascritti direttamente dal video che ho sintetizzato e che vedete qui sotto. In fondo al post trovate la versione integrale del video.

 

Solovev (1853-1900), poche settimane prima di morire, confida ad un amico: sento che si avvicinano tempi in cui i cristiani dovranno radunarsi per la preghiera nelle catacombe. La fede sarà perseguitata dappertutto, forse meno brutalmente che ai tempi di Nerone, ma più sottilmente e crudelmente, per mezzo della menzogna, dell’inganno, della falsificazione.

Il problema vitale per l’uomo è prendere sul serio il male ed il suo potere, e di credere nella necessità di un intervento salvifico trascendente. Le parole iniziali del libro di Solovev: “E’ forse il male un difetto di natura, una imperfezione che scompare da sé, con lo sviluppo del bene, oppure è una forza effettiva che domina il mondo per mezzo delle sue lusinghe, sicchè per una lotta vittoriosa contro di esse occorre avere un punto di appoggio in un altro ordine di esistenza?”. E’ un interrogativo drammatico che si pone ancora oggi.

Solovev preconizza alla fine del secolo del XIX secolo il crollo del materialismo ma senza il contemporaneo espandersi o l’irrobustirsi della fede. Anzi, al contrario. Lui prevede che l’incredulità sarà dilagante. Si profila per la civiltà europea una situazione di vuoto, all’interno del quale si afferma la figura dell’Anticristo.

Nel racconto, l’Anticristo viene acclamato imperatore romano, infine si impadronisce del mondo intero e quindi si impone sulle Chiese.

Ma quali sono le caratteristiche dell’Anticristo?

Solovev dice che l’Anticristo è una brava persona, un convinto spiritualista. Egli credeva nel bene, perfino in Dio, ma non amava che se stesso. Era un asceta, uno studioso, un filantropo. Dava altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse, e di attiva beneficenza. Era anche dotto, ed il libro che gli ha dato fama e consenso universale aveva per titolo: “La via aperta verso la pace e la prosperità universale”, dove “si uniscono tradizione e i simboli antichi, con vasto ed audace radicalismo di esigenze e direttive politiche; una sconfinata libertà di pensiero, con la più profonda comprensione di tutto ciò che è mistico; l’assoluto individualismo con un ardente dedizione al bene comune; il più elevato idealismo in fatto di principi direttivi con la precisione e la vitalità delle soluzioni pratiche”.

“Molti si chiesero perché nel libro non fosse nominato nemmeno una volta il nome di Cristo. Altri ribattevano: dal momento che tutto il libro è permeato dal vero spirito cristiano e  dall’amore attivo, e dalla benevolenza universale, che cosa volete di più?”. Daltronde, diceva Solovev, l’Anticristo non aveva per Cristo un’ostilità di principio, anzi apprezzava la retta intenzione e l’altissimo insegnamento.

All’Anticristo, tre cose però di Gesù gli riuscivano inaccettabili: prima di tutto le sue preoccupazioni morali. Il Cristo, affermava (l’Anticristo), con il suo moralismo ha diviso gli uomini secondo il bene ed il male, mentre io li unirò con i benefici che sono ugualmente necessari ai buoni ed ai cattivi. Secondo, non gli andava la pretesa di assoluta unicità. Egli è uno dei tanti, è stato il mio precursore, perché il salvatore perfetto sono io che ho purificato il suo messaggio da ciò che è inaccettabile all’uomo di oggi. Terzo elemento che non poteva accettare di Gesù, non poteva sopportare che Cristo fosse vivo. Tanto che istericamente ripeteva: lui non è vivo, non è risorto, è marcito nel sepolcro.

Dove Solovev si dimostra particolarmente originale e sorprendente è quando attribuisce all’Anticristo le qualifiche di pacifista, ecologista ed ecumenista.

Prima di tutto pacifista. “Io vi ho promesso la pace, io ve l’ho data”.Per questo matura in lui la coscienza della superiorità su Gesù Cristo. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace. Ma il sig. Z osserva: Cristo è venuto a portare sulla terra la verità, ed essa, come il bene, innanzitutto divide. C’è dunque la pace buona, la pace cristiana, basata su quella divisione che Cristo è venuto a portare sulla terra, precisamente con la separazione tra il bene ed il male, tra la verità e la menzogna; e c’è la pace cattiva, la pace del mondo, fondata sulla mescolanza, o unione esteriore di ciò che interiormente è in guerra con se stesso.

Poi un ecologista o almeno un animalista. L’Anticristo era un filantropo, pieno di compassione, non solo amico degli uomini ma anche amico degli animali. Era vegetariano. Proibì la vivisezione e sottopose i mattatoi ad una severa sorveglianza. Le società protettrici degli animali furono da lui incoraggiate in tutti i modi.

Infine l’Anticristo si dimostrerà un vero ecumenista capace di dialogare con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza. Convocherà i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane in un concilio ecumenico da tenere sotto la sua presidenza. La sua azione mirerà a cercare il consenso di tutti, non conducendo tutti alla Verità, ma attraverso la concessione dei favori concretamente più apprezzati. L’Anticristo dirà: se non siete capaci di mettervi d’accordo, metterò d’accordo io tutte le parti, dimostrando a tutti il medesimo amore, la medesima sollecitudine per soddisfare la medesima aspirazione di ciascuno.

L’Anticristo riesce a convincere la massa dei cristiani ad eccezione di un gruppetto di cattolici con a capo il papa Pietro II, una esiguo numero di ortodossi con a capo la starez Giovanni, ed alcuni protestanti che si esprimono per bocca del prof. Pauli. Questi resisteranno al fascino dell’Anticristo. Queste minoranze riusciranno a raggiungere l’ecumenismo della verità, radunandosi in una unica Chiesa, e riconoscendo il primato di Pietro. Ma sarà un ecumenismo escatologico, realizzato quando la storia sarà arrivata alla sua conclusione.

Solovev nell’immaginare questa forma di romanzo ha avuto presente una forma concreta di nuovo cristianesimo che era propugnata nel suo tempo dallo scrittore Lev Tolstoi.

Tolstoi propugnava un cristianesimo ridotto alle 5 regole di comportamento desunte dal “discorso della montagna”. Tutti bei precetti che vengono direttamente da Cristo anche se con qualche piccola rettifica. Ma, dice Tolstoj, questi precetti per essere validi non hanno affatto bisogno della esistenza attuale di Cristo, figlio del Dio vivente. Cristo è superfluo, non c’è posto per lui.

Ritornando al Racconto dell’Anticristo, lo starez Giovanni risponde all’Anticristo dicendo: “Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso, Lui stesso e tutto ciò che viene da lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente la pienezza della divinità”. Questo vuol dire che tutti i valori non hanno per noi senso alcuno se ci sono dati avulsi dall’unica vera ricchezza, che è la persona adorabile del Salvatore e l’avvenimento della nostra redenzione.

Solovev ha intuito con straordinaria chiaroveggenza che proprio questa forma di cristianesimo senza Cristo sarebbe diventato lungo il secolo XX il veicolo dello svuotamento sostanziale del messaggio evangelico sotto la formale esaltazione di un’etica e di un amore per l’umanità che si presentano come valori cristiani.

E allora qual’è l’ammonimento profetico del Racconto dell’Anticristo? Verranno giorni quando nella cristianità si tenderà a risolvere il fatto salvifico che non può essere accolto se non nell’atto difficile, coraggioso e razionale di fede in una serie di valori facilmente esitabili sui mercati mondani. Il cristianesimo ridotto a pura azione umanitaria nei vari campi dell’assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura.Tutte cose buone ma che “identificate” col cristianesimo, colpiscono al cuore il cristianesimo. Il messaggio evangelico identificato nell’impegno al dialogo tra i popoli e le religioni, nella ricerca del benessere e del progresso, nell’esortazione a rispettare la natura. La Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della Verità come dice Paolo scambiata per una organizzazione benefica, estetica e socializzatrice. Questa è l’insidia mortale che oggi va profilandosi per la famiglia dei redenti dal sangue di Cristo.

Un cristianesimo tolstoiano, cioè senza Cristo, ci renderebbe molto più accettabili nei salotti, nelle aggregazioni sociali e politiche, nelle trasmissioni televisive. Ma noi non possiamo e dobbiamo rinunciare al cristianesimo di Gesù Cristo, il cristianesimo che ha al suo centro lo scandalo della Croce, e la realtà sconvolgente della risurrezione del Signore. Gesù Cristo, il figlio di Dio, crocifisso e risorto, unico Salvatore dell’uomo, non è traducibile in una serie di buoni progetti e di buone ispirazioni omologabili con la mentalità mondana dominante.

E’ indubitabile che il cristianesimo sia prima di ogni altra cosa avvenimento, ma è altrettanto indubitabile che questo avvenimento propone e sostiene dei valori irrinunciabili. Non si può per amore di dialogo sciogliere il fatto cristiano in una serie di valori condivisibili dai più.

Se il cristiano, per amore di apertura al mondo e di buon vicinato con tutti, quasi senza avvedersene stempera sostanzialmente il fatto salvifico nella esaltazione e nel conseguimento di questi traguardi secondari, allora egli si preclude la connessione personale con il Figlio di Dio, crocifisso e risorto, consuma a poco a poco il peccato di apostasia e si ritrova alla fine dalla parte dell’Anticristo.

Dice infine Solovev, un cristianesimo senza Cristo senza la buona notizia di una reale e personale resurrezione è poi la stessa cosa di uno spazio vuoto, come un semplice buco praticato in un’isba di contadini.

Oggi siamo alle prese con la cultura della pura e semplice apertura, della libertà senza contenuti, del niente esistenziale. Questa è la grande tragedia del nostro tempo. Ma la tragedia diventa ancora più grande quando a questo niente, a queste aperture, a questi buchi si attribuisce , per superficialità o per amore di dialogo qualche ingannevole etichetta cristiana. Fuori di Cristo, persona concreta, realtà viva, avvenimento, fuori di Cristo c’è solo il vuoto dell’uomo, e la sua disperazione. In Cristo l’uomo trova la sua pienezza e la sua sola speranza.

Grazie. (applausi)

 

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