Gesù Cristo pantocratore nel duomo di Monreale

III Domenica di Pasqua

(Anno B)

(At 3,13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2,1-5; Lc 24,35-48)

 

 

di Alberto Strumia

 

Anche in questa terza domenica di Pasqua la liturgia ci pone davanti agli occhi nei tre passaggi indicati dalle tre letture, la chiave di lettura per comprendere e vivere nella storia dell’umanità e della Chiesa, in particolare per riuscire a “vivere” – e non appena a sopravvivere – questi nostri giorni.

  1. Tutto cade al suolo, solo la Croce di Cristo è rimasta in piedi

Nella prima lettura san Pietro, il capo scelto da Cristo per guidare la Chiesa, dà il primo “giudizio” sull’umanità, indicando l’errore di fondo della “cultura ideologica” che la guida: «Avete agito per ignoranza». E aggiungiamo noi, oggi, perché lo tocchiamo con mano, che l’ignoranza si paga! Il nostro mondo, e con esso quella parte della Chiesa che lo segue pensando che sia il momento di adeguarsi, sta pagando le conseguenze di un’ignoranza in gran parte volutamente indotta nelle persone. Un’ignoranza “colpevole” almeno in che l’ha voluta favorire e in chi ha accettato di conviverci. Un’ignoranza che consiste nel non essere più capaci di guardare in faccia la realtà delle cose, pensando che tutto l’uomo sia riducibile all’uomo, che l’uomo sia il creatore di se stesso, che gli uomini del potere siano i creatori di se stessi e i gestori della vita di tutti gli altri, come padroni di tutto ciò che esiste.

È il “peccato originale” che si riproduce continuamente, staccando l’umanità dal rapporto con Dio Creatore. È l’“ignoranza colpevole” dell’ideologia dominante che impone di pensare così e di parlare così. E tutti si adeguano, ormai anche nella Chiesa. Ma quest’ignoranza si paga. E gli uomini di oggi, divenuti prigionieri del loro stesso potere, sono bloccati ormai in tutte le azioni di quella che dovrebbe essere una vita umana. E prosegue l’Apostolo Pietro: «Avete ucciso l’autore della vita», lasciando intendere che ora ne pagate le conseguenze.

E aggiunge: «Ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni». Questa è l’unica via d’uscita. Quando tutto il resto sarà crollato su se stesso, rimarrà “solo Lui”. Questo  ci dicono anche le parole di Gesù stesso: «Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 2,32). È una forza attrattiva verso la verità delle cose che

– oltre a manifestarsi in senso “positivo” in quanti hanno la fede e sono stati liberati dall’ignoranza e resi consapevoli («noi ne siamo testimoni»),

– si manifesta anche in senso “negativo” nel progressivo sbriciolarsi e precipitare al suolo di tutto il resto che si oppone a Lui. Alla fine, nella desolazione di tutto e di tutti, rimarrà  in piedi, solo Lui, innalzato su tutto il resto. Quando tutto sarà caduto (poteri, ideologie, imposture, …) solo la Croce di Cristo svetterà, unica rimasta in piedi, sul mondo, sul creato. Stat Crux dum volvitur orbis (la Croce sta salda mentre il mondo gira a vuoto), come recita il motto dei Certosini.

Il salmo responsoriale è un richiamo alla Chiesa affinché non dimentichi di dirlo sempre, e soprattuto oggi, ma, come allora, dichiari con decisione: «noi ne siamo testimoni», di fronte ai «molti [che] le gridano in faccia: “Chi ci farà vedere il bene, se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?”».

  1. La fede e i comandamenti

La seconda lettura richiama a riprendere il filo conduttore della fede, là dove lo si fosse temporaneamente smarrito, per eccesso della pressione condizionante del “pensiero unico” che domina dappertutto («se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto». Ricorriamo a Lui per riprendere il giusto giudizio sulla storia, sulla vita, su tutto). Non ostiniamoci ad insistere su un modo di pensare e di vivere che ha fallito e continua a fallire. E soprattutto non azzardiamoci a propagandare un “cristianesimo apparente” che è la negazione di quello “vero”: «Chi dice: “Lo conosco”, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità!».

  1. La verifica della convenienza del cristianesimo

Infine, nel Vangelo, Gesù si rende presente con le sue apparizioni dopo la Risurrezione. Queste vogliono insegnarci a non limitarci alla constatazione “negativa” del fallimento del mondo costruito da un uomo che pretende di essere dio a se stesso. A non limitarci neppure a riconoscere che solo Stat Crux dum volvitur orbis, ma a “verificare positivamente” («Sono proprio io!») nella nostra vita, qui e ora, la “convenienza” del cristianesimo, seguendo la linea guida di una storia della Salvezza che è più grande di noi: «“Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture». Il Signore aiuti anche noi, oggi, a “reggere” l’impatto con i tempi della storia della Salvezza, che richiedono «che si compiano tutte le cose scritte» su di Lui perché si possa arrivare al momento della Sua piena manifestazione a tutto il mondo («Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo», seconda lettura).

San Giovanni Paolo II, proprio il 18 di aprile di trentanove anni fa, venne in visita a Bologna ad insegnarci «che l’uomo non può ridursi soltanto a “sistemare la sua vita nel mondo”», e non può ignorare che solo Cristo è la solida «testata d’angolo» che rimane in piedi salda per tutta la vita, anzi per tutta l’eternità.

Chiediamo a Maria, Madre di Dio e della Chiesa, che ha ricevuto “in anticipo” i frutti della Redenzione, vivendo momento per momento “i tempi del compiersi delle Scritture”, di condurci per mano perché anche noi riusciamo a fare come lei.

 

Bologna, 18 aprile 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

 

 

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