Cristo glorificato nella Corte del Cielo, tempera su tela di Fra Angelico (1400-1455)

Cristo glorificato nella Corte del Cielo, tempera su tela di Fra Angelico (1400-1455)

di Giuliano Di Renzo
Più che un passaggio la nostra vita è compito che ci chiede la vita stessa di un doveroso cammino di salvezza. Passaggio pare essere più un qualcosa di indefinito, ne sottolinea più che altro la provvisorietà senza suggerire che esiste un perché e un dove si va.
Né si può dire che la vita sia per un caso o destino, perché caso e destino sono categorie escogitate dall’ignoranza della nostra mente che messa a disagio tenta di coprire l’evidente irrazionalità con una certa apparente razionalità, essa stessa poi irrazionale e ingannatrice.
Nella prospettiva della vita come cammino la morte non si configura quale totale paventata sparizione che tanto atterrisce ognuno di noi.
L’uomo sente in sé forte il richiamo della vita e la storia dell’umanità non è che combattimento dell’anima contro l’angoscia di esistere. Scienza, filosofia e storia sono infatti l’inquieto agitarsi della mente che cerca e del cuore che non ha.
Il tempo che scorre accorcia la nostra vita. La vita di Dio è tutta intera nel suo attimo eterno. Noi invece viviamo la vita parcellizzata in istanti e dopo ogni istante qualcosa di noi non è più.
Morte e dolore sono il lascito della colpa iniziale con la quale si è insediato stabilmente in noi il Male avvelenando il DNA di ciascuno, sia spirituale che fisico, procedendo poi ad allungare come piovra i suoi tentacoli sul mondo per farne il suo regno incontrastato di Male assoluto.
La comoda superficiale sventatezza con la quale si glissa sulla presenza di una personalità malefica, il demonio, che fa di tutto per sconvolgere la ragione delle persone e deturpare i cuori con la confezione di falsi principi e diritti prova che l’innominabile di Zarathustra di Nietzsche esiste.
Chi su questa nascosta e tuttavia ben evidente turpe personalità del Male si illude sconterà la sua imprudenza già da quaggiù.
La rottura della nostra alleanza con Dio ci ha procurata l’orrenda deformità del mondo che è la Morte, di cui la morte fisica, nostra e delle cose, è conseguenza.
Il Signore è signore della vita, “ non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi, ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo il peccato è entrato nel mondo e ne fanno esperienza coloro che gli (al diavolo) appartengono” Sap 1,13 e 2,24).
La prossima solennità dei Santi ci fa contemplare la loro gloria e la successiva commemorazione dei defunti invita alla considerazione del mistero di coloro che hanno raggiunta la salvezza hanno bisogno di ulteriore purificazione e chiedono perciò a noi il soccorso della nostra preghiera.
La tragica avidità del gigante egoista ha inaridito il giardino e sterpi e rovi hanno imprigionato il malizioso imprudente e troppo audace prepotente.
Con lo sconvolgente suo umiliarsi per noi sino alla morte di croce il premuroso buon samaritano che dimentica l’offesa, Gesù, ha trasfuso in noi il suo sangue prezioso e trasfondendoci il flusso della sua vita divina ha fatto di noi morti dei risorti.
“ Dove abbondò il peccato sovrabbondò la grazia” ( Rm 5,20). invece di Adamo peccatore noi peccatori riceviamo in dono Gesù!  Gesù, Sapienza “che supera ogni conoscenza e preferii a scettri e troni. L’amai più della salute e della bellezza, amai il suo possesso più della luce. Essa è un tesoro inesauribile per tutti gli uomini” ( Sap 7,8 e ss).
Perché in Gesù viene manifestato al mondo che “ forte come la morte è l’Amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l’Amore né i fiumi travolgerlo” ( Ct 8, 6-7).
“ Dove abbondò il peccato sovrabbondò la grazia” ( Rm 5,20). Mirabile miracolo dell’Amore sovrano nel suo essere Amore, Sapienza incomprensibile dell’Amore che se fosse comprensibile non sarebbe l’Amore. La stupefacente opera della redenzione che può scaturire a noi solo dal Cuore divino e scendere solo dagli infiniti non-confini dell’eternità ci introduce nella luce epifanica di Dio quale è propriamente la Resurrezione di Gesù.
La morte sarà incontro con Cristo nella sua luce di Risorto, cioè di oltre il tempo e al disopra del tempo al modo che capitò a San Paolo sulla via di Damasco, e in essa tutto sarà allora rovesciato, a iniziare da noi stessi. “ Alla tua luce vediamo la luce” (Sl 35, 10). Nel mistero di grazia dell’amore di Dio la morte non è quell’irreparabile disgrazia che il senso di colpa ci fa sentire, ma è il necessario passaggio dalla condizione di crescita al naturale completarsi della vita. Il piccolo punto che eravamo nel momento del fiat creatore del Verbo di Dio unito al fiat di collaborazione dei nostri genitori accendevano noi come stelle nel segreto del vicendevole loro donarsi nell’amore.  Dal grido di gioia del nuovo: “ io esisto” si dipana la nostra avventura sino al completo svolgimento di essa, che sarà nella la fruizione piena della vita sommamente esistente che è Dio.
La vita che il Signore ci ha chiamati a vivere quaggiù è solo l’inizio della vita di un piccolo seme chiamato a espandersi nella piena fioritura di se stessa. Inizio di un cammino in cui la morte può sembrare un’irrimediabile frattura che lo spezza in modo definitivo, ma nella speranza nel Signore Risorto non è la nostra fine, ma il completo fruire della vita. Della vita nella Vita.
Come gli ebrei nel Mare Rosso, entrando noi nella nube della morte di Gesù entriamo nella nube luminosa dell’epifania della gloria di Dio. Tale fu ed è tuttora infatti la Resurrezione di Gesù.
Il mese di ottobre ci ha proposta la preghiera del santo Rosario e noi ne abbiamo scorsi i grani entrando nella contemplazione dei misteri di Gesù e di Mamma Maria.
Non si prega veramente il santo Rosario se esso non è anche cammino che introduce nella nube epifanica del Sinai e della trasfigurazione del Tabor in cui abita il Signore.
Attraverso la catena di misteri e di Ave Maria che è il rosario, disprezzato dai sapienti e dai prudenti, i semplici hanno trovato il Signore e si sono accomodati nella contemplazione che lo Spirito dona ai piccoli e ai puri di cuore, ai prediletti veri poveri di spirito del Vangelo.
Infatti la Chiesa ha da sempre raccomandato il Rosario e i santi non hanno mai smesso di formare corone di rose di Ave Maria intorno al Cuore della Madonna ed entrati con Lei nel Cuore di Gesù strappando al demonio le anime. Pensiamo a Padre Pio, alla venerata signora Luisa, alla Serva di Dio Luigina, che amava far andare con lei per Roma allo scopo di seminare nei solchi delle strade semi di Ave Maria, e a tanti nostri amici santi che abbiamo incontrati nella nostra vita di devozione o incontrati e vissuto un tratto della nostra vita accanto ad essi.
Ricordo che nel mese di maggio dello scorso anno per ben due volte dall’alto del suo santuario di Pompei la Madonna fece visibilmente oscillare la sua pesante corona del Rosario che regge in mano.
Ci fu chi vi ravvisò la minaccia di imminenti castighi. Non pensando che il dolore e la morte che tormentano dal suo origine il mondo hanno la loro radice nel nostro peccato di origine e alimentiamo con i peccati che commettiamo ogni giorno moltiplicando le maledizioni sulla terra che non finiscono di produrre a noi cardi e spine, come Dio disse ai nostri progenitori avendo essi trasformato il paradiso ricevuto in una landa tetra e ostile.
Dolore e morte dei quali noi ottusi osiamo attribuire la responsabilità a Dio, che invece si è voluto addossare in Gesù ed espiare per noi.
Non pensarono che la Vergine voleva a volgere un’onesto e sereno ma serio sguardo su di noi in un umile esame di coscienza e invitarci a riprendere la corona del Rosario, in privato e nelle famiglie, e, lontani dai domestici moderni lari pagani, quali sono diventate le televisioni con loro nenie quotidiane di contenziosi pettegolezzi, implorare la grazia della conversione a noi e a quelli che chiamiamo peccatori, ma che l’addolorato e delicato suo cuore di madre con la Serva di Dio Luigina Sinapi indicava come  “i miei figli che non hanno la Luce”.
Non è che il Vangelo e unisce in uno Giustizia e Misericordia, com’è Gesù sulla Croce ed perciò che è tanto odiato il Crocifisso.
Prima che la giustizia da noi offesa fermi la misericordia e faccia pulizia della cloaca di male con la quale il mondo insozza il santuario di Dio che noi e il mondo come natura siamo.
La chiamata che giunge sempre a noi come a figli continuamente ripetuta di ritrovarci in preghiera è la voce del Signore a Mosè:
“Io vi ho fatti uscire dal luogo di schiavitù e vi ho fatti venire fino a me. Se vorrete ascoltare la mia voce e custodire la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti, una nazione santa…
Il Signore disse a Mosè: Ecco, io sto per venire in una densa nube, perché il popolo senta quando parlerò con te e credano anche a te…. Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba. Tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore. Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento incontro a Dio” ( Es 19,3-17).
E: “ Gli apostoli si riunirono intorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed Egli disse loro: Venite in disparte e riposatevi un po’. Era infatti molta la folla che andava e veniva non avevano più neanche il tempo di riposare. Allora partirono in un luogo solitario. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore. E si mise a insegnare loro molte cose” ( Mc 6, 30-34).    
Siamo stati chiamati dalla Madonna e accompagnati da Lei siamo corsi veloci incontro a Dio per imparare a tenerci lontani dai lupi con seguire la voce di Gesù buon pastore!
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