Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria

(Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38)

 

di Alberto Strumia

 

Possiamo dire – anzi, dobbiamo dire – che nella Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, che oggi celebriamo nella Chiesa e con la Chiesa, si sintetizza tutta la “teologia della storia”. In altre parole, si trova la “chiave” per aprire il nascondiglio dove è racchiusa la spiegazione della vita di ciascuno di noi e dell’intera vicenda dell’umanità di ieri, di oggi e di domani.

È una “chiave” che apre le tre “serrature” delle tre “stanze” della storia:

– quella del passato, ovvero delle “origini”;

– quella del “presente”, ovvero dei nostri anni e giorni;

– quella del “futuro”, che in Maria Immacolata viene “anticipato”.

1 – La prima lettura (le “origini” e il collegamento con il presente) descrive, con il linguaggio simbolico che è proprio di questo passo della Scrittura, che rinvia alla realtà dei fatti, la condizione dell’umanità dopo il “peccato originale”.

L’umanità intera, unificata nella coppia dei progenitori (Adamo ed Eva), ha appena deciso, seguendo l’inganno ideologico di Satana, di non rispettare più il “giusto modo” di rapportarsi con Dio Creatore, perdendo così la “giustizia originale”. La natura dell’essere umano ha delle “leggi” che le sono intrinseche, assegnatele dal Creatore. Se liberamente decide di non rispettarle, dandosene delle altre di proprio arbitrio, essa incomincia a non “funzionare” più come ci si aspetterebbe.

Il percepire la propria “nudità” («ho avuto paura, perché sono nudo») indica che nell’essere umano è venuto meno ciò che gli dava sicurezza e fiducia nella vita, nel suo rapporto con se stesso, con l’altro e con Dio. Egli si è volontariamente denudato, privato della giustizia, del giusto modo di esistere. Questo fa perdere la sicurezza e quindi non può che mettere “paura” («ho avuto paura»; «L’uomo, pertanto, vive sempre più nella paura», Redemptor hominis, n. 15). L’umanità, oggi, sembra proprio “vergognarsi” di esistere di fronte alla natura e al cosmo, quasi come una nemica che deve ridursi anche numericamente, il più possibile, per non disturbare l’equilibrio di ciò che la circonda.

Quando ci si accorge che qualcosa non va, richiamati dalla “realtà dei fatti”, attraverso la quale si presenta la voce di Dio Creatore, parte il “meccanismo” del “dare la colpa agli altri”. Come Adamo accusa Eva, così oggi si cerca il capro espiatorio sul quale scaricare la responsabilità delle contraddizioni della condizione umana (le “strutture” oppressive che vanno cambiate, gli “avversari” politici che vanno banditi, ecc.). Oggi, però, non siamo ancora arrivati ad identificare in Satana («il serpente») il tentatore originario di tutta l’operazione e siamo ancora fermi all’accusa di quelle strutture e di quegli altri («La donna che tu mi hai posto accanto») che hanno rovinato, oggi si dice, la natura e il pianeta. Anzi, coloro che si ergono a salvatori del mondo, con Satana spesso si alleano, cercando in lui sicurezza e maggiore potere, sentendosi ormai onnipotenti («diventereste come Dio», Gen 3,5) a differenza di tutti gli altri a loro sottoposti.

A quando il passo successivo e definitivo che fa ritrovare, penetrando oltre la superficie delle cose, l’unico vero Dio Creatore?

La liturgia della solennità odierna ci guida “in anticipo” sulla storia dei nostri giorni, nella giusta direzione, dicendoci fin da ora come andrà a finire, svelandoci come stanno “veramente” le cose. Maria, la madre di Dio, la donna che ha conservato la condizione “originaria” «ti schiaccerà la testa», viene detto a quel Satana che ora sta dominando il mondo e la storia, solo perché gli viene momentaneamente permesso, per mettere alla prova e irrobustire la nostra fede.

2 – La seconda lettura è il grande inno della Lettera agli Efesini, della centralità di Cristo Redentore, che ha ristabilito l’accesso alla “giustizia originale” tra l’umanità e Dio Creatore, resa nuovamente accessibile a chi la vuole accogliere, ma definitivamente perduta da chi la vuole rifiutare ostinatamente.

3 – Il Vangelo dell’Annunciazione descrive il modo scelto da Dio per attuare il ripristino  (Redenzione) della “giustizia originale”: il primo passo è l’Incarnazione del Verbo, in Maria.

L’Angelo la dichiara, da subito «piena di Grazia», indicando così la sua “Immacolata Concezione” (immunità dal peccato originale fino dal suo concepimento nel grembo di Anna sua madre), che consiste nell’avere ricevuto, “in anticipo” su tutti gli altri esseri umani, i frutti della Salvezza operata dal suo Figlio, Gesù Cristo, mediante la Passione, Morte e Risurrezione.

“In anticipo”, rispetto al tempo cronologico nel quale la Passione di Cristo è avvenuta, perché gli atti di Dio sono eterni e, come tali, possono sincronizzarsi efficacemente con ogni istante della storia. Come avviene anche nella celebrazione della Messa, nella quale veniamo “sincronizzati” con il momento del Sacrificio della Passione del Signore.

La festa di oggi ci dice, con il linguaggio e i gesti della liturgia, che non solo Cristo ha in mano la storia umana e cosmica e ritornerà nella Gloria per «giudicare i vivi e i morti e il Suo Regno non avrà fine» (come professiamo nel Credo), ma aggiunge che il Cuore Immacolato di Maria con il suo trionfo, lo anticiperà, come ci ha anticipato nel ricevere i frutti della Redenzione.

Oggi, nella confusione più totale nel mondo e nella Chiesa, attraversata dalla grande apostasia da Cristo e dalla Sua dottrina, la nostra preghiera, rivolta a lei, è quella che le chiede di anticipare il più possibile i tempi della manifestazione gloriosa («se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe; ma a causa degli eletti» e delle loro preghiere «quei giorni saranno abbreviati», Mt 24,22) «per guadagnarne il maggior numero» (1Cor 9,19) alla Salvezza.

Regina concepita senza peccato originale, prega per noi!

 

Bologna, 8 dicembre 2021

 

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. È direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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