Annunciazione, Ambrogio Lorenzetti
Annunciazione, Ambrogio Lorenzetti

 

Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria

(Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38)

 

di Alberto Strumia

 

La Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, che oggi si celebra nella Chiesa Cattolica, risulta del tutto incomprensibile se non si mette a fuoco, per comprenderla in tutta la sua “seria” portata antropologica, culturale e quindi sociale, oltre che morale, la questione del “peccato originale”. Per il semplice fatto che la formula dogmatica “Immacolata Concezione di Maria” significa che la Madre di Dio è stata preservata fino dal suo concepimento nel grembo di sua madre Anna, proprio dal “peccato originale”.

– La prima lettura. Ecco perché la prima lettura della liturgia di oggi, tratta dal libro della Genesi, parla del “peccato originale” della prima coppia uomo-donna, che in quel momento era l’umanità intera e della situazione che si è venuta a creare, di conseguenza, per l’umanità intera da quel momento.

Servendosi di un modo di esprimere la “realtà” della condizione umana che fa ricorso ad una sorta di linguaggio simbolico, la Sacra Scrittura riferisce uno “stato di fatto”, una condizione che “segna” gli esseri umani nella loro esistenza, nel loro stato di “natura decaduta”. In questo modo la Rivelazione biblica offre a noi, come agli uomini di tutti i tempi, l’unica “chiave adeguata” per comprendere, alla radice, l’origine di tutti i mali, fisici e morali, che pesano sull’essere umano. La malattia, la morte, le catastrofi ambientali, le guerre, i delitti oggi divenuti esageratamente efferati, le incomprensioni, le offese di ogni genere, tutte le forme di “ingiustizia”, derivano da quel primo atto di “ingiustizia originaria”.

Un atto di “ingiustizia originaria” che ha segnato ogni persona umana nella sua “natura”, nel suo essere – una “condizione ontologica” come direbbero i filosofi.

«Il Signore Dio lo chiamò e gli disse: “Dove sei?”». L’essere umano sembra essere improvvisamente “scomparso” dalla creazione.

«Rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”». Cercando di nascondersi davanti a Dio per tentare di costruire un mondo nel quale poter vivere “come se Dio non esistesse” («mi sono nascosto»), l’uomo-umanità si è ritrovato svestito di sé stesso, della propria identità, così da “vergognarsi” di esistere nel creato. Una traccia ultima di questo “vergognarsi” di esistere sembra affiorare, in questi nostri ultimi anni, da quelle forme di ambientalismo che vede sempre l’uomo colpevole di tutto, di fronte agli animali, alle piante, al clima. Quasi una reinvenzione pagana del “peccato originale” contro un ambiente idolatricamente divinizzato. Quest’uomo che si colpevolizza di “ingiustizia” nel rapporto con tutto ciò che è inferiore a lui non ha ancora capito che l’ingiustizia è invece nel suo rapporto con chi è superiore a lui, nel suo rapporto con Dio Creatore.

Il “peccato originale”, che il linguaggio simbolico della Sacra Scrittura ci rivela è proprio questa “rottura della giustizia” nel rapporto con Dio Creatore. Da questo primo atto di ingiustizia derivano tutti gli altri. Se si rimuove questo modo di leggere la storia, si finisce per non capire più perché e come vanno le cose, si rimane alla superficie della realtà.

– La seconda lettura descrive, nell’inno di benedizione e di ringraziamento della Lettera agli Efesini di san Paolo l’opera di “riparazione” di questa “ingiustizia originale”, compiuta da Cristo con la Redenzione.

Nel mondo di oggi – e ormai anche nella Chiesa! – non si capisce nulla della storia “vera”, non si capisce nulla di Cristo e delle ragioni della fede dei credenti in Lui, proprio perché non capendo la questione del “peccato originale”, sembra inutile ogni “riparazione” di una giustizia verso un Dio che, anche se c’è, ha ben poco a che fare con un’umanità che si è nascosta davanti a Lui («mi sono nascosto») e che, sapendosi nuda tenta di coprirsi con le foglie di fico delle ideologie. Ma ormai queste ultime sono così lontane dalla realtà della vita degli uomini, quella di tutti i giorni, che la gente è così nauseata e disperata che si abbandona alle violenze più inimmaginabili. Sorprendentemente il Vangelo riferisce di cose simili in relazione agli ultimi tempi («Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire», Mt 10,21; «Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno», Mc 13,8; «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno», Lc 21,10); ma non siamo in grado di dire di più che occorre essere attenti (vigilanti).

– Nel Vangelo che narra l’Annunciazione a Maria, da parte dell’Arcangelo Gabriele, del suo essere chiamata ad essere la madre del Redentore, ella viene dichiarata «piena di grazia», ancora prima che Gesù sia nato, morto e risorto. Perché in lei il “peccato originale” è stato escluso in partenza, in forza di ciò che Cristo avrebbe fatto e manifestato poi, secondo il tempo della storia che scorre in questa terra, ma che nell’Eternità è da sempre effettivo ed efficace. Maria è preservata dal “peccato originale” fino dal suo concepimento nel grembo di sua madre Anna, in forza, in vista, dei meriti della Passione del suo Figlio, Cristo Redentore.

È questo ciò che nella festa di oggi viene ricordato e celebrato. In Maria si realizza in anticipo ciò che per noi è reso possibile con il nostro Battesimo. È così che Maria è sempre colei che “anticipa” i tempi del destino della Chiesa, come a Cana anticipò i tempi del primo miracolo di Gesù: «Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”». Oggi è venuto a mancare, presso gli uomini, il vino della ragione e della fede. E lei anticiperà, verosimilmente, il tempo dell’intervento di Gesù nella storia che manifesterà alla coscienza di tutti la Verità. Allora il demonio, Satana che, all’origine, come in ogni momento successivo della storia ha indotto e induce gli uomini e le donne a rifiutare la “giustizia” nel rapporto con Dio Creatore e con Cristo Redentore, sarà smascherato come il vero perdente e gli uomini, che si sono pentiti per averlo seguito, potranno vedere Dio nella Gloria irreversibile dell’Eternità. Ciascuno potrà dire: «Vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno» (Gb 19.26-27).

Maria concepita senza peccato originale, prega per noi!

 

Bologna, 8 dicembre 2023

 

 

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