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Solennità della SS. Trinità (Anno A)

(Es 34,4-6.8-9; Dn 3,52-56; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-18)

 

di Alberto Strumia

 

Le solennità che aprono il “Tempo Ordinario” dell’Anno liturgico (SS. Trinità, SS. Corpo e Sangue di Cristo) sembrano volute a scopo didattico, per riassumere e fissare nella nostra mente i contenuti assolutamente essenziali della dottrina alla quale si deve credere. Così che non vengano mai dimenticati e riguardo ad essi non possa affiorare nessun dubbio. Ma, quasi d’istinto, emergano in un’intelligenza di fede. Per questo, oggi, ci estenderemo con più ampiezza del solito nella nostra riflessione.

Oggi il dogma centrale, che viene richiamato in questa festa, è quello della Santissima Trinità, di Dio uno in tre Persone. Di fronte a queste verità, quando ci si accorge di non avere le idee chiare, o comunque, per approfondire, la prima cosa da fare è prendere in mano il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (che si trova anche in Internet). Volendo, poi, si potrà accostare anche il Catechismo nella sua versione ampia e completa. Alla Trinità vengono dedicati i numeri dal 44 al 49. Eccoli.

«44. Qual è il mistero centrale della fede e della vita cristiana?

Il mistero centrale della fede e della vita cristiana è il mistero della Santissima Trinità. I cristiani vengono battezzati nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

Questo numero si limita ad un’enunciazione del “dato rivelato” sulla “natura trinitaria” di Dio, senza alcun dettaglio ulteriore e senza nessuna spiegazione. I numeri successivi espliciteranno che cosa si debba intendere nell’ambito della dottrina cattolica, così come la Chiesa lo ha compreso alla luce

– dell’insegnamento di Cristo riportato nei Vangeli

– dei“dogmi trinitari”definiti nei Concili di Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia.

«45. Il mistero della Santissima Trinità può essere conosciuto dalla sola ragione umana?

Dio ha lasciato qualche traccia del Suo Essere trinitario nella creazione e nell’Antico Testamento, ma l’intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione umana, e anche alla fede d’Israele, prima dell’Incarnazione del Figlio di Dio e dell’invio dello Spirito Santo. Tale mistero è stato rivelato da Gesù Cristo, ed è la sorgente di tutti gli altri misteri».

Nessuno aveva mai potuto immaginare, con la sola ragione, un “Dio in Tre Persone”, così come lo intende la dottrina cristiana cattolica: un’unica “natura/sostanza” divina attuata in “tre persone/relazioni”. Le religioni politeiste avevano cercato di attribuire una sorta di natura divina (nel senso di semplicemente umana ma immortale) a più entità, gli dèi. Le religioni monoteiste, e la più elevata filosofia, avevano compreso la necessità di una divinità assolutamente unica, pena la contraddizione logica della molteplicità del “principio primo” causa di tutto ciò che esiste. Ma nessuna concezione precristiana aveva ipotizzato la possibilità di una “pluralità di relazioni sussistenti” nell’unica sostanza divina.

Nell’Antico Testamento si trovano solo tracce (“figure”) implicite di anticipo della Rivelazione della Trinità (Dio ha lasciato qualche traccia del Suo Essere trinitario nella creazione e nell’Antico Testamento). Queste saranno riconoscibili come anticipazioni della Rivelazione della Trinità contenuta nelle parole di Gesù Cristo, ma solo dopo aver compreso il Suo insegnamento. I Padri della Chiesa hanno riflettuto particolarmente su questa lettura “prospettica” dell’Antico Testamento.

Basti pensare all’incontro di Dio con Abramo alle Querce di Mamre, nel quale la divinità si manifesta mediante tre personaggi («il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo”», Gen 18,1-3).

«46. Che cosa Gesù Cristo ci rivela del mistero del Padre?

Gesù Cristo ci rivela che Dio è “Padre”, non solo in quanto è Creatore dell’universo e dell’uomo, ma soprattutto perché genera eternamente nel Suo seno il Figlio, che è il Suo Verbo, “irradiazione della Sua gloria, impronta della Sua sostanza” (Eb 1,3)».

A parlare esplicitamente della Trinità è Gesù Cristo, che in questo modo completa la Rivelazione su come si debba conoscere e intendere Dio per non cadere in errore. Il modo in cui Egli compie questa Rivelazione è del tutto “ovvio”, e avviene quasi dando per scontato che Dio non può che essere così. Per Cristo, infatti è ovvio che esistono il Padre e lo Spirito Santo e con questa “spontaneità” ne parla. Da questo Suo modo immediato di parlarne, gli ascoltatori apprendono che Dio è Padre, Figlio (Gesù stesso, Verbo che ha assunto una natura umana) e Spirito Santo.

Gesù parla:

– del Padre come il Creatore che, “in principio”, ha stabilito le “leggi” sulle quali si regge il creato, l’uomo con la sua famiglia («Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina» Mt 19,4);

– di Sé stesso come Figlio, inviato dal Padre. Riporto, di seguito, tra i numerosi passi, i più significativi.

«Tutto mi è stato dato dal Padre Mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11,27).

«Ed eco una voce dal cielo che disse: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”» (Mt 3,17).

«Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui» (Gv 3,17).

«Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa» (Gv 3,35).

«In verità, in verità vi dico, il Figlio da Sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa» (Gv 5,19,20).

«Questa, infatti, è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,40).

«Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te» (Gv 17,1).

«Molti altri segni fece Gesù in presenza dei Suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel Suo Nome» (Gv 20,30-31).

Gesù riceve poi da altri la testimonianza della loro fede nella Sua identità personale di Figlio di Dio. Come, ad esempio, si documenta in questi passi.

«Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”» (Mt 14,33)

«Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”» (Mt 16,16)

«Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”» (Mt 17,5 e passi paralleli)

«Gli replicò Natanaele: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”» (Gv 1,49).

«Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”» (Gv 11,27).

E parla dello Spirito Santo come Colui che rende pienamente comprensibile quanto Lui, il Figlio, ha insegnato. E lo rende desiderabile e amabile come Dio e il Suo insegnamento come ciò che è più “conveniente” per l’uomo.

«Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di  Lui» (Mt 3,16).

«Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo» (Mt 4,1).

Gesù parla poi della Trinità nel Suo insieme, affidando agli Apostoli il mandato di annunciare la Salvezza e di battezzare.

«Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19 e passi paralleli).

«Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio”» (Gv 3,5).

«Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel Mio Nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26).

«Questo Egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in Lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv 7,39).

«Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, Egli Mi renderà testimonianza» (Gv 15,26).

«Quando però verrà lo Spirito di verità, Egli vi guiderà alla Verità tutta intera» (Gv 16,13)

«Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”» (Gv 20,22-23).

«47. Chi è lo Spirito Santo, rivelato a noi da Gesù Cristo?

È la terza Persona della Santissima Trinità. È Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio. Egli “procede dal Padre” (Gv 15,26), il quale, principio senza principio, è l’origine di tutta la vita trinitaria. E procede anche dal Figlio (Filioque), per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio. Inviato dal Padre e dal Figlio incarnato, lo Spirito Santo guida la Chiesa “a conoscere la Verità tutta intera” (Gv 16,13)».

Questo numero è dedicato alla Persona dello Spirito Santo che viene definito semplicemente come la terza Persona della Santissima Trinità. E come tale è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio. Come il Padre e il Figlio è un unico Dio, quanto alla sostanza. In Dio tutto è identico a Se stesso, alla Sua essenza. Ogni Sua caratteristica (“attributo”) coincide con Dio stesso; ciascuna “Persona divina” è Dio stesso, mantenendo la Sua precisa identità personale.

La liturgia ci dice, in proposito:

«Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo sei Un Solo Dio, Un Solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza. Quanto hai rivelato della Tua Gloria, noi lo crediamo, e con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del Tuo Figlio e dello Spirito Santo. E nel proclamare Te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle Persone, l’Unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina» (Prefazio della Santissima Trinità).

Il numero fa poi un accenno a quella che tecnicamente viene chiamata la “processione” (la parola ha qui un valore “tecnico” e non quello del linguaggio comune) dello Spirito dal Padre e dal Figlio.

La “processione” delle Persone nella Trinità è cosa ben diversa dalla “creazione”.

– Creazione. Nell’atto con cui Dio “crea” tutto ciò che si colloca “all’esterno” della (nel senso di “distinto dalla”) Trinità, Egli agisce come “Uno” (ad extra), “partecipando” alle creature un livello di essere (“natura”) di grado inferiore al Suo, per cui le creature non sono uguali a Dio, ma hanno con Lui solo un qualche grado di “somiglianza”, come una “traccia” (vestigium). Nell’uomo e negli Angeli tale “somiglianza” raggiunge il livello di una vera e propria “immagine” (imago) che quasi “riflette”, pur con tutti i suoi limiti, Dio stesso.

San Tommaso spiega che:

«Mentre in tutte le creature si trova una qualche somiglianza con Dio, solo nella creatura razionale [uomo e Angelo] si trova quella forma di somiglianza con Dio che è l’immagine, come si è già detto, mentre nelle altre creature vi si trova solo una traccia» (Summa Theol, I, q. 3, a. 6 co).

Processione. La “processione”, a differenza della “creazione” avviene “all’interno” (ad intra) della Trinità. Con questo termine si intende connotare il rapporto eterno che sussiste tra le Persone della Trinità. Così si dice che il Figlio “procede” dal Padre secondo una eterna “generazione” (prima processione), e che lo Spirito Santo “procede” dal Padre e dal Figlio secondo un’eterna “spirazione” (seconda processione).

Si tratta di un linguaggio che è stato ricavato dalle parole stesse di Gesù, riportate nei Vangeli e in generale dalla Scrittura. In questi Gesù si qualifica come Figlio in rapporto a Dio Padre: da questa espressione viene il termine “generazione”, mediante un’analogia ovvia con la generazione di un figlio da parte dei genitori umani.

Mentre il termine “spirazione” vuole esprimere lo spirare del vento e il soffiare con la bocca, che nella Scrittura sono frequentemente associati allo Spirito Santo.

(«Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”», Gv 20,22; «Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo», At 2,1-4).

Non entriamo qui nei dettagli della disputa con gli Ortodossi che, in luogo dell’espressione del Credo cattolico secondo il quale lo Spirito Santo «procede dal Padre e dal Figlio (Filioque)», ritengono che lo Spirito proceda solo dal Padre, quanto all’Essere, e dal Padre “per mezzo del Figlio” quanto all’Economia della Salvezza, come Salvatore inviato agli uomini.

«48. Come la Chiesa esprime la sua fede trinitaria?

La Chiesa esprime la sua fede trinitaria confessando un solo Dio in tre Persone: Padre e Figlio e Spirito Santo. Le tre Persone divine sono un solo Dio perché ciascuna di esse è identica alla pienezza dell’unica e indivisibile natura divina. Esse sono realmente distinte tra loro, per le relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: il Padre genera il Figlio, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio».

Abbiamo già introdotto i “concetti” basilari (la parola “filosofica” sarebbe “metafisici”) che sono impiegati in questo numero dedicato alla Trinità, così come la Chiesa Cattolica, nei Concili del IV secolo li ha formulati e definiti, come “oggetto” della fede della Chiesa e, quindi, che ogni fedele è tenuto a conoscere e accogliere, professandoli con la recita del Credo.

– Prima di tutto, in questo numero, viene detto che la fede della Chiesa professa un solo Dio.

= Ciò vuole significare che non ci sono più divinità, più dèi (in opposizione al “politeismo” pagano). Dunque, non ci si può ritenere cattolici e coltivare il culto degli animali, dell’ambiente, della natura o di alcuni uomini (personaggi mitizzati, o maghi) “divinizzandoli”, mettendoli alla pari di Dio, o quasi.

O addirittura dando loro un credito superiore a quello che si riconosce a Dio: si tratta di un comportamento oggi molto comune, più di quanto si pensi! Ma si tratta di una forma di superstizione!

= E vuole dire anche che non ci sono “due divinità”: un “dio del bene” e un “dio del male”, due entità “alla pari” che si combattono tra loro. Questa è l’eresia del “Manichei” che fu combattuta vigorosamente da sant’Agostino, già nel IV secolo. Il demonio, Satana, non è una sorta di “dio del male”, eterno come Dio, ma è una “creatura”, un essere assolutamente inferiore a Dio, essendo un Angelo (un puro spirito) che ha rifiutato la “giustizia originale” (“peccato originale degli Angeli”), perdendo il “giusto modo” di rapportarsi a Dio Creatore.

= Esiste dunque un’unico Dio, una sola “natura” divina, una sola “sostanza” divina. E in Dio tutto ciò che esiste è Dio stesso, il Suo Essere (“Io Sono” ci dice Dio di Sé nella Scrittura).

La filosofia di san Tommaso (che non è come tale oggetto di fede, ma opera della ragione umana) cerca di aiutare la nostra comprensione spiegando che il Nome di Dio “Io Sono”, che è la Sua auto-definizione, è la Sua “essenza”, ciò che caratterizza Dio per quello che è, e la Sua “sostanza” è ciò che Dio è realmente. Ed essendo quello che è, Egli “vive”, “agisce”, “opera”. In questo senso “operativo” si parla di “natura” divina. La “natura” è l’“essenza” in quanto principio di “operazione”, di “azione”, di “attività”. E Dio vive in se stesso e crea degli enti distinti da Dio stesso.

– Poi questo numero dice che l’“unico Dio”, l’unica “sostanza” divina si attua essendo dotata di “Tre Relazioni” che chiamiamo “Persone divine”. Una relazione che viene detta di “Paternità”, a partire dalle parole di Gesù che la chiama “il Padre”; una relazione di “Figliolanza”, a partire dalle parole di Gesù che si qualifica come “il Figlio”; e una relazione di “Spirazione”, a partire dalle parole di Gesù che la qualifica come “lo Spirito”. Queste tre relazioni o persone non sono “persone” allo stesso modo in cui lo siamo noi. Ogni persona umana, infatti, è una sostanza a sé, un individuo che può esistere anche separandosi, in certo modo dagli altri (anche se per vivere bene ha bisogno di non sottrarsi alle relazioni con gli altri). Tanto è vero che quando uno muore, l’altro può rimanere in vita. Noi possediamo una comune “natura umana”, che si attua in più “sostanze” diverse. Mentre in Dio l’unica sostanza si attua in relazioni distinte che non si separano in più sostanze, sono relazioni sussistenti in sé stesse, nell’unica sostanza divina. Come questo possa esattamente avvenire non ci ha dato di comprenderlo più di così, se non per analogia. Anticamente ci si serviva del “modello” del triangolo per dare una qualche idea figurativa della Trinità. L’unico ente triangolo ha in sé tre relazioni nei suoi lati che permettono di distinguere in esso tre vertici o tre angoli, senza che ne emergano tre triangoli separati.

«49. Come operano le tre Persone divine?

Inseparabili nella loro unica sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nel loro operare: la Trinità ha una sola e medesima operazione. Ma, nell’unico agire divino, ogni Persona è presente secondo il modo che le è proprio nella Trinità.

“O mio Dio, Trinità che adoro. . . pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me stessa, tutta vigile nella mia fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice» (Santa Elisabetta della Trinità)”».

Quanto è stato detto nel numero precedente, dice ciò che la Chiesa sa, a partire dalla Rivelazione, e ha definito nei Concili, in merito alla Trinità, quanto alla vita “interna” ad essa (ad intra).

In questo numero si parla, invece, di come Dio agisce “all’esterno” (ad extra) di Se Stesso. Si tratta dell’opera della creazione, con tutto ciò che l’accompagna (Amore, Conoscenza, Provvidenza verso le creature, ecc.). Qui non si impiega, ancora, la parola “creazione”, ma si preparano i termini per riuscire a parlarne in seguito. Qui si dice che Dio, opera come “Uno” verso ciò che Egli stesso fa esistere di distinto da Sé. Non c’è un’azione che sia di una Persona e non dell’altra, ma tutte operano come “un solo Dio” (le Persone divine sono inseparabili anche nel loro operare: la Trinità ha una sola e medesima operazione).

Noi possiamo attribuire a ciascuna Persona un “modo” di operare nell’unica azione dell’unico Dio, a partire dalla denominazione che Gesù ci ha rivelato di Essa. Per cui al Padre, viene attribuito l’essere “il Principio” della Creazione; al Figlio viene attribuito l’essere “Mediatore” della Rivelazione e della Salvezza, allo Spirito Santo viene attribuito il “perfezionamento” della “Conoscenza” consapevole e della “Consolazione”

Tutto questo è particolarmente esplicitato nel Vangelo di san Giovanni.

Imparare a scoprire come la “dottrina” è importante per “vivere”, traducendosi in una personale “esperienza esistenziale” (“spirituale”) nella vita             quotidiana, è il lavoro (“ascesi”) raccomandabile per ogni cristiano, così da “gustare” la propria fede.

Maria seppe fare, per prima, questo lavoro ed è a lei che, come sempre, ci rivolgiamo per essere aiutati a seguirne il “metodo” di vita.

 

Bologna, 4 giugno 2023

(Per approfondire: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo – vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021)

 

 

 

 

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