Corpus Domini

 

Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo (Anno B)

(Es 24,3-8; Sal 115; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26)

 

di Alberto Strumia

 

Le letture della liturgia della Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – il Corpus Domini, secondo la tradizionale dizione latina –sono tutte un inno “consapevole” di adorazione, di lode e di ringraziamento al Signore, per avere lasciato alla Chiesa il Sacramento dell’Eucaristia. La parola stessa “Eucaristia” dice in sé, nella sua etimologia,  “ringraziamento”. Un ringraziare “consapevole” del popolo cristiano, fedeli e ministri. Oggi, se la vita della Chiesa e del mondo intero non vogliono precipitare nel vuoto del pensiero e nella inutilità del vivere, è indispensabile e urgente ritrovare questa “consapevolezza” quasi ovunque perduta.

– Nella prima lettura la “consapevolezza” della Presenza del Signore in mezzo al popolo, a garanzia del proprio vivere nel modo giusto, che porta frutti di bene-essere per ciascuno singolarmente e per tutti nell’insieme, è chiaramente espressa dalla dichiarazione unanime di quel popolo: «Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: “Tutti i Comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». È chiaro a tutti che i Dieci Comandamenti, dati da Dio a Mosè, rappresentano le Leggi di natura, universali e ineludibili per una vita buona, vivibile dell’umanità sulla terra. Il solo pensare di contraddirle non rispettandole, porta come conseguenza il fare del male a se stessi e al prossimo, l’autodistruzione della propria persona, della propria vita domestica (la famiglia), dell’intera società, che si sfalda fino a divenire invivibile, come lo è oggi. Si tratta di una Legge Naturale non facoltativa, come non lo sono le altre leggi del mondo fisico. Non è questione di credere o meno nella sua validità, perché essa c’è comunque, essendo un dato oggettivo.

Con questa “consapevolezza” della “realtà dei fatti” il popolo rispose senza dubbi o indecisioni: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Questo atteggiamento esprime il “modo giusto” di affrontare la “vita reale”, essendo il “modo giusto” di valutare se stessi e gli altri, a partire dal “modo giusto” di porsi di fronte a Dio Creatore. È il riposizionamento originale dell’essere umano davanti a Dio.

– Nella seconda lettura l’autore della Lettera agli Ebrei offre la chiave di lettura di ciò che è avvenuto dal momento in cui il popolo, che è l’umanità intera in blocco, si è azzardata ad avventurarsi nell’incauta impresa di fare a meno dell’osservanza di quella Legge di Natura che sono i Dieci Comandamenti, allontanandosi dal “modo giusto” di affrontare la “vita reale”, dal “modo giusto” di stare davanti a Dio Creatore. Con la conseguenza di perdere l’equilibrio del modo di stare di ciascuno con se stesso (è la dissociazione dell’io, della sua psicologia, del suo equilibrio psichico e spirituale). E di perdere la capacità di rapportarsi con gli altri (è la dissociazione della vita domestica e di quella sociale, fino all’invivibilità e all’ingovernabilità). La vita sulla terra diventa una Babele di incomunicabilità e di manipolazione della persona e dei popoli.

Ma Dio stesso “provvede” a restituire la possibilità di accesso a quella “giustizia originale” perduta. È la Redenzione attuata da Gesù Cristo, il quale ha preso su di sé il compito di “riparare” questa situazione assumendo nella Sua Umanità di Verbo fatto carne, tutto quanto – neppure un capello del capo è rimasto escluso – andava ricollocato nel “posto giusto”, nel “modo giusto”, per rimettere coloro che lo vogliono nella familiarità con Dio, nella quale sola si “vive bene”. In attesa della definitiva e libera irreversibilità della scelta compiuta da ciascuno, per l’Eternità. Così che «coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità Eterna».

– Nel Vangelo viene narrato il momento dell’istituzione dell’Eucaristia da parte del Signore nell’Ultima Cena. Il Sacramento dell’Eucaristia, nella odierna Solennità del Corpus Domini viene offerto dalla Chiesa, ai fedeli, come la “Presenza reale” di Cristo da adorare in ginocchio, da lodare e ringraziare per questa restituzione della possibilità di accedere nuovamente alla “familiarità con Dio”, dopo aver riconosciuto nel pentimento, l’errore (è il peccato) dell’averla rifiutata, all’origine come umanità in blocco, e poi come singole personae, nelle successive occasioni quotidiane.

La Chiesa ha il compito di ritornare ad insegnare che nell’Eucaristia è realmente presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità il Signore Gesù Cristo. La Sua Presenza, in tal modo, non si è limitata ai pochi anni della vita umana di Cristo, a più di duemila anni fa. Ma è qui ora! E non si è limitata alla localizzazione nell’uomo singolo Gesù di Nazaret, me è divenuta universale anche “geograficamente”, oltre che “temporalmente”. Perché con la celebrazione della Santa Messa Cristo è presente fisicamente là dove essa viene celebrata e rimane anche dopo là dove viene custodita l’Eucaristia, in ogni tabernacolo ove essa è segnalata da una lampada accesa che lo affianca per indicare che lì c’è il Signore, e lì si va per adorarlo, pregarlo e ringraziarlo.

Se questa è la condizione provvisoria della vita terrena, il Sacramento della Presenza Reale del Signore è fatto per accompagnarci con la forza della Grazia che ci comunica, verso la condizione definitiva della vita nell’Eternità, dove la Presenza Reale del Signore non sarà più nascosta dall’apparenza del pane e del vino, ma la Sua Divinità sarà visibile come qualcosa di assolutamente nuovo, perché talmente glorioso da non potere neppure essere immaginato dalla fantasia umana più brillante.

Dice infatti il Signore nel Vangelo di oggi: «Non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel Regno di Dio». In questo aggettivo «nuovo» si anticipa il riferimento alla Sua Gloria alla quale anche noi siamo chiamati, se lo vogliamo, ad avere parte.

Maria, la Madre di Dio, piena di Grazia, ha visto anticiparsi in se stessa quella  “consapevolezza” di fronte alla “realtà dei fatti”, e la scelta («Avvenga di me quello che hai detto», Lc 1,38) della “giusta posizione” di fronte a Dio Creatore, che oggi noi domandiamo anche per noi stessi.

Quella “consapevolezza” che a noi suggerisce di mettersi in “adorazione” di fronte alla Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia e di decidere di agire secondo i Suoi Comandamenti, come  fecero i servitori delle nozze di Cana, ai quali ella disse: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5).

Maria, Tabernacolo dell’Eterna Gloria, prega per noi!

 

Bologna, 2 giugno 2024

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