Corpus Domini

 

Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo (Anno A)

(Dt 8,2-3.14-16; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58)

 

di Alberto Strumia

 

In occasione della solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo (un tempo nota con la denominazione latina di Corpus Domini), mi è venuto spontaneo riprendere in mano la bella Storia dell’Eucaristia di Inos Biffi (ed. Jaca Book, Milano 2010). Un libro illustrato, pensato per i ragazzi che si preparano a ricevere la prima Comunione, ma in realtà indispensabile per i loro genitori e per ognuno di noi, la cui lettura raccomando vivamente. Il n. 33, che ho qui sotto riportato è dedicato interamente alla storia e al significato della festa di oggi. È un completamento a quanto abbiamo già visto sul Sacramento dell’Eucaristia in occasione dello scorso Giovedì Santo.

«Con la bolla Transiturus de hoc mundo (“mentre stava per lasciare questo mondo”) dell’11 agosto 1264, Urbano IV istituisce la festa del Corpus Domini. Come si è detto, non sappiamo se abbia influito il miracolo di Bolsena; certamente l’ispirazione e lo stimolo veniva dalla città eucaristica di Liegi e dalla devozione che il Papa aveva trovato e ammirato nel beghinaggio di Mont-Cornillon e negli ambienti sui quali esercitavano il loro influsso la beata Giuliana ed Eva di Saint-Martin. Del resto nella stessa bolla, in un inciso, il Papa afferma: “Abbiamo saputo, tempo addietro, quando eravamo in un ufficio più modesto, che venne rivelato divinamente ad alcuni fedeli cattolici che questa festa si dovesse celebrare in tutta la Chiesa”. La data fissata è il giovedì dopo l’ottava di Pentecoste [oggi trasferita alla domenica successiva].

Urbano lV conosce le obiezioni all’introduzione della nuova festa, e vi risponde rilevando l’opportunità di una memoria eucaristica annuale più particolare e più solenne; la sua necessità per la confutazione degli eretici; l’analogia con quanto avviene per il culto dei santi trattandosi di colui che è il Santo dei Santi; la necessità di riparare le trascuratezze verso l’Eucaristia [oggi sempre più dilaganti, quando non giungono al sacrilegio].

Il Papa scrive con stile ardente e ridondante: “In quel giovedì le devote folle di fedeli accorrano con amore alla Chiesa, e allora clero e popolo in gioia comune elevino canti di lode, i cuori e le aspirazioni, le bocche e le labbra risuonino degli inni di letizia salutare; allora esulti la fede, tripudi la speranza, renda omaggio la devozione, sia giubilante la purezza e pervasa di gaudio la sincerità”.

Il ricordo del Papa per Liegi appare dalla lettera scritta al Vescovo della città, con l’esortazione a celebrare il Corpus Domini quanto prima, senza attendere la data degli anni seguenti. Ma il Papa inviava persino una lettera alla “reclusa” Eva, annunziando l’istituzione della festa: “Rallegrati poiché Dio onnipotente ti ha concesso quanto il tuo cuore bramava”. Poco tempo dopo l’istituzione della festa del Corpus Domini, Urbano IV moriva, e al suo fervore seguì un’epoca di indifferenza. D’altronde non dappertutto: la festa rimane viva nei Paesi Bassi, in Francia, in Germania, in Italia settentrionale, specialmente nelle regioni venete. La Bolla Transiturus venne rilanciata da Clemente V che nel 1314 la inserì nella raccolta dei decreti del concilio di Vienne. L’istituzione della festa in onore del corpo del Signore, mentre evidenziava con speciale solennità liturgica la fede nella presenza reale, avviava nella Chiesa cattolica un fiorire di riti e di manifestazioni eucaristiche, che – contestate dai riformatori e riaffermate dal Concilio di Trento – avrebbero conosciuto una fioritura esuberante nei secoli successivi. Talora – come osserveremo – con una sottolineatura che un poco quasi finiva col mettere in secondo piano l’Eucaristia come celebrazione e come convito; ma con il vantaggio di tenere vivo il senso della presenza reale, dell’adorazione alla Persona del Signore, e della proclamazione della fede eucaristica e della professione cristiana in genere, e promuovendo in tal modo anche la fraternità: il culto dell’Eucaristia avrebbe creato vivaci e fervide confraternite. Urbano IV non ne parlava ancora, ma dalla nuova solennità sarebbero irraggiate le famose processioni eucaristiche. Del resto, già nel secolo XIII si tenevano processioni solenni. Oggi ancora si celebra la solennità del Corpo e del Sangue del Signore, e nella Messa si dice questo prefazio: “Nell’ultima cena con i suoi Apostoli, Cristo volle perpetuare nei secoli il memoriale della salvezza mediante la Croce e si offrì a te, Padre, Agnello senza macchia, lode perfetta e sacrificio a te gradito. In questo grande mistero tu nutri e santifichi i tuoi fedeli, perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra. E noi ci accostiamo alla mensa di questo grande Sacramento, perché l’effusione del tuo Spirito ci trasformi a immagine della tua gloria».

***

Se il Giovedì Santo è la festa dell’“istituzione” dell’Eucaristia, il Corpus Domini è, in particolare modo, la festa dell’“adorazione” dell’Eucaristia e del rispetto consapevole verso questo Sacramento. Per noi è necessario e utile imparare ad andare a cercare la cappella del Santissimo Sacramento, quando si entra in una chiesa; inginocchiarsi dinanzi ad esso in raccoglimento, rispetto e adorazione; incominciando dal riprendere l’uso della genuflessione quando si entra in chiesa e si vede la lampada con la luce rossa accanto all’altare, che ne segnala la presenza.

E poi dal rispetto delle condizioni essenziali per ricevere degnamente la Santa Comunione:

– L’essere in grazia di Dio, essendosi confessati se si è commesso un peccato grave (mortale) e, abitualmente almeno una volta al mese, per ricevere la Grazia del Sacramento della Penitenza;

– L’essere consapevoli che si va a ricevere Cristo stesso, realmente presente nella Santa Comunione. Occorre conoscere – rileggendolo – quanto insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, almeno nel Compendio.

Rispettare il cosiddetto “digiuno eucaristico”, non assumendo cibi o bevande (ad eccezione dell’acqua) prima di un’ora dalla ricezione dalla Comunione.

Ogni trascuratezza è indice di superficialità e irrisione della fede nel Signore e non giova!

Affidiamoci come sempre, anche oggi, all’intercessione della Madre del Signore e della Chiesa, che con estrema delicatezza e rispetto osservava e seguiva ogni passo e gesto del Suo divino Figlio, raccomandando agli altri di fare altrettanto («Fate quello che vi dirà», Gv 2,5).

 

Bologna, 11 giugno 2023

 

 

 


 

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