Don Luigi Giussani
Don Luigi Giussani

 

Soffro per la situazione in cui i Memores Domini (MD) si trovano. Alcuni miei amici hanno iniziato MD.

Pare che la questione principale sia: Il carisma del fondatore passa al suo successore? (inevitabilmente, questo riguarda anche la Fraternità).

Noi amiamo san Benedetto (c’è anche nel simbolo della Fraternità), vediamo se ci aiuta.

 

Quando Benedetto morì, Mauro divenne abate. La domanda è: Mauro fu Il successore di Benedetto? Nella carica di abate, sì; ma questo non è importante. Importante è: Mauro fu successore di Benedetto nel carisma?

Il carisma, lo sappiamo, è personale: Dio ha suscitato Benedetto, non Mauro. Nessuno ha mai detto che Mauro ricevette da Dio Il carisma, cosi come Dio lo ha dato a Benedetto. Dunque: Mauro non è Il successore del carisma di Benedetto.

Allora, chi è? È l’inizio dei Benedettini (l’inizio dell’epopea dei Benedettini). A partire da lui, schiere di uomini e donne hanno vissuto il carisma di Benedetto, e lo hanno fatto in modi diversissimi, eppure tutti  furono e sono “benedettini”. A partire da Mauro, Il carisma è vissuto da tutti i benedettini; tutti loro sono i depositari storici del carisma dato a Benedetto.

 

C’è un’altra questione, che da lontano (da qualche decennio sono in Amazzonia) sento dibattuta: chi segue chi.

Sul calendario io sono quasi uno dei vecchi: ho incontrato GS (Gioventù Studentesca, ndr) nell’ottobre 1963 in 1ª ragioneria allo Schiaparelli, Milano. Mi sono posto la domanda: noi, a quei tempi, chi seguivamo? Risposta (senza ombra di dubbio): Gesù. Non seguivamo il Gius (don Giussani, ndr). Seguivamo Gesù, aiutati (e che aiuto!) dal Gius.

Che fosse cosi, è confermato da almeno due testimoni autorevoli e celebri: Ratzinger e Scola.

Potete rileggere l’omelia di Ratzinger al funerale  del Gius: “…è divenuto realmente padre di molti e, avendo guidato le persone non a sé, ma a Cristo, proprio ha guadagnato i cuori…”.

Scola: durante gli esercizi che ha tenuto ai preti di CL (e che sono diventati un libretto) un giovane prete gli ha chiesto: “Io faccio fatica a far capire ai giessini l’importanza della Messa. Come posso fare?”. Risposta: “Quando GS era in via Statuto e poi in via s. Antonio, alle 18 la sede si svuotava, perché tutti andavamo a Messa. Non ho mai sentito una sola volta don Giussani dire di andare a Messa” [non ce n’era bisogno, a noi interessava stare con Gesù].

 

Io prego e vivo nella cristiana speranza di chi sa che dopo La Croce viene sempre la Risurrezione.

Ciao a tutti.

 

Padre Mauro Romanello

 

 

 

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