Molto interessante questa intervista di Edward Pentin al vescovo camerunense Andrew Nkea Fuanya di Mamfe. Interessante perché mette in evidenza quanto sia diversa la sensibilità dei vescovi africani da quella degli occidentali. Netta l’affermazione di Fuanya: “Non voteremo, non voterò nulla che sia contrario al Vangelo”

Dell’intervista vi propongo i passaggi che ritengo più importanti.

Eccoli nella mia traduzione. 

 

Il vescovo Andrew Nkea Fuanya di Mamfe, Camerun, fuori da Piazza San Pietro, 22 ottobre 2018. (foto di Edward Pentin)

Il vescovo Andrew Nkea Fuanya di Mamfe, Camerun, fuori da Piazza San Pietro, 22 ottobre 2018. (foto di Edward Pentin)

(…)

È stato detto che le voci africane si stanno esaurendo, che anche se state facendo sentire la vostra voce nel Sinodo nei piccoli gruppi e nelle congregazioni generali, non sono state incluse molto nelle relazioni. È qualcosa che avete sentito?

Ebbene, nel mio gruppo, ci siamo sforzati di essere ascoltati, e quando non vediamo questo nella relazione, torniamo al gruppo…. Abbiamo spinto i nostri punti, e abbiamo gridato abbastanza per essere ascoltati. Non posso lamentarmi di questo.

E per gli altri vostri fratelli vescovi africani?

Beh, non si preoccupano di non essere ascoltati. Sono preoccupati che, quando si tratta di votare, le loro opinioni passino. Questa è la maggiore preoccupazione. Certo, stanno preparando i loro punti di vista, ma tutto ha a che fare con la maggioranza.

Vi siete incontrati due volte alla settimana – questo vi dà una certa forza come gruppo, come blocco?

Il nostro obiettivo non è stato quello di formare un gruppo di pressione, o una sorta di sindacato africano per rivendicare i diritti. Ma è così che lo sfondo della nostra cultura si riflette sul Sinodo, e per vedere questo non torniamo a casa per farci lapidare. Non vogliamo prendere decisioni che le nostre comunità non possono accettare.

Il cardinale Napier, e altri, hanno detto che il sinodo sembra essere piuttosto eurocentrico, occidentale-centrico, nel senso che le questioni che vengono sollevate più spesso riguardano la tecnologia digitale e anche l’omosessualità. La questione dell’omosessualità è stata sollevata parecchio?

E’ stata sollevata parecchio, e penso che sia una questione scottante del Sinodo.

State resistendo a questo?

Stiamo resistendo molto fortemente. E il motivo è che non è il modo in cui la Chiesa universale sia venuta ad aiutare l’America e l’Europa a risolvere il loro problema con i giovani. Vogliamo riflettere sui giovani a livello globale. E, purtroppo, stiamo facendo questa riflessione sullo sfondo degli scandali sessuali che scuotono la Chiesa. Così tutti cercano di usare il Sinodo per risolvere questo problema, ma non è per questo che il Sinodo è stato convocato. E così stiamo cercando di mettere il Sinodo in prospettiva. Cosa portiamo dal Sinodo ai nostri giovani, positivamente, per farli crescere? Non è che veniamo a dire: “Oh, vedete, per il contesto degli abusi sessuali, ci scusiamo”. Sì, ma cosa abbiamo portato per far avanzare la Chiesa?

Il problema che ho in Africa è che, quando la chiesa è chiusa, dove va la mia gioventù? Non hanno lavoro. Non hanno case proprie, non hanno una buona educazione. Chi è malato non ha cure mediche. E a causa della mancanza di queste cose, stanno tutti cercando di migrare. Questi sono i problemi che ho. Il mio problema non è che le mie chiese sono vuote. (infatti sono stracolme. Lo dice più sopra nell’intervista, ndr)

È una questione di sopravvivenza.

È una questione di sopravvivenza. Ed è per questo che, quando sono intervenuto, ho detto: “La Chiesa deve ampliare la sua visione dello sviluppo sociologico, del benessere sociale e dello sviluppo”. Perché quando iniziamo a farlo, creiamo occupazione per i giovani. Diamo loro un motivo per rimanere dove sono.

Lei e i vescovi africani vi sentite frustrati per questo focus sul tema LGBT, perché non è un problema in Africa, vero?

Per ora non è un problema. Se torno in Camerun e annuncio che: “Dobbiamo preparare la cura pastorale per le persone LGBT“, il 99% dei giovani mi chiederà, che cos’è questo? Quindi, non legittimiamo qualcosa nella Chiesa che non è un problema universale.

È anche contro l’insegnamento morale della Chiesa.

Sì, quindi, non facciamolo. La Chiesa non deve rifuggire dalla verità. Che piaccia ai giovani, o piaccia ai giornalisti, o piaccia ai giornalisti, o piaccia ai poteri, la Chiesa non deve mai sottrarsi alla verità. E questo è il mio punto di forza.

Non credo che nessun vescovo dell’Africa voterà nessun articolo che abbia l’acronimo LGBT. Non lo voteremo. Nel nostro gruppo abbiamo detto che se volete parlare di omosessualità, fate riferimento a questo numero del Catechismo della Chiesa cattolica.

Il cardinale Robert Sarah ha detto che l’insegnamento della Chiesa non deve essere indebolito. La gente al Sinodo si è lamentata che il linguaggio usato non è chiaro, è ambiguo, che non sta veramente parlando della verità, la verità autentica, come dovrebbe essere. Che cosa dice a questo?

Quando mi sono rivolto al Sinodo, l’ultimo paragrafo del mio discorso era incentrato su questo. Vengo da una cultura in cui la tradizione si tramanda da una generazione all’altra senza diluizione, incontaminata. E quindi, i giovani diventano molto confusi quando gli adulti parlano con un linguaggio ambiguo. Vogliono essere chiari. Questa questione di diluire la verità non andrà giù in Africa….. Una volta che parliamo un linguaggio ambiguo, i giovani si confondono e si smarriscono. Dobbiamo assicurarci che sia la verità quella che stiamo tramandando, altrimenti il Sinodo produrrà giovani più confusi di quelli che si impegnano nella vita ecclesiale.

E questo punto di vista lo avete sentito ben espresso, questo desiderio di non avere l’ambiguità, per essere chiari? O (questa esigenza) viene davvero solo dalla parte africana?

In pratica, si tratta di un punto di vista africano molto forte, in generale, e ci sono state  anche persone provenienti da altri luoghi che hanno sostenuto questo punto di vista.

I giovani lo hanno detto nel loro documento pre-sinodale, che non vogliono formulazioni annacquate, vogliono la verità.

Ma vedete, sono spaventato di una cosa, soprattutto per quanto riguarda la Chiesa in Occidente. Sembra che praticamente ogni vescovo sia molto sensibile a ciò che i media dicono di lui nel Sinodo. E in questo modo, non vogliono farsi dei nemici prima di tornare a casa. Vogliono assumere posizioni molto fluide per essere applauditi dai media. (Ma) non siamo venuti qui per difendere posizioni. Siamo venuti qui per vedere qual è la verità del Vangelo. Quindi, se dobbiamo compromettere la verità, allora il Sinodo non ha avuto senso, non c’era bisogno di venire qui.

Cosa pensa che uscirà dal Sinodo? Quali conclusioni? Ci saranno delle raccomandazioni?

Uno dei vescovi africani ha detto con forza in aula, alla presenza del Santo Padre, che l’Instrumentum laboris (documento di lavoro) è come un seme che deve morire, perché il documento finale possa germogliare e crescere. Quindi tutti noi speriamo che l’instrumentum laboris muoia.

Cosa succede se molte delle vostre preoccupazioni dall’Africa non trovano posto nel documento finale?

Non voteremo. Non voterò nulla che sia contrario al Vangelo.

Quindi, come blocco, potreste essere abbastanza forti da fare in modo che un paragrafo non passi con una maggioranza di due terzi?

Sì, se ci troviamo in blocco, soprattutto su aspetti contrari al Vangelo, non otterranno i due terzi.

Lei è naturalmente anche interessato a che la questione della colonizzazione ideologica – il condizionamento degli aiuti ai valori laici e spesso anticristiani occidentali – venga affrontata?

Sì. Stiamo dicendo che i governi, o le conferenze episcopali di questi Paesi, dovrebbero denunciare le politiche di questi governi nei confronti dell’Africa. Così che, come Chiesa, noi siamo una cosa sola. Ci sono Paesi che praticamente controllano l’Africa. E alcuni dei problemi che abbiamo, guerre e carestie, e tutto ciò, è causato da queste politiche. Dovrebbero, per solidarietà, denunciare queste politiche, perché se avessimo un commercio equo per le nostre risorse, non verremmo in Europa. Se solo ci dessero una parte equa delle risorse che stanno trasportando fuori dall’Africa, non avremmo bisogno di lasciare l’Africa e di venire in Europa.

La questione della contraccezione e dei bassi tassi di natalità in Europa non è emersa, vero?

No, non è emersa.

Eppure è un grande problema per i giovani.

È una cosa molto grande. E oserei dire che, soprattutto con lo sfondo dell’invasione islamica, se si guarda attraverso la storia, dove la Chiesa ha dormito, si allontanata dal Vangelo, l’Islam ne ha approfittato ed è entrato. Questo è quello che vediamo in Europa, che la Chiesa sta dormendo, e l’islam si insinua. Molto presto, alcune delle diocesi qui diventeranno diocesi titolari, e saranno affidate ad ausiliari. Esistevano una volta e ora se ne sono andati. L’Europa si sta islamizzando e interesserà l’Africa.

 

Fonte: National Catholic Register

 

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