Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Phil Lawler e pubblicato su Cathoic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione.

 

Aula Sinodo Amazzonia

 

Di cosa discuteranno i vescovi (e gli altri partecipanti) alla riunione di ottobre del Sinodo sulla sinodalità? I resoconti dei media e le dichiarazioni di prelati influenti suggeriscono che all’ordine del giorno ci sarà ogni sorta di argomento: omosessualità, diaconie femminili, cambiamento climatico, ecumenismo, evangelizzazione e altro ancora. Ma c’è una questione che, sospetto, non riceverà molta attenzione, ed è una questione davvero molto importante.

La questione che non sento discutere nei preparativi per il Sinodo sulla sinodalità è: la sinodalità.

Cosa significa “sinodalità”? Il termine ha assunto una qualità quasi magica nell’ultimo anno. Una Chiesa “sinodale”, ci è stato detto, sarà lungimirante, energica, compassionevole, sensibile ai suggerimenti dello Spirito Santo. Tutto ciò suona bene. Ma cos’è una Chiesa “sinodale”? Che cosa significa questo termine?

Nella Chiesa “sinodale”, ci viene assicurato, la gerarchia ascolterà il senso dei fedeli e permetterà ai cattolici laici di partecipare al governo ecclesiastico. Questa può essere una cosa buona o meno, a seconda di come si intende il sensus fidei. Ma sicuramente non è in linea con la tradizionale comprensione cristiana del governo sinodale.

Il sito web del Vaticano offre questa definizione di Sinodo:

Un sinodo è un incontro o un’assemblea religiosa in cui i vescovi, riuniti intorno al Santo Padre, hanno l’opportunità di interagire tra loro e di condividere informazioni ed esperienze, nella ricerca comune di soluzioni pastorali che abbiano validità e applicazione universale. Il Sinodo, in generale, può essere definito come un’assemblea di vescovi che rappresentano l’episcopato cattolico e che hanno il compito di aiutare il Papa nel governo della Chiesa universale con i loro consigli. Papa Giovanni Paolo II ha definito il Sinodo “un’espressione e uno strumento particolarmente fecondo della collegialità dei vescovi”.

In diverse occasioni Papa Francesco ha ricordato che le Chiese orientali hanno una ricca comprensione del ruolo del sinodo, e il Sinodo sulla sinodalità potrebbe portare una comprensione altrettanto ricca alla vita dei cattolici romani. Diamo quindi un’occhiata più da vicino a questa comprensione orientale.

Ogni Chiesa ortodossa indipendente è governata da un proprio Sinodo dei vescovi. I sinodi nominano i nuovi vescovi, stabiliscono le politiche ecclesiastiche ed eleggono i patriarchi, che fungono da “primi tra pari” nel governo. Sappiamo che questo modo di governare è compatibile con il cattolicesimo, perché le Chiese orientali in piena comunione con Roma – ucraini, maroniti, siro-malabaresi, eccetera – hanno i loro sinodi. Anche questi sinodi nominano i vescovi ed eleggono i patriarchi; il Papa non fa queste selezioni, ma si limita a estendere la comunione ai prelati nominati dai rispettivi sinodi.

Per i fedeli ortodossi – e anche per i cattolici orientali – il ruolo del sinodo è un elemento cruciale del loro patrimonio religioso, a cui sono estremamente restii a rinunciare. Quando i teologi ortodossi e cattolici si incontrano per discutere degli ostacoli all’unità ecumenica, non parlano principalmente della questione della clausola filioque o delle varie divisioni nazionali che complicano le relazioni ortodosse; parlano principalmente della sinodalità e della sua conciliabilità con l’insistenza cattolica sul primato petrino.

Se il progresso ecumenico è una priorità importante per la Chiesa cattolica, come ogni Pontefice dal Concilio Vaticano II ha detto che deve essere, se speriamo di eliminare lo scandalo della divisione nel mondo cristiano, dobbiamo affrontare la questione della sinodalità. Che cosa significa? Come deve partecipare il collegio episcopale al governo della Chiesa universale?

Papa Giovanni Paolo II, nel suo ardente desiderio di progresso ecumenico, una volta disse che sarebbe stato disposto a tornare al modello di papato che prevaleva nel primo millennio cristiano, prima del Grande Scisma, se ciò avesse permesso di ripristinare l’unità dei cristiani. Potrebbe accadere? Che aspetto avrebbe il modello del primo millennio, portato nel XXI secolo? Certamente questa domanda merita di essere discussa, e altrettanto certamente il mondo ortodosso seguirebbe la discussione con vivo interesse.

Purtroppo non è questo il tema al centro della discussione nelle settimane che precedono il Sinodo della sinodalità. La questione della “sinodalità” viene invece capovolta. Piuttosto che come una Chiesa “sinodale” dovrebbe raggiungere decisioni importanti, questo Sinodo propone di prendere una serie di decisioni, senza esaminare il processo, e con risultati imprevedibili.

Consideriamo ora l’impatto che queste decisioni potrebbero avere sulle relazioni ecumeniche. Mentre una discussione approfondita su come il Sinodo dei vescovi dovrebbe operare incoraggerebbe ulteriori discussioni con i sinodi ortodossi, una serie di cambiamenti nell’insegnamento cattolico potrebbe avere l’effetto opposto. Il mondo ortodosso, timoroso di decisioni unilaterali da parte di Roma, non vedrà di buon occhio qualsiasi mossa volta a benedire le unioni tra persone dello stesso sesso, a ordinare diaconi donne o, se vogliamo, a ridefinire il significato di “sinodo”. E così un’altra promettente opportunità potrebbe andare perduta.

Phil Lawler

 

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