Testo ricevuto dall’amico Simone Pillon, già Senatore della Repubblica Italiana. Condivido tutto.

 

Simone Pillon e Eugenia Roccella  (foto ANSA)
Simone Pillon e Eugenia Roccella (foto ANSA)

 

Buongiorno amici. 

Ieri pomeriggio (ieri l’altro, ndr), tra le polemiche delle solite Boldrini e dintorni, le agenzie hanno battuto le dichiarazioni del ministro Roccella (di Fratelli d’Italia) contro il disegno di legge del senatore Menia (di Fratelli d’Italia) che prevede il riconoscimento della capacità giuridica del bambino concepito. Secondo il ministro “si tratta di un’iniziativa personale che non avrà alcun seguito”.

Dopo poco arriva un secondo comunicato del ministro che specifica che il DDL “non mette a rischio la 194”. Il senatore Meina replica giustamente che non spetta al ministro decidere quel che fa il parlamento.

Cara Eugenia

possiamo comprendere, sia pure a fatica, i leader che, dovendo conciliare tensioni interne, parlano di piena applicazione della 194, specialmente nella parte che prova a prevenire l’aborto. Non crediamo invece sia giustificabile che un ministro che dovrebbe in teoria essere espressione del mondo cattolico (sei stata portavoce del family day del 2007, ricordi?), si affanni a smentire un collega di partito che presenta un DDL di contenuto identico a quello oggetto della campagna “uno di noi” ideata dal compianto Carlo Casini e che raccolse milioni di firme in tutta Europa.

Essere pro-life non significa certo lanciare vacue invettive o peggio appiccare il fuoco alle cliniche abortiste, ma neppure chinare la testa davanti ad una legge iniqua e oppressiva, che ha provocato 6 milioni di morti solo in Italia negli ultimi 45 anni.

Dio solo sa quanto avremmo avuto bisogno, in questo inverno demografico, di quei 6 milioni di italiani, dei loro talenti, del loro lavoro, dei loro figli.

Cara Eugenia, possiamo e dobbiamo costruire un processo culturale e politico che inverta il trend abortista, e porti al riconoscimento dei diritti di ogni essere umano, in ogni fase della vita. La scienza ci è amica, e mostra che quel “grumo di cellule” è uno di noi, e merita rispetto esattamente come sua madre.

Gli Stati Uniti, con la storica sentenza della Corte Suprema e le battaglie pro-life di Ron DeSantis ci mostrano che è possibile. Il primo passo è uscire dall’inferiorità culturale nella quale ci vorrebbe chiudere il pensiero unico “liberal” e dire con chiarezza che la vita è vita, sempre.

Certo, costa fatica. Per ora non arrivano applausi e incarichi ma attacchi, derisioni, isolamento. Pazienza. Ne vale la pena. Tra ormai non molti anni la storia giudicherà con orrore questa generazione che ha ucciso e uccide miliardi di esseri umani prima ancora della nascita.

Se poi ritieni che il tuo ruolo ti imponga prudenza assoluta, e che si tratti di competenze che riguardano il ministero della salute e non quello della famiglia, puoi sempre evitare di intervenire sul tema.

Questo, beninteso, se credi che l’aborto sia un male da fermare.

Ma davvero la pensi diversamente? Davvero credi, come ripeti continuamente, che la 194 non vada toccata? 

Se cosi, ci auguriamo di cuore che tu cambi idea.

Buon lavoro.

Simone Pillon

 

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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