di Sabino Paciolla

 

Dopo la decisione del Consiglio dei ministri di ieri che ha ristretto le liberatà dei cittadini, dividendoli in cittadini di serie A e cittadini di serie B, privilegiati e non privilegiati sulla base dell’inoculo di un vaccino sperimentale, violando palesemente la Costituzione italiana e la Convenzione di Oviedo, la democrazia italiana è stata seriamente sfregiata. Attuare pratiche vessatorie, impedire la libertà di movimento a coloro che non vogliono sottoporsi a una vaccinazione sperimentale è semplicemente una cosa orripilante, che ci riporta alla mente periodi bui della storia del secolo scorso che pensavamo non potessero più ritornare. 

La cosa inquietante della faccenda è che la gran parte della popolazione e della classe medica abbracci questa continua e sempre più allargata violazione della democrazia, accetti la censura e questo stato di sudditanza, degno di un regime del ‘900, con l’allegrezza della partecipazione ad una festa di gala, con la spensieratezza con cui si va ad un Open day.

Quella che consente di mangiare liberamente una pizza al tavolo in cambio di un siero sperimentale è una democrazia malata, una parvenza, anzi, una aberrazione di democrazia. Come si fa a credere che il green pass sia lo strumento della libertà quando è il patibolo della democrazia? Il green pass divide e destruttura il popolo. Il green pass è il pendio scivoloso verso una forma di dittatura, dove la politica sanitaria si tramuta in regime sanitario. Siamo in presenza di una democrazia che sprofonda come il Titanic mentre la popolazione continua a suonare la musica, ripetendo senza sosta il sinistro mantra “il vaccino ci renderà liberi”.

Per noi cattolici è sempre stato diverso, e sempre stata la “Verità che ci farà liberi”. Ora invece anche i sacerdoti e i pastori ci ripetono che il vaccino ci libererà dal male pandemico. Si è arrivati persino a limitare la partecipazione alle celebrazioni religiose solo ai vaccinati. Una certa Chiesa sembra precedere le mosse dello Stato dispotico, sventolando la santa opzione etica vaccinale.

Pare che la paura abbia obnubilato il sensorio, visto che la gente è capace allegramente di abbracciare l’oppressivo controllo politico-sociale, un aggravamento del rischio per la salute generato da effetti collaterali dovuti a continue future vaccinazioni. Il pass vaccinale, infatti, non è eterno e dura solo 9 mesi, varianti del virus permettendo. E’ bene che la gente lo sappia. E sappia pure che allo scadere del pass, se vuole rimanere “libera”, sarà costretta a inocularsi un nuovo e sempre misterioso siero delle meraviglie. Già, perché nessuno sa cosa ci sia in quel siero.

Ma non tutti sono affetti dal sonno della ragione, prigioniera della paura. E’ necessario dunque scendere in piazza per gridare e difendere la nostra libertà, quella vera! Quella rossa comunista oppressiva del green pass a noi non interessa, anzi, ci fa orrore. Qualcosa si muove, si vedano i filmati di ieri sera a Torino in fondo a questo articolo.

I politici che si sono assunti la responsabilità di questo orrore legale raccoglieranno politicamente le conseguenze.

Voglio concludere queste amare note riportando le parole, altrettando amare, del filosofo Giorgio Agamben:

 

Come avviene ogni volta che si istaura un regime dispotico di emergenza e le garanzie costituzionali vengono sospese, il risultato è, come è avvenuto per gli ebrei sotto il fascismo, la discriminazione di una categoria di uomini, che diventano automaticamente cittadini di seconda classe. A questo mira la creazione del cosiddetto green pass. Che si tratti di una discriminazione secondo le convinzioni personali e non di una certezza scientifica oggettiva è provato dal fatto che in ambito scientifico il dibattito è tuttora in corso sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, che, secondo il parere di medici e scienziati che non c’è ragione di ignorare, sono stati prodotti in fretta e senza un’adeguata sperimentazione.
Malgrado questo, coloro che si attengono alla propria libera e fondata convinzione e rifiutano di vaccinarsi verranno esclusi dalla vita sociale. Che il vaccino si trasformi così in una sorta di simbolo politico-religioso volto a creare una discriminazione fra i cittadini è evidente nella dichiarazione irresponsabile di un uomo politico, che, riferendosi a coloro che non si vaccinano, ha detto, senza accorgersi di usare un gergo fascista: “li purgheremo con il green pass”. La “tessera verde” costituisce coloro che ne sono privi in portatori di una stella gialla virtuale.
Si tratta di un fatto la cui gravità politica non potrebbe essere sopravvalutata. Che cosa diventa un paese al cui interno viene creata una classe discriminata? Come si può accettare di convivere con dei cittadini di seconda classe? Il bisogno di discriminare è antico quanto la società e certamente forme di discriminazione erano presenti anche nelle nostre società cosiddette democratiche; ma che queste discriminazione fattuali siano sanzionate dalla legge è una barbarie che non possiamo accettare.

 

 

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