“Ma se uno è transgender, a te che ti cambia?”

Se hai dei figli potrebbe cambiare molto per te e la tua famiglia.

 

“Ma se uno è transgender, a te che ti cambia?” Quante volte ci hanno risposto in questo modo quando abbiamo obiettato che la questione “trans gender” era un problema sociale e non solo una libera scelta di qualche individuo che poteva quindi essere assecondato senza problemi in questa sua identificazione con il sesso opposto al suo.

Qui di seguito un articolo di Rod Dreher apparso qualche giorno fa su The American Conservative ci mette in guardia sul fatto che l’ideologia gender sta invece rubando i figli a numerose famiglie. Partendo da un fatto di cronaca e dalle esperienze dirette di una mamma e una figlia ci racconta come i genitori che non vogliono arrendersi all’idea che i propri figli confusi vengano bombardati con farmaci “bloccanti” per impedire loro un normale sviluppo ormonale e “aiutarli” nella “transizione” al sesso opposto, rischiano di vederseli portare via dai Servizi Sociali.

 (Annarosa Rossetto)

«bambino "transgender"»

«bambino “transgender”»

 

Sì, stanno davvero venendo a prendere i vostri bambini

 

di ROD DREHER

 

Notizia dal Regno Unito: (qui un articolo in Italiano sulla vicenda)

I genitori di un adolescente autistico sono stati avvisati che il ragazzo sarebbe stato preso in carico dai Servizi Sociali dopo che loro si erano opposti al fatto che gli fossero somministrati potenti farmaci ormonali per aiutarlo a cambiare sesso.

I medici di una clinica del NHS (Sistema Sanitario Nazionale del Regno Unito, n.d.t.)  avevano raccomandato che gli venissero somministrati i bloccanti della pubertà – farmaci che ritardano l’adolescenza – dopo che il ragazzo aveva dichiarato di essere convinto di essere femmina.

Ma sua madre e suo padre, temendo i potenziali effetti collaterali dei farmaci, hanno fatto in modo che non andasse più alla clinica sospettando che la sua decisione improvvisa di cambiare sesso fosse dovuta al suo autismo.

Dopo che il ragazzo ha detto alla scuola che gli era stato impedito il trattamento, un insegnante ha detto ai suoi genitori che avrebbero dovuto trovare una sistemazione alternativa per il loro figlio, altrimenti sarebbe stato messo in affidamento temporaneo. E la scuola ha segnalato la coppia ai servizi sociali come “emotivamente abusivi” nei confronti del figlio, visto che non lo sostenevano nel suo desiderio di cambiare genere.

Un mese dopo, le autorità locali lo hanno inserito in un piano di protezione dell’infanzia dopo che gli assistenti sociali avevano concluso che probabilmente avrebbe subito “un danno significativo” sotto la tutela dei genitori.

The Mail On Sunday riferisce che lo scorso anno almeno tre bambini in Gran Bretagna sono stati dati in affido dallo stato perché i loro genitori non avevano voluto accettare il trattamento per i transgender.

Il ragazzo aveva avuto difficoltà nell’affrontare a scuola a causa dell’ Asperger, una forma di autismo. Quando aveva iniziato ad autolesionarsi, i suoi genitori avevano chiesto al dottore di indirizzarlo ai servizi di salute mentale per minori.

Quando il bambino aveva incontrato lo psicoterapeuta per l’infanzia, gli aveva detto che pensava di essere una femmina. Secondo i genitori, quella era  la prima volta che il ragazzo avesse mai detto di una cosa del genere. Presumevano che fosse un’altra delle sue ossessioni autistiche (i genitori di ragazzi nello spettro autistico sono ben consapevoli di come essi possano diventare ossessionati da particolari argomenti, per abbandonarli poi altrettanto improvvisamente di come avevano acquisito l’ossessione). Troppo tardi! La burocrazia della Terapia di Stato aveva già conficcato i suoi artigli nel ragazzo.

Qui tutta la vicenda.

Gli americani (e anche noi Italiani! n.d.t.) devono darsi una bella svegliata. Abbiamo bisogno di una legge subito per proteggere le famiglie da questi manipolatori.  Repubblicani del Congresso, dove siete?

Lettori, vi invito vivamente a seguire 4th Wave Now su Twitter. È l’account su Twitter di un sito web non schierato politicamente per genitori – preoccupati –  di bambini con disforia di genere. Ecco un link a un’intervista con Denise , che ha fondato il sito quando sua figlia Chiara alcuni anni fa le ha detto che era un maschio-trans. Da allora, Chiara ha desistito e ha avviato il Pique Resistance Project, un movimento di persone che hanno sospeso la transizione o hanno fatto la “de-transizione”. L’intervista è in realtà con Denise e Chiara – e  nessuna delle due è assolutamente di destra, in alcun modo. 

Estratto:

Denise, come ogni genitore che ha sperimentato qualcosa di simile sa, sentire tua figlia improvvisamente dichiarare di essere transgender e dirti che ha bisogno di ormoni immediatamente è stato molto logorante. Come hai fatto a cavartela?

Avviare il sito – che inizialmente era un grido nel deserto, con la sola speranza di trovare e confrontarmi con altri genitori scettici sul desiderio dei loro figli adolescenti di intraprendere la transizione farmaceutica – è stato fondamentale per aiutarmi ad affrontare la situazione. Sospetto che ci sarebbero stati più discussioni e momenti difficili tra me e Chiara se non avessi avuto la possibilità di scrivere e trovare altri online che erano nella nostra stessa barca.

Praticamente tutti i miei amici “nella vita reale” all’epoca erano progressisti /di sinistra da una vita come me, e vedevano (come me) tutto quello che aveva a che fare con il trans-attivismo come un puro e semplice movimento per i diritti civili; non avevano avuto motivo di esaminare alcuni degli aspetti più controversi perché le loro vite non erano state toccate dal problema. Quindi, con la maggior parte di loro, non potevo parlare apertamente di ciò che stava accadendo nella mia famiglia.

Ecco qualche parola di Chiara, che ora si identifica come lesbica:

C’erano un sacco di discorsi sul suicidio online? Se è così, ti hanno influenzata in qualche modo?

Ce n’era una grande quantità, il più notevole è stato il caso di Leelah Alcorn, un’adolescente di MtF che si è suicidato nel 2014. La sua morte mi ha colpito, insieme a molti altri, poiché è stata amplificata e diffusa ampiamente come monito ai genitori: “Questo è quello che succede se non lasciate fare la “transizione” a vostro figlio.” Questo mantra continua a essere ripetuto online e ovunque, e perpetua l’idea che il suicidio è l’unica via d’uscita per i bambini i cui genitori non accetteranno la loro identità di genere.; questa è una falsa affermazione che non dovrebbe in nessun caso essere spacciata a giovani impressionabili.

Cosa ti ha fatto sentire infelice di essere una ragazza?

Avevo a che fare con un trauma che mi ha fatto desiderare di fuggire dal mio corpo. Questo, oltre alla mia resistenza ad accettare la mia attrazione per lo stesso sesso, ha comportato il rifiuto di essere femmina.

Come si è manifestata la tua disforia? Cosa l’ha fatta “attivare” nel tuo caso?

Si è verificata nell’arco di un paio di mesi, ma era ancora un processo abbastanza graduale. I principali fattori scatenanti sono stati il ​​mio maggiore utilizzo dei social media, che ha facilitato la mia esposizione all’ideologia e all’attivismo trans, così come il mio isolamento sociale e l’iniziare a conoscere e accettare i traumi del passato. La mia disforia mi ha indotta ad assumere un aspetto che fosse il più maschile possibile: mi tagliavo i capelli corti, indossavo abiti da uomo, mi fasciavo il seno e ho fatto avanti e indietro per più di un anno. Ho persino usato i bagni degli uomini in pubblico, ed ero molto orgogliosa di me per averlo fatto.

Ancora Chiara:

Hai detto che non avevi  desiderato la transizione fino a quando non hai sentito parlare di altri che la stavano facendo. La tua disforia è aumentata dopo aver saputo di identità di genere e transizione?

Assolutamente. Più informazioni trovavo sull’argomento, più diventavo irremovibile nell’idea che la transizione fosse giusta per me. I risultati ormonali e chirurgici di altre persone a quel tempo mi piacevano, e desideravo disperatamente lo stesso per me. Era un circolo vizioso: più guardavo, più la mia disforia cresceva, e più la mia disforia cresceva, più avevo bisogno di “scappare” per mezzo di quei media che davano dipendenza.

Genitori, svegliatevi! Lo smartphone e l’accesso a Internet senza restrizioni non sono amici dei vostri figli.

Leggete l’intera intervista. Informatevi. E non saranno i media mainstream a farlo al posto vostro.

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