Chiese chiuse per coronavirus

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

Preoccupa l’incomprensione che si è manifestata verso il Dr Domenico Airoma, il magistrato napoletano che il 28 marzo scorso chiedeva di entrare in chiesa per il bisogno che aveva di un breve incontro con Dio ivi presente nella Ss.ma Eucarestia.

Incomprensione simile l’ho riscontrata persino in non pochi lettori di Avvenire.

Intanto che il mondo cattolico pure in questa drammatica situazione discute di accoglienza, di preghiera con tutte le religioni, dei titoli del Vescovo di Roma, le coscienze abbandonano non solo le chiese ma pure i sagrati.

Persino gli ospedali, luoghi dove accanto agli infermi e ai moribondi erano un tempo le suore, i sacerdoti vengono tenuti lontani con la scusa di cautelare dal contagio. I medici però non dovrebbero venir cautelati?

Si privano i malati e i moribondi e le loro famiglie, tanto prima che dopo la morte, del solo conforto necessario nel supremo momento nel quale è tutto intero il senso della vita e il significato della morte, che altrimenti sarebbero solo disperazione del nulla.

Si tengono sacerdoti e fedeli lontani da un diretto contatto con Cristo, amico, sposo, che presente nella Ss.ma Eucarestia è cibo e bevanda delle loro anime esauste.

Frattanto gli islamici diventano tanti, insistenti e ardimentosi da pretendere feste e cimiteri propri, non nascondendo di prefiggersi di sostituirci un domani e cambiare il volto della nostra tradizione e cultura e dalla nostra società, la quale deve tutto all’eredità greca e romana e alla fede cattolica.

Intanto che molti cattolici muoiono, altri se ne vanno e abbandonano la Chiesa. Così che da Mater et Magistra è fatta timida e ospite della società che fu sua, e fatta ormai laica, viene confinata tra le private associazioni e senza voce.

Siamo rimasti tutti emozionati l’altro venerdì nel vedere il Papa salire solitario la scalinata della basilica di San Pietro sotto la pioggia e l’immensa piazza vuota, sostare silenzioso davanti al Crocifisso.

“Muovesi il vecchierel canuto e bianco”, direbbe il Petrarca. Immagini di una Chiesa afflitta e smarrita, impotente umanità ferita.

Ma il pensiero è sceso in quel momento ben più al di sotto della narrazione del più visibile doloroso film e di momentaneo religioso romanticismo.

Alcuni hanno preferito abbandonarsi a suggestive visioni di chissà chi, chissà che cosa nelle nubi, preferendo la scenografia dell’immaginazione alla severa parola delle cose.

La Chiesa deve essere in uscita? Ma lo è stata da sempre. Spesso, per ricordare cose antiche sono opportune parole nuove.

La Chiesa è missionaria, deve portare l’annuncio e testimoniare l’evento che salva il mondo, simile alla Madonna che porta il Figlio a Sant’Elisabetta, ai pastori e ai magi.

Anche oggi continua l’epopea soprannaturale di una Mamma che va per il mondo a svegliare gli uomini alla luce della salvezza. Cappelle e santuari sparsi ovunque soni i segni del suo passaggio e della sua presenza.

Sempre la Chiesa è alla ricerca dell’umanità smarrita, la vita sulla terra è caratterizzata da intrinseca inadeguatezza, da incompletezza e provvisorietà.

La nostra vita quaggiù non è che esodo doloroso, cammino sovente stanco.

La freccia del tempo ha un senso e un senso hanno le realtà dell’universo che si attraggono tra loro intanto che tutti insieme volgono verso un ignoto detto grande attrattore.

 

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