Gesù, s. Angelo in Formis, Affreschi del XI secolo
Gesù, s. Angelo in Formis, Affreschi del XI secolo

 

Domenica XIV del Tempo Ordinario (Anno B)

(Ez 2, 2-5; Sal 122; 2Cor 12, 7-10; Mc 6, 1-6)

di Alberto Strumia

 

Se le letture della liturgia di domenica scorsa contenevano la “Rivelazione” della chiave di comprensione della condizione degli esseri umani, in ogni epoca della loro storia (Dio Creatore, la creazione, la libertà delle creature, il peccato originale come “rifiuto del giusto modo di rapporto” con Dio Creatore e la Redenzione come ripristino della possibilità di libero accesso a questa “giustizia originale” e la promessa dell’Eternità), le letture di oggi ci mettono di fronte alla “resistenza ostinata” di chi presume di salvarsi da sé, costruendo solo con le sue mani “un modo giusto di vivere”, una “giustizia” per sé e con gli altri. Ma così facendo la “giustizia” degenera quasi sempre in “giustizialismo”, la libertà viene prima o poi soffocata da un regime, oppure esasperata fino a raggiungere l’anarchia, ecc. Tutte esperienze che ben conosciamo, ai nostri giorni.

È come dire che “Dio se c’è non c’entra” con la vita reale, e che la Fede in Cristo vero Dio e vero uomo è un accessorio facoltativo e non l’unica possibilità reale di Salvezza dalla condizione di “ingiustizia” che pesa sugli esseri umani. Dell’Eternità come condizione futura per ciascuna persona, poi, non c’è traccia… al più si dissolve la persona in una sorta di “nulla cosmico” che ricorda gli antichi paganesimi naturalisti.

Dalle letture di oggi possiamo estrarre la parola “ostinazione” nell’errore per descrivere la situazione di fronte alla quale Jahvè, nell’Antico Testamento, e Cristo nel Nuovo, si trovarono allora. E la stessa parola “ostinazione” nell’errore continua a descrivere lo “stato” nel quale l’umanità, sia nella sua globalità che nei i singoli, si trova oggi.

– Nella prima lettura, infatti, si parla del Figlio dell’Uomo, appellativo proprio del Messia Salvatore che sarà Gesù Cristo, del quale Ezechiele profetizza che si troverà davanti ad «una razza di ribelli», anzi, di ostinati «testardi».

Il Messia, Cristo, impersonerà e dirà, spiegandola, la Verità su Dio, su Se stesso come Uomo-Dio, sulla condizione degli uomini sia come singoli, che come famiglie, come comunità, come popoli. Questa Verità ha una validità “oggettiva”, assoluta, che non dipende dalla decisione di ascoltarla («ascoltino o non ascoltino» la realtà è quella e non cambia con i pareri umani) e accoglierla.

La Verità si imporrà, con il tempo, attraverso la “prova dei fatti” anche a chi non l’ha voluta non solo “accogliere” come “giudizio vero sulla storia”, ma neppure ascoltare («ascoltino o non ascoltino»). Qui ritroviamo tutto quello che si à fatto nel corso dei secoli e si fa accanitamente ancora di più oggi!

= Per un certo tempo molti hanno cercato di negarla con l”ateismo” come scelta voluta (“ateismo positivo”), la Verità su Dio e l’uomo, non riuscendo a negare di averla mai ascoltata. Perché la missione della Chiesa era stata così seria da non poter negare che vi fosse stato il suo Annuncio.

= In un altro modo si è fatto di tutto per neutralizzarla con l’“indifferentismo” e poi con il “relativismo”, che si presentava sostenibile facendo passare la Verità come una semplice “opinione tra le tante”, dal valore non assoluto, ma solo “relativo”, facoltativo.

Un “relativismo” volto alla rimozione della stessa nozione di “peccato originale” come rifiuto del “giusto modo” di rapporto con Dio Creatore; così da rimuovere anche la percezione della necessità di Cristo Salvatore, come riparatore della “giustizia perduta”.

Di conseguenza si è affievolita fino a scomparire la missionarietà della Chiesa, ritenuta ormai inutile, non essendoci più neppure la minima percezione del bisogno di una Salvezza “oggettiva” da annunciare. Ognuno può e deve fare da sé: è la privatizzazione della questione religiosa.

L’Annuncio cristiano è stato allora sostituto interamente con la “solidarietà sociale” tra gli uomini, esattamente come anche i pagani la sanno fare («Non fanno così anche i pagani?», Mt 5,47).

– Nel Salmo responsoriale troviamo la descrizione dello “stato d’animo” che da qualche tempo proviamo anche noi, cristiani che vogliono rimanere fedeli alla Verità rivelata e all’insegnamento integro di Cristo trasmesso dalla Chiesa nel corso dei secoli, fino a poco tempo fa. Uno stato d’animo “provato” e affaticato dal lungo “resistere”, reso possibile solo dalla Grazia del Signore («Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe», Mc 13,20) che abilita anche oltre le capacità delle forze umane naturali: «Siamo già troppo sazi di disprezzo, troppo sazi noi siamo dello scherno» di un mondo unificato da una cultura ideologica che chiude gli occhi davanti alla realtà della condizione umana.

– La seconda lettura vede l’Apostolo Paolo provato da una simile “stanchezza” (causata da «una spina, un inviato di Satana») di fronte anche a certe incomprensioni di quei cristiani che faticavano a riconoscerlo come “vero Apostolo”, non essendo appartenuto fino dagli inizi al gruppo dei Dodici. Come lui, anche noi, siamo invitati a tenere ben presente che non è la nostra naturale bravura (questa sarebbe la «superbia» della quale egli parla) ad indicarci la “giusta posizione umana” da avere, ma è il Signore a farlo in noi, è la Sua Grazia: «Ti basta la mia Grazia».

– Nel Vangelo siamo di fronte al pieno rispetto della libertà dell’uomo da parte di Cristo che non obbliga nessuno ad assumere la “giusta posizione umana” (è ciò che comunemente chiamiamo “conversione”) di fronte a Dio e ai Suoi Comandamenti. Neppure i miracoli, nella loro evidenza, costringono l’uomo schiacciando la sua libertà di aderire alla Fede o di rifiutarsi di farlo: «Si meravigliava della loro incredulità», ma non forzava la libertà di nessuno. Addirittura molti, che conoscevano, la sua provenienza umana, si scandalizzavano («era per loro motivo di scandalo»), giudicandolo con disprezzo: chi crede di essere? «Non è costui il falegname?». Altrove nel Vangelo alcuni arrivarono a sospettare che fosse un mistificatore, uno che aveva fatto un patto con il diavolo per avere il potere di compiere prodigi («Gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni”», Mc 3,22). Come avviene ancora oggi, nel Suo Nome, grazie a Dio, non manca chi insegna la Verità del Vangelo per quello che essa è («Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando»).

Maria che «da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19) ci guidi a fare altrettanto.

Bologna, 7 luglio 2024

 

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