di Lucia Comelli

 

Ho letto con molto interesse l’articolo che questo Blog ha dedicato l’altro ieri alla sessualizzazione dell’infanzia come prossima tappa della rivoluzione sessuale[1]: i suoi fautori spacciano l’educazione sessuale precoce dichiarando l’intentodi evitare gravidanze indesiderate, prevenire gli abusi e fermare le malattie sessualmente trasmissibili, in realtà mirano ad influenzare le abitudini e gli affetti dei bambini, le loro azioni e i loro atteggiamenti, rendendo gradualmente concepibile nella nostra società la liberalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti e minori, anche bambini.  

Quello che non emerge dall’articolo è che la sessualizzazione dei bambini viene promossa attivamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalle istituzioni europee collegate: vi basti leggere il documento “Standard for Sexual Education in Europe”. Concepito dalla sezione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, esso fornisce le linee guida dell’educazione sessuale dei bambini (a partire dalla prima infanzia) di 53 Paesi, tra europei e zone limitrofe. Il documento dell’Oms – composto di 65 verbosissime pagine – si apre chiarendo che il compito di condurre i bambini e i ragazzi alla scoperta delle loro facoltà sessuali ricade prima di tutto sulla scuola, sugli psicologi, psicoterapeuti e sessuologi e non sui genitori che “non sono all’altezza del compito”, anche perché spesso “si imbarazzano ad affrontare l’argomento”.

Ma anche gli insegnanti non sono considerati un elemento positivo al riguardo, come evidenziano i corsi di educazione sessuale organizzati nelle scuole italiane che si ispirano ai suddetti Standard.

 Il Corso di prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmesse tra gli adolescenti delle classi prime o seconde delle scuole secondarie della provincia di Udine[2],di cui mi sono interessataad esempio, non prevede – durante gli interventi degli operatori – la presenza dell’insegnante in classe[3], giudicata negativamente come un elemento di disturbo.

Questa indicazione esclude a priori che – in un percorso di educazione all’affettività – la letteratura, la filosofia, le scienze e le altre discipline, così come la professionalità e l’umanità dei docenti possano contribuire positivamente a quell’Integrazione dei diversi aspetti – somatici, emozionali, intellettivi e sociali – dell’esistere sessuale, in cui consiste – almeno a parole – secondo l’OMS, la salute sessuale.

Gli studenti non possono quindi confrontarsi con i propri docenti sulle affermazioni – che magari li hanno turbati – degli esperti esterni; oltretutto la richiesta esplicita agli insegnanti, presente nel progetto, di abbandonare l’aula costituisce un illecito, in quanto la presenza di un esperto esterno per progetti svolti in orario curricolare non esonera il personale docente dalla diretta responsabilità sulla vigilanza degli alunni e sul controllo delle complessive condizioni ambientali nelle quali viene effettuata quella determinata attività[4].

Un altro elemento critico di tali corsi (così come dei corsi contro l’omofobia, ispirati – almeno nella mia regione – alla teoria gender[5]), è l’informazione spesso carente, se non inesistente, sul loro contenuto fornita alle famiglie: una mancanza che contrasta con la descrizione, alquanto particolareggiata, fornita dalla scuola per altre iniziative – come le uscite didattiche.  Il consenso richiesto per legge ai genitori degli allievi coinvolti può considerarsi informato se non viene fornito alle famiglie, assieme al relativo modulo, la possibilità di prendere visione del progetto e dei test somministrati durante il corso[6]? I genitori sono consapevoli del fatto che uno degli obiettivi dichiarati di questo, come di altri consimili progetti, è quello di stabilire un contatto diretto tra i loro giovanissimi figli e i consultori presenti sul territorio, e quindi un accesso autonomo alla contraccezione e allo stesso aborto[7]

Quanto ai contenuti proposti, se l’intenzione dichiarata del progetto (e di altri consimili) è quella di  stimolare gli adolescenti a far proprie le diverse dimensioni, corporea, affettiva, cognitiva e sociale, che devono integrarsi per raggiungere una vita sessuale soddisfacente, (p. 4) -leggendo con attenzione – presentazione e test (vedi sotto)[8], si capisce che l’intervento degli esperti è di tipo informativo (non educativo) e riguarda sostanzialmente la sfera sessuale cioè la prevenzione delle malattie infettive (in primis HIV), la contraccezione e, se serve, il ricorso all’aborto. Come si evince dalle domande del test somministrato agli allievi prima e dopo l’intervento, gli incontri si incentrano sulla trasmissione di informazioni di natura igienico-biologica, in un’ottica individualistica e non relazionale, quindi riduttiva rispetto al vissuto familiare dei ragazzi e alle stesse dichiarazioni iniziali del Corso.

Sotto l’egida dell’OMS, pertanto, anche moltissime scuole italiane, attraverso l’intervento di esperti esterni, stanno promuovendo un genere di educazione sessuale che inizia fin dalla prima infanzia e che – al di là delle intenzioni dichiarate – scindendo la sessualità da ogni progetto familiare e da ogni considerazione di ordine morale, religioso o anche semplicemente filosofica (già i pensatori greci esortavano i concittadini a considerare l’autodominio come condizione necessaria per conquistare la libertà interiore) e connettendola semplicemente all’immediato benessere fisico, di fatto ne incoraggia l’esercizio anche tra giovanissimi, come si evince dal boom di gravidanze indesiderate e di malattie sessualmente trasmissibili che caratterizza da anni i Paesi del Nord Europa più ‘avanti’ di noi in siffatta educazione sessuale[9].

Mi sembra, partendo dalla mia esperienza di madre e di insegnante, di poter consigliare ai genitori, specie di figli molto piccoli, spesso ignari di quanto viene loro insegnato o, al contrario, fortemente preoccupati:

  • Non lasciatevi intimidire dagli esperti: voi siete i primi depositari del diritto/dovere dell’istruzione e educazione, dei vostri figli (art. 31 della nostra Costituzione). Quello di cui hanno bisogno i bambini non sono i dettagli tecnici, ma di capire il senso dell’affettività e della sessualità, collegandolo al grande dono della vita che l’affetto e la passione dei genitori ha fatto loro. Bisogna rispondere con semplicità alle loro domande quando le pongono (mentre in una classe elementare/media le domande – magari appositamente maliziose di alcuni allievi – possono risultare inappropriate per altri).
  • La migliore difesa dalle molestie sessuali è il pudore del bambino e l’esistenza di un dialogo con i genitori (i bambini poi amano farsi raccontare di come papà e mamma si sono incontrati…). La curiosità di un bambino verso il suo corpo o quello di un amichetto se è spontanea (e non ossessiva, come accade quando i più piccoli vengono a contatto con immagini, messaggi che li turbano) è un fatto naturale, ma l’entrata a gamba tesa di maestre, esperti vari nell’intimità di un bambino, specie molto piccolo (come nel Gioco del rispetto sperimentato negli asili di Trieste e diventato un caso nazionale) dovrebbe trovare una accanita resistenza da parte dei genitori, perché è oggettivamente ambiguo e risponde a ideologie e logiche perverse. In questi anni sono sorte diverse associazioni genitori (in cui militano anche molti insegnanti) per contrastarle: non temete di rivolgervi a loro!

L’esperienza mi ha insegnato che la sessualità precoce è anche un modo per molti giovanissimi di riempire il vuoto pneumatico della mente e del cuore: non abbiate paura di proibire quello che può essere pericoloso per un bambino (come l’utilizzo precoce e incontrollato di un cellulare/computer) ma, soprattutto, non temete di proporre con coraggio ciò che vi appassiona, in quanto bello e buono, perché il cuore dell’essere umano è fatto per cose grandi! E soprattutto insegnate ai vostri figli a credere nell’amore di Dio: non impedirà loro tutte le cadute, ma li aiuterà ad accettare in profondità se stessi e a rialzarsi!


 

 

[1] https://www.sabinopaciolla.com/linfanzia-sessualizzata-e-la-prossima-frontiera-della-rivoluzione-sessuale/

[2]Titolo di un diffuso Corso di prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmesse tra gli adolescenti delle classi prime o seconde delle scuole secondarie di II grado di Udine, promosso dal Comune di Udine nell’ambito del più vasto Progetto O.M.S. “Città Sane”.

[3] Motivazione (p. 5): “… La sola presenza degli altri senza un coinvolgimento attivo, origina un’influenza sociale sui comportamenti … Molte persone diventano apprensive quando sono osservate e valutate e vengono distratte dall’opinione altrui (…). Un effetto di disturbo entra in gioco quando chi risponde percepisce che un’alternativa è più accettabile socialmente dell’altra”. Si noti che le citazioni tratte da testi scientifici parlavano genericamente di altre persone presenti, non specificamente dei docenti (dunque anche la presenza dei compagni di classe influenza i presenti?!)

[4] L’art. 2048 c.c. dispone infatti che “i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la vigilanza”.

[5] Quindi all’equiparazione di tutte le pratiche sessuali e alla fluidità del genere di appartenenza (cfr. R. Castenetto – G. Stocchi – Il Friuli Venezia Giulia come laboratorio per la diffusione della teoria gender Cronaca di un impegno civile per la libertà di educazione, Quaderni del Centro culturale “Augusto Del Noce” (n.5), Pordenone 2016

[6] Ai sensi del Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR, nonché dal D.Lgs 101/2018, che ha novellato il Codice Privacy di cui al D.Lgs n. 196 del 2003, è consentito sottoporre agli alunni questionari o renderli partecipi ad attività di ricerca con la raccolta di informazioni personali solo se gli alunni, o i genitori nel caso di minori, sono stati preventivamente informati su trattamento e successiva conservazione dei dati. È consentito ai genitori negare il consenso alla somministrazione dei questionari.

[7] L’adolescente infatti – si legge a p.2 del progetto – ha bisogno di luoghi e servizi che gli consentano di muoversi ed esprimere richieste autonomamente. Una serie di sentenze ha sancito di fatto il diritto dei giovanissimi di accedere ai servizi dei consultori, senza essere accompagnati dai genitori, quindi prescindendo dalle convinzioni di questi ultimi rispetto alla sessualità e dagli stessi rischi sanitari connessi alle pratiche contraccettive (specie d’emergenza) o abortive.

[8] Cfr. Link

[9] Dopo la pubblicazione del primo Rapportodell’European center for diseases control, diversi giornali (come Il ‘Messaggero’ del 12 giugno 2011) invitavano alla prudenza i milioni di giovani in procinto di passare le vacanze nei Paesi del Nord Europa e la ‘Repubblica’ qualche giorno dopo commentava: In Europa le malattie sessuali sono in aumentoSecondo il primo rapporto dell’European center for diseases control (Ecdc), che raccoglie i dati degli ultimi 10 anni sulle malattie a trasmissione sessuale (Mst), il numero di casi è in continua crescita, con alcune nazioni come la Gran Bretagna che sono un vero e proprio serbatoioI numeri forniti dall’agenzia europea parlano di più di 344mila casi di clamidia notificati nel continente nel 2009, con un aumento costante negli ultimi 10 anni che ha portato a un raddoppio dell’incidenza da 143 ogni 100mila abitanti a 332. L’88% dei casi si concentra in quattro paesi, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca. Valeria Pini, Boom di malattie sessuali in Europa. Allarme in Italia, più a rischio le ragazze, in ‘Repubblica’, 16 giugno 2011.

Progetto-di-educazione-sessuale-ASL-n.-4-Medio-Friuli.

 

Test-di-valutazione-progetto-educazione-sessuale

 

CONSENSO_INFORMATO_MIUR-20-novembre-2018-3-1

 

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