Gesu-ammaestra-bis

 

Domenica XXI del Tempo Ordinario (Anno A)

(Is 22, 19-23; Sal 13; Rm 11, 33-3; Mt 16, 13-20)

 

 

di Alberto Strumia

 

Il nostro tempo – in questi nostri ultimi anni – si deve, seriamente, definire come il “tempo della Fede”, per ogni cristiano consapevole del tempo presente («consapevoli del momento presente», Rom 13,11). Perché senza la “luce della Fede”, perfino la “luce della ragione” rischia di spegnersi e di non reggere alla durezza del momento.

Molti non sembrano accorgersi di nulla – forse perché la loro stessa ragione è stata deviata – e vanno avanti seguendo la routine di un vivere quotidiano che pare loro automatico e ovvio, pur essendo pesante e difficoltoso.

Quanti, invece, per una Grazia che viene da Dio si rendono conto di come i potenti del mondo siano, più che in altri tempi – oggi – in mano a Satana e anche nella Chiesa «sia entrato il fumo di Satana» (Paolo VI, Omelia del 19 giugno 1972), e si sia fatto di tutto per contribuire – consapevolmente o meno – a servirsene per soffocare la lucidità dei fedeli, si stanno da tempo interrogando con le parole dell’Apostolo Paolo, che oggi troviamo nella seconda lettura: «Chi ha mai conosciuto il pensiero del Signore?».

Perché mai Egli permette che le cose vadano in un modo così disumano, contro la ragione e contro la Fede nella Dottrina di Cristo? Solo Dio lo sa e noi possiamo faticare molto a comprenderlo.

Parole che noi, oggi, siamo portati ad intendere come richiesta del “perché” di tutto quanto sta accadendo di negativo nel mondo e soprattutto nella Chiesa. Non solo dal punto di vista morale, a causa dei limiti e dei peccati dei suoi appartenenti, ma soprattutto per le distorsioni della Dottrina di Cristo che l’attraversano e vengono dispensate dall’alto grazie ad “ambiguità” che le favoriscono e, ormai, anche ad “affermazioni esplicite” che le sostengono, come fossero verità.

Eppure, come ebbe a dire lo stesso Apostolo Paolo, in una diversa lettera indirizzata ai Corinzi: «Noi abbiamo il pensiero di Cristo!» (1Cor 2,16). Lui ci ha rivelato proprio quanto a noi basta conoscere del «pensiero del Signore».

E da questa affermazione possiamo estrarre l’unica ragionevole risposta. Ed è che il Signore, permette che nel mondo e nella Chiesa, si arrivi a “toccare il fondo” del malessere che deriva direttamente dal volersi allontanare da Lui – con determinazione dichiarata, o anche solo per superficalità e trascuratezza – nella orgogliosa presunzione (replica del “peccato originale”) di farsi dio a se stessi, seguendo il suggerimento del “serpente antico”, che per primo ha voluto percorrere la stessa strada, dannandosi.

Questa è, oggi, l’unica “chiave di lettura della storia” capace di tenere conto di “tutti” gli elementi in gioco. E una volta che la Rivelazione ce l’ha consegnata, attraverso la “Fede”, essa si dimostra essere anche la più lucida dal punto di vista della “ragione”.

E di fronte a questo non ci sono proprio altre che le parole di Fede, di Paolo: «O profondità della ricchezza, della Sapienza e della conoscenza di Dio!».

Noi, da soli, non saremmo mai arrivati a concepire un modo di educare l’umanità più potente di questo, più rispettoso della libertà e al tempo stesso più ragionevolmente cogente. Arrivate al fondo perché vi venga la “voglia istintiva” di allungare la mano verso Dio, verso Cristo che avete prima censurato e manipolato a vostro uso e consumo!

La prima lettura ci dice che cosa succederà, alla fine, a quanti si sono prestati al “gioco sporco” di Satana, collaborando alla sua operazione di destabilizzazione del mondo e della Chiesa (basti pensare alla massoneria, ai detentori dei grandi poteri che hanno ceduto al delirio di onnipotenza di chi vuole sentirsi “creatore” artificiale dell’uomo, presumendo di migliorarne le condizioni di vita, senza Dio e senza i suoi Comandamenti, sostituendoli con il loro contrario e a quanti si sono piegati al compromesso con loro): «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto».

Nel Vangelo Gesù pone «ai discepoli» (non solo agli Apostoli, a tutti i suoi fedeli) la domanda decisiva sulla Fede «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Per verificare se hanno in qualche modo la consapevolezza della portata della questione in gioco.

La risposta che ottiene è definita da quello che, oggi, potremmo chiamare un “relativismo religioso”, di opinioni varie su di Lui: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Oggi forse potremmo perfino aggiungere qualcuno che non ne ha neppure sentito parlare o lo confonde con qualche santone o divinità pagana.

La domanda si fa stringente, per i cristiani, quando Gesù arriva a chiedere: «Ma voi, chi dite che io sia?». E a questo punto arriva la riposta netta di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Il Pietro di allora non ebbe esitazione. Vorremo avere la stessa nettezza dal Pietro di oggi, che sembra, al contrario piuttosto simile a quel Pietro che, poi, lo rinnegò per tre volte: «Non conosco quell’uomo che voi dite» (Mc 14,71); ho altro di cui occuparmi (problemi sociali, politica di basso livello, compromessi di ogni genere, ecc.)

Vogliamo pregare perché anche oggi si arrivi al pentimento e al pianto amaro del primo Pietro, che dopo averlo rinnegato: «pianse amaramente» (Mt 26,75).

Se così non dovesse essere sarà inevitabile il verificarsi, da parte di Dio, delle parole, già citate, della prima lettura: «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto», se non altro al termine di una vita terrena impostata più sull’ideologia che sulla verità.

Come santa Monica, madre di sant’Agostino – la cui memoria ricorre oggi – con la tenace preghiera ottenne la conversione al cristianesimo di quel suo figlio, che poi divenne Vescovo santo ed è conosciuto come il grande Dottore della Chiesa del IV secolo, così anche noi preghiamo perché la vera fede ritorni in chi deve guidare la Chiesa, a beneficio di tutto il popolo cristiano.

Maria santissima, Madre di Dio e della Chiesa, che intercede per noi e ci protegge, come sempre ha fatto, da ogni male ci raccomanda, come ai servi di Cana di Galilea: «Fate quello che vi dirà!». Seguendo la sua indicazione saremo conservati nella vera Fede nel suo Figlio unico nostro Salvatore, e finalmente saremo salvi («chi persevererà sino alla fine sarà salvo», Mt 10,22).

 

Bologna, 27 agosto 2023

 

 

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