Mosè di Michelangelo
Mosè di Michelangelo Buonarroti

 

Domenica XI del Tempo Ordinario (Anno A)

(Es 19,2-6; Sal 99; Rom 5,6-11; Mt 9,36-10,8)

 

di Alberto Strumia

 

In questa domenica nella quale la liturgia riprende, dopo il Tempo Pasquale, i ritmi del Tempo Ordinario, risaltano tre frasi centrali – una per ciascuna delle letture – per la rilevanza assoluta del loro contenuto dottrinale. Si tratta di contenuti che ci riguardano, identificando tre aspetti della nostra condizione umana, soprattutto in questo nostro momento storico, così stravolto da una mancanza di “fede” che pesa enormemente anche sulla capacità della “ragione” di orientarsi e valutare le cose con il “senso della realtà”, piuttosto che con l’illusione dell’ideologia.

1 – Nella prima lettura spicca la dichiarazione che Dio stesso mette sulla bocca di Mosè («Questo dirai alla casa di Giacobbe»): «Se vorrete ascoltare la mia parola e custodire la mia Alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli». Tutto sta in questo se vorrete, che si ritroverà con la stessa forza d’impatto, secoli dopo nelle parole che Gesù rivolgerà al “giovane ricco”: «Se vuoi…» e che rimarranno disattese. È la formula della “libertà” della creatura umana che Dio rispetta trattando l’uomo come una “persona libera”, come “alla pari” con le Sue stesse tre Persone. Come Dio è libero nell’atto di creare, così la creatura umana è trattata da essere “libero” di scegliere il “modo giusto” (la “giustizia”) di stare con Dio o di scegliere i “modi alternativi” ai quali lo invita il nemico di Dio e dell’uomo, Satana, conducendolo all’autodistruzione, dopo averlo illuso con la sua ideologia, per costringerlo ad adorarlo idolatricamente, fino a schiavizzarlo, privandolo eternamente della libertà, della dignità. È la schiavitù della corruzione nel corpo e nello spirito. Ed è un inferno, già qui sulla terra, prima ancora che nell’Eternità.

Al contrario, per chi ha il coraggio di accettare la proposta di quel «Se vorrete», di quel  «se vuoi…», si apre davanti agli occhi la possibilità di “comprendere la realtà”, per quello che essa è. È l’esperienza della Verità della vita, del Bene-essere dell’esistenza, che apre la strada che dà la direzione, il “senso” di marcia della vita dell’uomo, verso la sua “dimora”.

La Chiesa è stata voluta per essere questo “luogo” nella storia, anticipo del “luogo” definitivo dal quale nessuno potrà cacciarci. «Io vado a prepararvi un posto […], perché siate anche voi dove sono io», dirà Gesù ai suoi (Gv 14,3). Ci sono ancora delle comunità delle quali si possa dire che sono un “luogo”, una “dimora” per l’uomo? O quasi dappertutto si è preferito ignorare quel «Se vorrete», quel «se vuoi…», perché si è smarrito il senso della realtà? Là dove c’è rimasto, là dove rinasce anche un piccolo “luogo”, come il Signore lo ha previsto, si respira l’aria buona del cristianesimo, il “buon profumo di Cristo”, il “soffio dello Spirito”. Anche oggi, in un mondo e in una Chiesa che si devastano con le proprie mani per il semplice fatto di continuare ad eludere l’invito di Dio, racchiuso in quel «Se vorrete», «se vuoi…».

2 – Nella seconda lettura la parola centrale è «giustificati». Per comprenderla nella sua seria portata per la vita degli uomini, questa va messa in relazione – cosa che da troppo tempo nessuno sembra voler fare, forse perché non sa più farlo, per ignoranza, quando non per malizia – con il “peccato originale”. Infatti il “peccato originale” è la rottura della “giustizia verso Dio”, liberamente decisa dall’umanità in blocco. All’invito di Dio: «Se vorrete», «se vuoi…», vivere nel “modo giusto” per il tuo bene-essere, che consiste nel “modo giusto” di riferire tutto il tuo essere e il tuo fare a Dio Creatore, l’umanità, istigata da colui che per primo aveva rifiutato l’invito (Satana), ha deciso di rifiutarlo essa pure.

Le conseguenze sono state disastrose e oggi ne paghiamo uno scotto che è tanto più devastante quanto più ci si allontana dalla “giustizia verso Dio Creatore”. Mai tanta brutta ingiustizia si è vista tra gli esseri umani!

Cristo è venuto a “ricostruire” (questo è il vero senso della parola Redenzione, ormai fatta divenire evanescente per le menti dei più…) questa “giustizia” tra l’uomo e Dio. Così che l’uomo possa essere “giustificato”, cioè letteralmente “rifatto giusto”. San Paolo insiste continuamente su questa “giustificazione”. Non vuol dire appena “essere scusato”, fingendo che non ci sia nessun male da curare, ma al contrario, si tratta di una rigenerazione dell’essere umano. È la seconda possibilità offerta agli uomini, un nuovo «Se vorrete», «se vuoi…». E ancora ci saranno altre innumerevoli possibilità per i singoli, attraverso il Sacramento della Penitenza, per riparare agli errori (i peccati) commessi dopo il Battesimo. Ancora tanti «Se vorrete», «se vuoi…». Se si rifiutano anche tutte queste possibilità si ha il “diritto” (!) di “godersi” una vita d’inferno, da subito e poi per sempre.

3 – Nel Vangelo il Signore vede davanti a sé la condizione dell’umanità, quando è privata della Sua azione ricostruttrice della “giustizia originale”. È un’accozzaglia di folle «stanche e sfinite», cha vagano a caso, disorientate e perse «come pecore senza pastore». La «compassione» che Cristo «sentì» per questa umanità devastata è l’espressione della Sua Volontà, del mandato del Padre di compiere la ricostruzione della possibilità di un nuovo accesso alla “giustizia” tra l’uomo e Dio, nel pieno rispetto della libertà di coloro che possono beneficiarne («Se vorrete», «se vuoi…»).

Alla Chiesa nascente («chiamati a Sé i dodici…») Egli affida il compito di dire a tutti come stanno veramente le cose e di accedere al miracolo della “giustizia” riparata («Predicate che il Regno dei Cieli è vicino […], guarite […] cacciate i demoni»).

Oggi sembra troppo spesso che gli stessi uomini di Chiesa abbiano dimenticato il loro compito, per cui «gli operai sono pochi», non solo numericamente, ma qualitativamente capaci di attuare il mandato di Cristo. In questa situazione solo Dio stesso può intervenire, perché gli uomini da soli non possono farcela a riprendere in mano la situazione. Tanto è vero che Gesù raccomanda, prima di tutto, di pregare: «Pregate il Padrone della messe perché mandi operai nella Sua messe». Operai, cioè gente “capace”!

Oppure, quando il tempo sarà maturo (non tocca a noi sapere il momento preciso, ma comunque riconoscere le avvisaglie, i segni) venga Lui stesso a concludere la partita della storia.

In tutto questo percorso non siamo certamente soli. La Madre di Dio con il suo sposo Giuseppe, alla testa dell’intera Comunione dei Santi vigilano su di noi e ci ripetono continuamente, come all’inizio fece Jahvè per bocca di Mosè e poi Gesù in prima persona: «Se vorrete», «se vuoi…». Così che ciascuno possa rispondere: «Sì, lo voglio, con l’aiuto di Dio lo voglio!».

 

Bologna, 18 giugno 2023

 

 

 

 

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