• venerdì , 19 ottobre 2018

Se non predichiamo Gesù Cristo, allora la Chiesa è solo un altro fornitore di devozioni etiche

Splendido e condivisibile in ogni parola l’intervento che mons. Charles J. Chaput ha tenuto al Sinodo dei giovani oggi. Ammirabile quando dice: “Se ci manca la fiducia per predicare Gesù Cristo senza esitazioni, allora la Chiesa è solo un altro fornitore di devozioni etiche di cui il mondo non ha bisogno.”

Come riferisce Edward Pentin sul National Catholic Register, Nessuna menzione specifica dell’intervento è stata fatta oggi alla conferenza stampa, né da padre Thomas Rosica, l’addetto ai media di lingua inglese al Sinodo, che ha parlato anche con i giornalisti.

Padre Rosica ha detto che povertà, guerra, disperazione e disoccupazione sono “grandi temi”. Alla domanda se l’omosessualità e le relazioni omosessuali fanno parte degli interventi, padre Rosica risponde: “Non quelle parole esatte, la questione era presente, ma non c’era nessuna questione dominante“.

Riprendo  il suo intervento dal Catholic Herald e ve lo propongo nella mia traduzione.

Foto: Archivescovo di Philadelphia Charles Chaput (Reuters/Tony Gentile)

Foto: Archivescovo di Philadelphia Charles Chaput (Reuters/Tony Gentile)

 

Fratelli,

Sono stato eletto al Consiglio permanente del Sinodo tre anni fa. All’epoca mi fu chiesto, insieme ad altri membri, di suggerire temi per questo Sinodo. Il mio consiglio fu allora di concentrarsi sul Salmo 8. Tutti conosciamo il testo:

“Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,

*la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, *
il figlio dell’uomo perché te ne curi?”

Chi siamo come creature, cosa significa essere umani, perché dovremmo immaginare di avere una dignità speciale – queste sono le domande eterne che stanno alla base di tutte le nostre ansie e conflitti. E la risposta a tutte queste domande non si troverà nelle ideologie o nelle scienze sociali, ma solo nella persona di Gesù Cristo, redentore dell’uomo. Il che naturalmente significa che dobbiamo capire, nel più profondo, perché dobbiamo essere redenti in primo luogo.

Se ci manca la fiducia per predicare Gesù Cristo senza esitazioni o scuse ad ogni generazione, specialmente ai giovani, allora la Chiesa è solo un altro fornitore di devozioni etiche di cui il mondo non ha bisogno.

In questa luce, ho letto il capitolo IV dello Instrumentum, paragrafi 51-63, con vivo interesse. Il capitolo fa un buon lavoro di descrizione delle sfide antropologiche e culturali che i nostri giovani affrontano. Infatti, la descrizione dei problemi di oggi, e la necessità di accompagnare i giovani nell’affrontare questi problemi, sono i punti di forza dello Instrumentum nel suo complesso. Ma credo che il paragrafo 51 sia fuorviante quando parla dei giovani come “guardiani e sismografi di ogni età”. Si tratta di false lusinghe, e maschera una perdita di fiducia degli adulti nella continua bellezza e potenza delle credenze che abbiamo ricevuto.

In realtà, i giovani sono troppo spesso prodotti dell’epoca, formati in parte dalle parole, dall’amore, dalla fiducia e dalla testimonianza dei genitori e degli insegnanti, ma più profondamente oggi da una cultura che è allo stesso tempo profondamente attraente ed essenzialmente atea.

Gli anziani della comunità di fede hanno il compito di trasmettere la verità del Vangelo di età in età, senza che sia danneggiata da compromessi o deformazioni.  Eppure troppo spesso la mia generazione di leaders, nelle nostre famiglie e nella Chiesa, ha abdicato a questa responsabilità per una combinazione di ignoranza, codardia e pigrizia nel formare i giovani per portare la fede nel futuro. Dare forma alle giovani vite è un duro lavoro di fronte a una cultura ostile. La crisi degli abusi sessuali del clero è proprio il risultato dell’autoindulgenza e della confusione introdotta nella Chiesa lungo la mia vita, anche tra coloro che hanno il compito di insegnare e guidare. E i minori – i nostri giovani – ne hanno pagato il prezzo.

Infine, ciò che la Chiesa ritiene vero sulla sessualità umana non è un ostacolo. È l’unico vero cammino verso la gioia e l’integrità. Non esiste una cosa come un “Cattolico LGBTQ” o un “Cattolico transgender” o un “Cattolico eterosessuale”, come se i nostri appetiti sessuali definissero chi siamo; come se queste denominazioni descrivessero comunità distinte di diversa ma uguale integrità all’interno della vera comunità ecclesiale, il corpo di Gesù Cristo. Questo non è mai stato vero nella vita della Chiesa, e non è vero ora. Ne consegue che “LGBTQ” e linguaggi simili non dovrebbero essere usati nei documenti della Chiesa, perché il suo uso suggerisce che si tratta di veri e propri gruppi autonomi, e la Chiesa semplicemente non classifica le persone in questo modo.

Spiegare perché l’insegnamento cattolico sulla sessualità umana è vero, e perché è nobilitante e misericordioso, sembra cruciale per qualsiasi discussione su questioni antropologiche. Ma purtroppo in maniera deplorevole manca in questo capitolo e in questo documento. Spero che le revisioni dei Padri sinodali possano affrontare questo aspetto.

 

Fonte: Catholic Herald

 

 

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