“La Bibbia, dunque, mette in relazione il diffondersi della morte nel mondo con l’offuscarsi del volto di Dio – e non c’è dubbio che lo scenario di morte che abbiamo richiamato, e che nessuno potrebbe negare, stia avvenendo parallellamente all’offuscarsi del volto di Dio nella coscienza umana – e cosa significa, infatti, la negazione dell’obiezione di coscienza [per l’aborto], se non che non vale più il detto «rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22, 21), perché ormai resta soltanto Cesare e il volto di Dio deve sparire dalle coscienze?”

 

Michelangelo, la Creazione di Eva
Michelangelo, la Creazione di Eva

 

di Massimo Lapponi

 

Una scena che recentemente ha fatto il giro dei social, suscitando l’indignazione di molti, è stato il sequestro del locale di Rosanna Spatari a Chivasso, effettuato il 6 maggio di quest’anno. Ciò che ha maggiormente colpito è che per questa operazione nei confronti di una donna sola e indifesa sono state mobilitate decine di poliziotti. Non so se qualcuno ha fatto il raffronto delle relative immagini con un episodio avvenuto in Inghilterra nel mese di aprile del 2018, quando, per impedire che fosse portato nell’ospedale romano del Bambin Gesù il piccolo Alfie Evans, di due anni non ancora compiuti, la sua stanza di degenza, nell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, fu circondata da decine di poliziotti in tenuta antisommossa.

Allora in Italia vi fu una reazione popolare fortissima e appassionata nei confronti di una manifestazione di violenza e di inciviltà che mostrava l’allarmante scivolamento delle autorità politiche, giudiziarie e militari dell’Inghilterra verso situazioni che ricordavano le inumane dittature del secolo scorso.

Probabilmente pochi avvertirono, allora, che l’ombra sinistra di rinnovate dittature politico-giudiziarie e militari si stava rapidamente avvicinando anche all’Italia, e forse a qualcuno l’accostamento dei due episodi sembrerà un po’ forzato.

Consideriamo, tuttavia, un tratto che li accomuna: lo spiegamento, nello stesso tempo ridicolo e sintomatico, di ingenti forze dell’ordine contro le persone più fragili della società: un bambino e una donna. Ora, ad una più approfondita riflessione queste due scene assumono un immenso valore simbolico. Esse, infatti, sembrano portare in piena luce un sinistro tratto spirituale del nostro tempo: cioè la volontà di imporre l’assoluto prevalere dei caratteri di dominio, di arroganza e di illimitato edonismo, che troppo spesso contraddistinguono la mascolinità, quando essa non è umanizzata dall’amore sponsale e paterno, sul “cavalleresco” servizio alla vita più fragile e sull’amore devoto e rispettoso verso la dignità propria della donna.

Che la “mascolinità” irrigidita nei suoi aspetti unilateralmente egoistici e violenti debba portare ad una situazione inumana si potrebbe facilmente dimostrare, se ce ne fosse bisogno. Ma la prova ce la fornisce ciò che vediamo sotto i nostri occhi. A cosa sta portando, infatti, l’assolutizzazione dello spirito di conquista del mondo, con cui si è riusciti a contagiare anche le donne – alle quali viene raccomandato ufficialmente di lasciar perdere le “degradanti” cure della vita per dedicarsi ormai soprattutto alle materie «scientifiche e tecniche» (“Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2013 sull’eliminazione degli stereotipi di genere nell’Unione europea”) – illudendole che in tal modo possano raggiungere uno stato sociale migliore? A uno scenario di morte in continua e rapida espansione.

Ce lo confermano alcuni segni inequivocabili: la decisione di pochi mesi fa del governo Olandese di estendere l’eutanasia ai minori di dodici anni, la forte impennata della percentuale dei suicidi tra adolescenti e preadolescenti, la recentissima approvazione da parte del Parlamento Europeo del Rapporto Matić, che sancisce lo statuto di “diritto umano” dell’aborto, condannando la stessa obiezione di coscienza.

Ritornano alla mente le parole del salmo:

 «Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere» (Sl 103, 29).

La Bibbia, dunque, mette in relazione il diffondersi della morte nel mondo con l’offuscarsi del volto di Dio – e non c’è dubbio che lo scenario di morte che abbiamo richiamato, e che nessuno potrebbe negare, stia avvenendo parallellamente all’offuscarsi del volto di Dio nella coscienza umana – e cosa significa, infatti, le negazione dell’obiezione di coscienza, se non che non vale più il detto «rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22, 21), perché ormai resta soltanto Cesare e il volto di Dio deve sparire dalle coscienze?

Di fronte a questo scenario inquietante e sinistro è opportuno rileggere il versetto immediatamente successivo del salmo ora citato:

« Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra» (Sl 103, 30).

Molti, dopo aver letto questo versetto e dopo aver rivolto lo sguardo al moderno cielo offuscato dal fumo delle ciminiere, sentiranno con sgomento risuonare dentro di loro le parole del profeta Geremia: «Guardai la terra ed ecco solitudine e vuoto, i cieli, e non v’era luce» (Ger 4, 23). “Non si è ritirato per sempre da noi lo Spirito del Signore?” penseranno.

Ma è qui opportuno approfondire l’insegnamento biblico e cercare di scoprire quale sia la via maestra scelta da Dio, fin dall’origine del mondo, per diffondere lo Spirito Santo nel mondo.

Lo diciamo subito: questa via maestra è la donna.

Prima della creazione della donna lo sguardo dell’uomo vagava per le creature del mondo cercando invano una presenza che desse un senso alla sua vita. Il fatto che egli conferisse un nome a tutte le creature del mondo inferiore nel linguaggio biblico indica il dominio dell’uomo sulla natura. Ma poteva il dominio del mondo essere il vero scopo della vita dell’uomo?

Allora ecco apparire una creatura nuova, l’ultima creatura, quasi la pennellata finale che doveva perfezionare l’opera di Dio e la sua immagine nel mondo creato: la donna.

Anche alla donna l’uomo – ish – dà un nome, ma è il suo stesso nome – ishà. Dunque esso non indica più il dominio, bensì la comunanza di vita, la partecipazione ad uno stesso destino. Ed è un destino di amore, che rivela all’uomo e alla donna il volto amoroso di Dio, finora nascosto. Non solo: esso è un amore fecondo, che contiene la promessa di una vita moltiplicata all’infinito, e il misterioso presentimento che da questa discendenza infinita, «come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare» (Gn 22, 17), nascerà nel mondo la stessa vita infinita di Dio, celeste come le stelle e terrena come la sabbia del mare.

Dunque il destino più vero e più alto dell’uomo non è la conquista del mondo, attraverso le discipline «scientifiche e tecniche», bensì l’amore e la cura della vita. E chi ha mostrato all’uomo la via sublime di questo superiore destino se non la donna? Ora l’uomo, la donna e la loro discendenza non sono la vera «immagine di Dio» (Gn 1, 27)? Non vediamo, cioè, nella realizzazione di questo destino di amore fecondo l’immagine dell’eterna fecondità del Padre celeste, che genera il Figlio nel vincolo di amore dello Spirito Santo? Tanto è forte questa impronta della fecondità divina nel destino dell’uomo, che la discendenza terrena dell’uomo è destinata a dar vita, nella carne, alla stessa persona divina del Figlio eterno del Padre.

Ma se la missione della donna era di svelare all’uomo, insieme al volto paterno di Dio, i nuovi orizzonti dell’amore e della cura per la vita dell’umana discendenza, nell’attesa della divinizzazione di tutto il genere umano, questo suo nobile destino è stato attraversato dal peccato. Proprio la donna – seguita poi dall’uomo – non ha voluto essere «l’ancella del Signore» (Lc 1, 38), ma essere piuttosto «come Dio» (Gn 3, 5), autonomo giudice del bene e del male. In tal modo l’intuizione del volto di Dio si è offuscata nel rapporto tra l’uomo e la donna e con esso si è offuscato, seppure non totalmente, anche il senso della missione della donna. Cosa rimaneva, dunque, all’uomo se non di cedere alla tentazione di ripiegarsi sulla sua inferiore missione di dominatore del mondo, esaltandosi nella sua orgogliosa arroganza fino a relegare la donna, fisicamente più fragile, in un ruolo privato e subordinato? La donna, da parte sua, ha cercato di farsi valere con la sua influenza seduttrice sull’uomo, e, spinta dall’invidia, è stata anche tentata di rinunciare alla sue doti e alla sua missione per imitare l’uomo nel dominio del mondo.

Tuttavia l’originario destino inscritto nell’uomo e nella donna, sebbene contrastato dal peccato, continuava ad operare nascostamente e preparava la strada per la riscossa. Finché un giorno due prodigi avrebbero illuminato la scena dell’universo creato: la vita divina, come presentito e promesso, sarebbe nata nel mondo, e con la sua presenza rinnovatrice avrebbe ricondotto la donna alla sua primitiva dignità e l’uomo al suo vero destino. Nella luce di Cristo e di Maria l’uomo e la donna sarebbero stati riconciliati e dal loro rinnovato amore sarebbe derivata una stirpe nuova, destinata a dar vita non più ad una civiltà del dominio, bensì ad una “civiltà dell’amore”. Su questa nuova stirpe, mentre essa pregava insieme alla Madre del Signore, poteva ormai discendere nella sua pienezza lo Spirito Santo.

Ma, come era stato predetto, la stirpe del serpente infernale avrebbe continuato ad insidiare il calcagno della stirpe della donna, finché quest’ultima non le avrebbe schiacciato il capo.

Quando, dunque, la donna è tentata di rinnegare se stessa, di volersi uniformare all’uomo e alla sua arroganza conquistatrice, quando si giunge fino a negare la realtà stessa della donna e dell’uomo, per annullare sostanzialmente l’originario destino dell’uomo e incatenarlo, così, senza più speranza, alla civiltà del dominio, allora è ben visibile l’insidia del serpente infernale, che vorrebbe bandire lo Spirito Santo dal mondo. Ed ecco, allora, che la civiltà del dominio svela il suo vero volto di civiltà della morte.

L’insegnante che fu il mio principale educatore, era nato in Russia, anche se da padre napoletano e da madre tedesca. Per questo era molto legato alla Russia, pur avendola lasciata per sempre da bambino molto piccolo. Una volta mi raccontò un episodio della storia russa che ora riferirò come lo ricordo, senza poter dare le necessarie coordinate cronologiche e geografiche.

In una parte della Russia viveva un popolo molto civile, il quale ad un certo punto fu invaso da un popolo barbaro che viveva in una zona della Russia più settentrionale. I barbari passarono al fil di spada tutti gli uomini del territorio invaso. Con le donne, invece, si comportarono diversamente. Trovandone molte dall’aspetto civile e avvenente, non le uccisero, ma le rapirono, le portarono con sé e le sposarono.

Essendo gli uomini sempre occupati con la guerra e con la caccia, i figli che nacquero da questi matrimoni furono educati dalle loro madri secondo i loro principi. Crebbe così una nuova generazione, non più barbara e violenta, ma piena di civiltà, di rispetto e di buoni costumi, e il tempo in cui essa fiorì rimase a lungo nel ricordo del popolo come un periodo aureo della storia russa, ricco di pace e di prosperità.

Questo episodio può assurgere a simbolo di una rinnovata missione della donna, per la quale ella potrà giustamente rivendicare un ruolo da protagonista nella costruzione della civiltà, ma non rinunciando alla sua natura per uniformarsi alla violenza del maschio, bensì, al contrario, svelando nuovamente all’uomo gli orizzonti della civiltà dell’amore.

Alexander Dubček, l’eroe della “primavera di Praga”, parlò di un “socialismo dal volto umano”. Qualcuno più di recente ha parlato di un “capitalismo dal volto umano”. Sembra che l’invidia dell’“homo oeconomicus” abbia prevalso sull’uno e sull’altro, forse perché l’uno e l’altro non avevano abbastanza forza: mancava loro la forza dello Spirito Santo.

Ma forse, se veramente le donne si impegneranno a riportare lo Spirito Santo nel mondo, l’invidia della stirpe del serpente non riuscirà a prevalere sull’auspicabile nuovo “femminismo dal volto umano”. 

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