Il prof. James Matthew Wilson con questo articolo scritto per The Catholic Thing affronta il tema del rapporto tra verità ed etica e moralità, ovvero della riduzione della religione a puro moralismo. Ecco l’articolo nella traduzione di Elisa Brighenti.

 

Christopher Dawson, storico, convertito al cattolicesimo

Christopher Dawson, storico, convertito al cattolicesimo

 

Nel 2013, Ross Douthat pubblicò Bad Religion, un libro in cui sostiene che il cristianesimo americano, negli ultimi sei decenni, è disorientato. Attraverso le seduzioni del vangelo della prosperità e della mentalità terapeutica, che pone l’autostima al centro di tutte le questioni etiche, il cristianesimo ha tradito le sue antiche e autentiche verità. Si tratta di vere e proprie eresie, come le chiama Douthat per non sbagliarsi. Tuttavia, mi sono domandato: “è possibile allora che la religione sia diventata cattiva?”

Lo storico della filosofia e convertito cattolico inglese quale è Christopher Dawson, nel 1931pubblicò una serie di brevi libri chiamati Essays in Order. Cominciò osservando che la civiltà occidentale era già agli sgoccioli.  Anzi, era già collassata. La serie si basava sulla convinzione che fosse giunto il momento di cominciare a pensare di ricostruire la civiltà a partire dalle sue fondamenta.

Nell’introdurre i propri scritti, Dowson non solo riconosce il declino dell’Occidente, ma sottolinea anche che è già in atto una rinascita cattolica internazionale – ha, infatti, già diversi decenni di vita. Le sue idee guida principali si concretizzano nella pubblicazione di questi saggi, dedicati a ristabilire l’ordine. Tra i suoi scritti, compaiono autori come Jacques Maritain, Carl Schmitt e Theodore Haecker.

È molto interessante notare come Dawson descrive il crollo e affronta i motivi per credere che i cattolici possano seminare un nuovo ordine sociale.

Come convertito, Dawson capì per esperienza il declino in una “cattiva religione”. Il protestantesimo che conosceva aveva, per generazioni, abbandonato la centralità del dogma, della teologia e della metafisica, a favore di una mera moralità. Aveva ragione. San John Henry Newman , in età avanzata, parlò di tutta la sua vita come di una lotta contro il liberalismo nella religione. Con questo, intendeva una comprensione della religione come verità privata, o come opinione, piuttosto che come dogma pubblico. Newman e Dawson videro entrambi con chiarezza che molti protestanti moderni erano arrivati a pensare alla religione come una cosa privata perché l’avevano prima ridotta a mero “sentimento morale”. La fede religiosa era ormai considerata radicata nei sentimenti piuttosto che nell’intelletto. Era adatta solo a pronunciarsi su questioni di bontà o di moralità, non su verità o realtà.

Newman insiste, con fermezza, su quello che chiama il “principio dogmatico”. La religione è fondamentalmente la rivelazione di verità dogmatiche alle quali dobbiamo dare il nostro assenso, o non lo è affatto. Eppure il vocabolario di gran parte della scrittura di Newman mostra che il suo linguaggio naturale era quello di parlare di religione in termini di sensazioni e sentimenti, come se si trattasse di un aspetto della vita morale. Vedeva abbastanza bene le difficoltà, ma non riusciva sempre a sfuggirle.

Nel 1931, Dawson trasse beneficio dalle esperienze di Newman, così come dal lavoro di quei tanti altri che, come egli sostiene, costituivano già una matura rinascita intellettuale cattolica. Non da ultimo Jacques Maritain e le sue ampie trattazioni su san Tommaso d’Aquino, che contribuirono molto a plasmare le menti di due generazioni.

Secondo Dawson, il Cristo proposto dai protestanti liberali venne per istruirci ad “amare il prossimo” e non per iniziarci ai misteri arcani, come la vita interiore della Trinità o l’analogia dell’essere creato per Dio come Essere non creato. Il monito ad essere buoni era tutto ciò che rimaneva.

Secondo Dawson, la religione non potrebbe sopravvivere come mera moralità; non possiamo conoscere quali siano i tipi di azioni buone per noi se prima non abbiamo determinato a quale scopo o fine siamo ordinati – come esseri con determinate caratteristiche. Negli anni ’30, Maritain sosteneva:

“Dobbiamo sapere allora che cos’è l’uomo, qual è il ruolo della metafisica e persino della teologia. L’etica, che possiamo considerare come la razionalizzazione dell’uso della libertà, presuppone la metafisica come prerequisito necessario. L’etica non può essere costituita se l’autore non è in grado di rispondere alle domande sull’uomo, sul perché esista e su quale sia il suo fine ultimo” (Freedom in the Modern World)

Ciò che per me conta come azione morale deriva dal tipo di essere che sono , per dirlo con l’aquinate, dal tipo di forma che ho. E la forma a sua volta segue dalla funzione, dallo scopo o dal fine proprio.

Maritain non ha esitato a rispondere a queste domande metafisiche: “L’uomo è un essere metafisico, un animale che alimenta la sua vita con i trascendentali. Siamo per natura votati alla contemplazione della verità, della bontà e della bellezza, e per mezzo di questi tre “trascendentali”, siamo chiamati alla nostra realizzazione nella contemplazione di Dio.

 

In un altro libro, Essay on Christian Philosophy, Maritain spiega le implicazioni etiche di questa metafisica. Il cristianesimo propone che l’uomo trovi il suo autentico scopo solo nel godimento contemplativo, nell’amicizia eterna di Dio. Da questa conclusione sul nostro destino dipende ogni minimo aspetto della nostra morale.

Se i cristiani perdono di vista la metafisica, la morale può benissimo rimanere al suo posto per un po’ di tempo.  Ma potrebbe anche subire distorsioni. La nostra visione di ciò per cui siamo fatti, può cambiare o alterarsi, senza che ce ne accorgiamo affatto. Uscendo fuori da questa visione trascendentale nella quale possiamo sperare di conversare con Dio ( come fece Mosé), si rischia di scivolare gradatamente sempre più in basso fino a raggiungere il livello dell’ora presente e annunciare le sensazioni e i sentimenti di questo mondo [come] tutto quello che possiamo conoscere del cielo.

Questi sono esempi esatti di cattiva religione cosi come la intente Douthat. Molto prima degli anni 50, la gran parte della cristianità aveva perso di vista il suo scopo e si preoccupava solo di salvaguardare un “buon comportamento”. Slegata dal dogma, la bontà stessa stava andando alla deriva. “Ama il tuo prossimo” letteralmente non significa per i cristiani di oggi quello che significava per i cristiani di allora.

Trattando in modo superficiale il dogma, mentre in realtà è la parte essenziale della verità cristiana, quest’ultima perde principalmente lo scopo della sua dimensione morale, fino a modificare il contenuto fondamentale della propria moralità. Ahimè, ci sono periodi in cui la religione cattolica perde il valore di fonte di rinnovamento della legge morale, come Dawson aveva previsto, e sempre più diventa un’ospite ritardataria alla festa cristiana liberale dei buoni sentimenti.

 

James Matthew Wilson ha pubblicato otto libri, tra cui, più recentemente, The Hanging God (Angelico) e The Vision of the Soul: Truth, Goodness, and Beauty in the Western Tradition (CUA). Professore associato di religione e letteratura presso il Dipartimento di Lettere e Tradizioni Agostiniane dell’Università di Villanova, è anche redattore di poesie per la rivista Modern Age e come redattore di collane per Colosseum Books, dell’Università Francescana di Steubenville Press.

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