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di Pierluigi Pavone

 

Davanti al male, e al male innocente, perché Dio non interviene? È forse impassibile? O addirittura, causa diretta del male e del dolore?!

Marx credeva che fosse necessario distruggere la religione: non solo perché accusata di essere “oppio dei popoli”, narcotico anti-rivoluzionario in mano alla classe padrona contro il popolo oppresso; Dio è anche l’ostacolo perché l’uomo possa realizzare il bene nella società. Se Dio esiste – poiché, come vuole Lutero, agisce in virtù di una anarchica onnipotenza volontaristica – non è possibile ammettere un ordine morale terreno e storico. Lutero, alla luce del male umano, legittimava un potere coercitivo forte: l’uomo può solo peccare; è dunque necessario una sovranità assoluta, quanto al suo destino terreno. Quanto a quello celeste, tutto è inutile: l’anarchia illogica di Dio prevederà, deciderà e imporrà la salvezza o meno. Marx capovolgerà gli assunti: negherà la destinazione (o predestinazione) celeste, fino a negare Dio stesso e la luterana anarchia, affinché l’uomo potesse recuperare la possibilità di compiere non solo il male…

Addirittura il serpente (che lo Gnosticismo considera portatore veritiero di luce) illumina l’uomo divino, prigioniero della Legge del Demiurgo malvagio, a vivere contro ogni ordine, ogni ragione, ogni morale, ogni elemento che lo riconduca al mondo di Dio, dell’anima e del corpo. Il male, intenzionalmente voluto dal Creatore, è il male dell’esistenza stessa: tuttavia, nulla nuoce a chi è composto della scintilla divina. Tutto può l’uomo spirituale: dissimulazione come assoluta adesione al dovere; libertinaggio e perversione come adesione all’ordine politico e morale costituito. Al di là del bene e del male, come dirà Nietzsche per l’Oltre-Uomo. Il peccato è il male voluto dell’uomo, contro il male della prigionia cosmica di Dio.

Epicuro nullifica persino la militanza contro Dio. Ammesso che esista, non si cura della vita (e del dolore) dell’uomo. Altrimenti dovrebbe pur intervenire a vantaggio dell’umanità. Bene farebbero, allora, gli uomini a imparare – anche grazie alla “natura curativa” della filosofia – a contenere il dolore eventuale e concentrarsi sul piacere possibile e consolatorio, naturale e necessario. Secondo Epicuro la paura di Dio è un inutile turbamento dell’anima. Dio non si cura delle vicende umane, vive una imperturbabile vita, eterna e separata dalle vicende dolorose o gioiose del mondo e della storia. Se così non fosse d’altra parte – ragiona Epicuro – Dio dovrebbe essere malvagio per non eliminare il male e il dolore. Oppure non così onnipotente. Scriveva, infatti: “la divinità o vuol togliere i mali e non può” (quindi sarebbe buono ma non così potente per agire), oppure può e non vuole” (è onnipotente e malvagio), oppure ancora non vuole né può (non è né buono né potente). O infine, “vuole e può”: eppure – evidentemente – non interviene in alcun modo. L’uomo è solo davanti al suo destino di vita, di dolore e di morte…

A ben vedere, solo il cattolicesimo è in grado, certamente in modo complesso, di affermare e confermare insieme la bontà del mondo e dell’ordine morale di Dio; la possibilità morale e logica per l’uomo di realizzare opere di bene e persino meritorie davanti al Giudizio; l’intervento redentore dell’Amore, senza che venga meno la libertà dell’amato sofferente. Anzi per ristabilire, dopo la colpa antica, quella libertà abusata e infranta. È incredibile il grado della profezia di Isaia (cfr. Is 53): la più grande risposta a Epicuro e Marx insieme.

Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. (…). Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. (…). Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. (…). Il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità.

A ben vedere, solo il cattolicesimo è in grado, certamente in modo complesso, di affermare e confermare insieme la bontà del mondo e dell’ordine morale di Dio; la possibilità morale e logica per l’uomo di realizzare opere di bene e persino meritorie davanti al Giudizio; l’intervento redentore dell’Amore, senza che venga meno la libertà dell’amato sofferente. A ben vedere, solo il cattolicesimo è in grado di rivelare l’assoluta Verità di Dio, il cui Sacrificio espiatorio risponde al male e al peccato, perché Colui che era di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini (Fil 2, 6-7).

 

 

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