Zarish Imelda Neno, la giovane cristiana pachistana che collabora con il nostro blog, da Lahore (Pakistan), dove vive, ci ha inviato questo contributo che volentieri pubblichiamo. I precedenti contributi li trovate qui, qui e qui.

foto: fedeli di religione islamica.

Qualche settimana fa sono andata in vacanza con la mia famiglia in montagna insieme a un gruppo di insegnanti di catechismo. In quel luogo ho incontrato un giovane di 25 anni. Egli insegnava catechismo in una delle scuole cattoliche della diocesi e, nel contempo, continuava nello studio. Una sera, mentre parlavamo, inizia a raccontarmi delle difficoltà che deve affrontare nella sua università poiché è l’unico studente cristiano della sua classe. Egli mi dice che tutti i suoi amici sono musulmani e che sono persone molto simpatiche, l’unico problema è che loro non smettono di chiedergli di convertirsi all’Islam. Gli amici continuano ad invitarlo alla conversione ed egli continua a rifiutare educatamente sebbene il continuo invito alla conversione lo infastidisca e continui a pensare al perché non sia accettato per quello che è, cioè un cristiano!

Quella non era la prima volta che qualcuno condivideva con me quelle cose. Tanti altri cristiani, specie giovani, hanno avuto problemi simili. È molto comune qui. Persino mio fratello ha vissuto situazioni simili. In una recente intervista a ‘Gli occhi della guerra’ ho raccontato di un episodio che è capitato a mio fratello minore. Vi racconto un’altra storia di un cristiano che si chiama Imran.

L’anno scorso, nel mese di ottobre, Imran e la sua famiglia sono andati in gita con un gruppo al Nord del Pakistan. Ad un certo punto, il pullman si è fermato e tutti sono scesi. Mentre parlavano tra di loro, un uomo musulmano si avvicina a Imran e gli chiede l’elemosina. Imran osserva la condizione di quell’uomo e gli dice «Ma tu stai bene! Godi di ottima salute! Non dovresti chiedere l’elemosina! Dovresti lavorare!». Quest’uomo, guardando il pullman, gli domanda: «Sei sceso da quel pullman?». Imran annuisce e l’uomo risponde: «Ah, quindi siete cristiani!». E lui risponde: «Sì!» e l’uomo riprende: «Ecco perché sei così!». Imran si sentì insultato. Come se essere cristiani fosse una cosa brutta.

I genitori di Imran, che stavano ascoltando la conversazione, lo chiamarono subito perché sapevamo che quel dialogo era diventato allarmante e che avrebbe potuto metterlo seriamente nei guai. L’uomo, dopo aver seguito la famiglia, si avvicinò a Imran e gli disse: «Ti invito a convertiti all’Islam! Sarai salvato!». Imran, che continuava a sentirsi offeso, rispose, «Perché mi stai infastidendo? Vai e lasciaci in pace!». Dopo quelle parole, la famiglia ha dovuto far sedere il loro figlio all’interno del pullman in modo che quella situazione potesse calmarsi.

Non fu la prima volta che i suoi genitori dovettero salvare Imran da una situazione del genere.

Anni fa, mentre lavorava come insegnante di informatica in una scuola privata, alcuni suoi studenti lo invitarono a convertirsi. E lui, impulsivamente, disse a quegli studenti di sedersi in fondo alla classe e stare di fronte al muro come punizione. Quella reazione rese i suoi studenti arrabbiati e prima di tornare a casa gli dissero che ne avrebbe pagato le conseguenze. Quando lui tornò a casa e raccontò alla sua famiglia quello che era successo, i suoi genitori furono molto preoccupati. Per questo, il giorno dopo non andò a lavorare. Fu informato dai suoi colleghi che gli studenti lo stavano cercando, e che probabilmente erano armati. Suo padre si preoccupò molto, e per questo invitò Imran a lasciare il suo lavoro ed a recarsi in Spagna per alcuni anni, fino a quando la situazione non si fosse calmata.

Imran, come molti altri giovani ragazzi e ragazze cristiane, ha avuto la fortuna di uscire da queste situazioni con relativa difficoltà. Ma non sempre è così per tutti. Di recente, ad esempio, una ragazza cristiana di 25 anni, Asma Yaqoob, è morta dopo aver rifiutato la proposta di un ragazzo musulmano di sposarlo e di convertirsi all’Islam. Il ragazzo le ha lanciato dell’acido addosso, lasciandola sul posto urlando e piangendo di dolore. E’ stata trasferita all’ospedale in un reparto di ustioni, ma i medici non sono stati in grado di salvarle la vita in quanto il 90 percento del suo corpo era stato bruciato dall’acido.

La cosa triste è che nessuna azione è stata intrapresa o alcuna giustizia è stata mai fatta per tale situazione. In genere, le notizie di questi casi rimangono per un po’ sui giornali, ma poi pian piano si smette di parlarne. Dopo alcuni anni magari si celebrano veglie di preghiere per gli anniversari, ma poi basta.

Non credo che la giustizia di questo mondo salverà noi da queste difficoltà. Ma nonostante ciò, la nostra fede in Cristo, non si indebolisce mai. Le difficoltà che affrontiamo quotidianamente ci rendono più forti nella nostra fede. Crediamo che Dio è sempre con noi nelle nostre difficoltà. Il salmista scrive magnificamente questo pensiero in parole dicendo: «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (Salmi 23, 4).

di Zarish Imelda Neno

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