Ostia Comunione Eucarestia sulla Mano
(SAEED KHAN/AFP/Getty Images)

 

 

di Salvatore Scaglia

 

Ieri, Pasqua di Resurrezione, nel pomeriggio mi reco presso una chiesa della mia città, Palermo, per partecipare alla Divina Liturgia, subito dopo la quale mi avvicino al Parroco per salutarlo. Conosco da tempo sia la chiesa che il Parroco, che si presenta mite, sorridente e accogliente, per cui non prevedo affatto quel che mi sta per accadere.

“Padre Tizio, buona Pasqua!”.

“Salvatore! Pensavi che non mi sarei ricordato il tuo nome? Da quanto tempo … Però, Salvatore, la Comunione in bocca … La fede non si vede da queste cose … (sic !)”.

Rimango basito e colto alla sprovvista. Perciò mi rendo conto di come la mia risposta, sul momento, non sia delle migliori, ma replico al Sacerdote – peraltro ancora coi paramenti indosso, in piena chiesa, ai piedi dell’altare e in presenza di altri -: “perché, Padre Tizio?! Perché non faccio quello che fanno i più?!”. Soggiungo, però, a quel punto e sorridendo: “il Sacerdote deve distribuire la Comunione in un certo modo, visto che la Particola mi stava cadendo dalla bocca…”. Infatti il Parroco non ha fatto l’ostensione della Particola innalzandola, diceva a stento “il Corpo di Cristo” e dava la Particola a tutti praticamente all’altezza del ventre, dando per scontato che i fedeli l’avrebbero ricevuta sulla mano e costringendomi quindi ad un movimento quasi funambolico perché la ricevessi in bocca.

Successivamente, poichè lo informo che in ragione della mia attività lavorativa ho rapporti col Ministero dell’Istruzione, fa una boutade sarcastica sul Ministro Valditara e rispondo: “non giudico i Ministri perché occorre competenza, attenzione, preparazione … In ogni caso riconosco il suo coraggio, in uno Stato laico, spesso presentato piuttosto come laicista, di avere inviato ai Funzionari gli auguri pasquali per mail parlando chiaramente di Resurrezione, in un messaggio complessivamente cristiano”. Padre Tizio, tuttavia, mi replica: “Salvatore, non ti fermare alle apparenze …”. A quel punto, non per difesa dell’attuale Ministro dell’Istruzione, ma per amore della verità, quanto meno del mio pensiero, gli dico: “a proposito di apparenze e di sostanza perché non parliamo di quel che è successo in Italia, in due anni e mezzo di pandemia, con la complicità – mi spiace dirlo! – anche della Chiesa?! Perché non dice delle offese alla dignità e libertà della persona, alla democrazia, alla Costituzione,  quando anche l’articolo  7 della stessa Costituzione consacra la reciproca indipendenza e sovranità di Stato e Chiesa…?!”. Non convenendogli, in tutta evidenza, questo mio discorso, mentre ancora parlo all’improvviso mi dà le spalle e si rivolge ad altri.

A parte il verosimile pregiudizio ideologico del Parroco, che critica la pagliuzza mentre gli sfugge del tutto la trave – cioè il gravissimo operato del Ministro della Salute, per ben tre Governi, Roberto Speranza; gravissimo operato da diversi punti di vista, non ultimo quello strettamente sanitario, visti i numerosi e tremendi effetti avversi del c. d. vaccino anti-Covid-; a parte la, sconfortante, ennesima conferma di quanto la Chiesa abbia partecipato alla CoviDittatura in Italia; intendo qui soffermarmi sul punto più grave, perché concernente il piano della fede.

Esco da quella Parrocchia, anziché gioioso per la celebrazione pasquale, con l’animo angosciato in quanto sono stato indebitamente giudicato, respinto e allontanato.

Indebitamente giudicato perché mai ho sentito simili parole da un Sacerdote, nemmeno durante la Confessione, ossia in foro interno sacramentale, come si dice in termini giuridico-canonici. Chi, infatti, può giudicare la fede di una persona se non il Signore? Respinto e allontanato perché, ad avviso di Padre Tizio, privo di un requisito sempre più essenziale nella chiesa bergogliana: la prospettiva, unica e condizionante, del pensarla su molti punti di non poco conto come la vulgata desidera e il potere esige.

Ma la circostanza più grave che va sottolineata è che mi sono sentito perseguitato sul punto dell’Eucarestia e della verità della fede cattolica. Invero – al di là dell’odierna legittimità del ricevere la Comunione vuoi in bocca vuoi sulla mano – il Parroco ha totalmente sovvertito il principio per cui, se c’è un uso consolidato e antico in materia, è senz’altro quello della ricezione dell’Eucarestia in bocca, che il Sacerdote invece ha visto come atto, magari, di rigidità o indietrismo (altrimenti non si spiega logicamente quella frase assurda sotto ogni aspetto), secondo categorie di giudizio che ormai appartengono all’usus loquendi, orale e scritto, persino dei vertici ecclesiali, dello stesso Jorge Mario Bergoglio.

Qual è, dunque, la norma? Qual è, dunque, la fede, per usare l’espressione del Parroco? Trattare il Corpo del Signore come un comunissimo pezzo di pane? Per cui chi lo vuole ricevere diversamente e secondo tradizione, ossia in bocca, è, come mi è accaduto, persona da richiamare pubblicamente?

Il messaggio che ho ricevuto – anche se forse non intenzionalmente da parte del Sacerdote – è stato: guarda che tu non fai parte di questa chiesa, perché non ne condividi certi principii (quantunque questi principii siano di conio recente e umano, non veritativi, chioso io)!

Ora, per questo messaggio – anche se potrà sembrare singolare! – ringrazio Dio, perché da ieri ho ancora più chiaro quanto, di fatto, io e tanti altri facciamo parte di un’altra Chiesa, spiritualmente distinta da quella – almeno in apparenza e secondo la lettura mondana e del maistream – formale e giuridica. 

Da cristiano mi aspetto che la persecuzione provenga da un ateo, da un anticlericale, non certo nel seno ecclesiale. Questo, però, è paradigmatico, intanto, dei tempi in cui viviamo. Ma non solo! Come mi fa osservare un caro amico ciò che mi è occorso, che può succedere a chiunque abbia semplicemente una certa, seppur legittima e veritativa, posizione, è più gravemente sintomatico di quanto forse ci aspetta: una sempre maggiore persecuzione.

Il Parroco, Padre Tizio, invero sarà pure un pasdaran della chiesa bergogliana, ma il problema, drammatico, è che ormai da anni molti si sentono autorizzati – a questi e analoghi comportamenti di scomunica di fatto nei confronti di diversi fedeli – da un clima, da una temperie che si respira decisamente, non contrastata, ma anzi alimentata da Jorge Mario Bergoglio, autore di posizioni ‘magisteriali’ il cui spettro, notoriamente, va da Dio che non è cattolico alle religioni che di fatto sono tutte uguali; dal culto della Pachamama alle benedizioni dei c. d. vaccini e della narrazione pandemica nonché, da ultimo, delle coppie che si trovano in uno stato di peccato grave.

In questa chiesa personale, dallo iato netto rispetto alla Chiesa bimillenaria che l’ha preceduta, nella quale è doveroso ed essenziale l’ossequio al Princeps, il cui placito “legis habet vigorem” (cf. Ulpiano, Digesta, I, 4, 1 pr.); in siffatta ‘chiesa della misericordia’, in cui sono accolti gli amici, ossia quelli che rientrano in categorie gradite (non a caso nella Parrocchia in oggetto campeggia l’immagine di Cristo Risorto nell’ormai trita barca di migranti; non è ancora ricomparsa l’acquasanta mentre si ha l’immancabile gel sanificante anche per il Sacerdote e il Ministro straordinario dell’Eucarestia), ma non quelli che fuoriescono dagli schemi del pensiero unico; in questa chiesa mondana e di fatto dittatoriale c’è sempre meno spazio per chi ama la verità. Come dimostrano ormai troppi fatti – tra cui le rimozioni e le privazioni di Vescovi e Cardinali scomodi – sono perseguitati i cattolici mentre mondani ed eretici sono ascoltati o fanno carriera. In questa chiesa, insomma, c’è posto per tutti, in apparenza, ma in realtà solo per alcuni: quelli, cioè, che si conformano al Nuovo Corso per superficialità, per indifferenza, per desiderabilità sociale, per comodità esistenziale, per fattuale appannamento della fede …

Accadimenti come quello occorsomi, ahinoi, non possono più, e da tempo, essere derubricati come casuali o isolati. Infatti hanno delle radici ben precise, che affondano in operazioni di ambiguità e confusione dottrinale in atto da anni. Per cui oggi vediamo, massicciamente, i frutti dell’azione di chi, anziché confermare i fratelli nella fede, li confonde; ed, anziché radunare il gregge di Cristo, lo disperde.

Cos’altro dovrà accadere? Cos’altro dobbiamo aspettarci? Secondo alcuni Jorge Mario Bergoglio si accingerebbe a porre mano alla Liturgia della Messa. Viste le premesse non c’è per nulla da stare allegri. Infatti questo potrebbe essere il vero punto di rottura, causa della vera divisione tra molti fedeli perché più gravemente e più manifestamente incidente sul piano della fede rispetto a quanto – già comunque assai grave – si è verificato sinora. “Lex orandi“, infatti, “lex credendi est”: la disciplina liturgica rispecchia la fede.

Potrebbe rappresentare, questo momento, il vero scisma. Col paradosso che non saranno i fedeli ad andarsene, ma sarà il vertice stesso a scismarli, come profetizzato dal Papa San Pio X: volete modernizzare (io oggi dico: mondanizzare) la Chiesa? Quanti sono dentro ne usciranno, ma quanti sono fuori non vi entreranno!

Sarà questa l’ultima Pasqua della Chiesa (o il suo inizio)? Tra una “prova finale che scuoterà la fede di molti credenti”, la “persecuzione che accompagna il […] pellegrinaggio sulla terra” della Chiesa stessa e “l’apostasia dalla verità” (Catechismo della Chiesa Cattolica, § 675) quale contropartita di una soluzione solo apparente ai problemi degli uomini (cf. ibidem) ?

Dio non voglia, per intercessione di Maria SS. Madre della Chiesa, che dobbiamo invocare vieppiù indefessamente!

 


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