Foto: Dacia Maraini

Foto: Dacia Maraini

di Sabino Paciolla

 

Papa Francesco nella catechesi dell’altro mercoledì ha affrontato il Quinto comandamento, cioè “non uccidere. Ha parlato dell’aborto, usando parole semplici ma umanamente vere, rispettose del dolore delle donne ma senza negare la realtà, dure (ha parlato di “sicario”) nell’evidenziare la disumanità di un atto come quello della soppressione di un essere umano, di una vita umana, la più piccola, la più gracile, la più indifesa.

Ne riporto alcuni passaggi:  

Siamo già nella seconda parte del Decalogo, quella che riguarda i rapporti con il prossimo; e questo comandamento, con la sua formulazione concisa e categorica, si erge come una muraglia a difesa del valore basilare nei rapporti umani. E qual è il valore basilare nei rapporti umani? Il valore della vita. Per questo, non uccidere.

Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita.(…)

Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema.

(…) Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza, cioè è un modo di dire: “interrompere la gravidanza” significa “fare fuori uno”, direttamente. (…)

Un bimbo malato è come ogni bisognoso della terra, come un anziano che necessita di assistenza,(…).

Vale la pena di accogliere ogni vita perché ogni uomo vale il sangue di Cristo stesso (cfr 1 Pt 1,18-19). Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato!

Nessuno misuri la vita secondo gli inganni di questo mondo (…) “Dio è amante della vita”.

Come noto, il Papa è amato dalla gente, ma ancor più, forse, da certa intellighenzia, cioè da quel gruppo di intellettuali ideologicamente impegnati. Tra questi intellettuali troviamo Dacia Maraini, che è vegetariana ed è fervente sostenitrice dei diritti degli animali. Ha scritto anche molti racconti che hanno visto come protagonisti gli animali. In una intervista ha detto: “Li uccidiamo brutalmente, li schiavizziamo, li torturiamo. Ci comportiamo peggio dei  nazisti nei loro riguardi (…). Difendendo la dignità degli animali, difendiamo anche la nostra come esseri umani”.

Dacia Maraini, insieme a tanti altri nomi, tra cui Michela Brambilla, Umberto Veronesi, Margherita Hack e Maurizio Costanzo, hanno firmato un manifesto (qui) intitolato “La coscienza degli animali”, nel quale si può leggere: «Gli animali hanno un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti», cosicché «Il primo diritto degli animali è il diritto alla vita»

Poste queste premesse, a Dacia Maraini le parole del Papa sono apparse molto dure, tanto da stupirla ed addolorarla. Per questo, ha preso carta e penna ed ha scritto direttamente a Papa Francesco una lettera aperta, pubblicandola martedì scorso sul Corriere della Sera. Ecco gli stralci più significativi:

Caro Papa,

proprio perché la stimo moltissimo e la seguo con affetto in tutte le sue prese di posizioni che mi trovano sempre concorde, non le nascondo che le sue parole sull’aborto mi hanno stupita e addolorata. Non posso fare a meno di chiederle perché abbia usato termini così duri e punitivi.

Vorrei solo ricordarle che nessuna donna ha piacere di abortire. Se lo fa è perché costretta da tante ragioni dolorose che lei dovrebbe conoscere (…).

Inoltre vorrei ricordarle che la sola alternativa all’aborto è la prevenzione: una maternità responsabile, che la Chiesa e tutti i poteri del mondo hanno sempre scoraggiato, quando non addirittura proibito. Ricordiamo che fino a pochi anni fa la contraccezione era negata alle donne. Proibita dalla Chiesa (…).Per questo fiorivano gli aborti clandestini che tanti danni hanno fatto alle donne, (…).

Da quando è stata votata la legge, gli aborti sono diminuiti drasticamente. Perché si è data la possibilità alle donne di controllare la propria fertilità. (…)

Ho sempre pensato che la libertà di aborto sia una libertà dolorosa e autolesionista. Non è una cosa buona interrompere un progetto di vita e nello stesso tempo ferire il corpo di una donna. Eppure mi sono battuta, con migliaia di altre donne, per la legge. E credo di avere avuto ragione, perché i risultati si sono visti subito: un calo decisivo degli aborti in generale.

Come si vede, scrive del dolore delle donne, dice che abortire non è un piacere (e ci mancherebbe), cita la maternità responsabile, accusa la Chiesa di averla scoraggiata o addirittura proibita (ma quando mai), sembra quasi dare la colpa della piaga degli aborti clandestini alla Chiesa, ecc. ecc.

Epperò, sembra giocare al girotondo, non riesce mai ad andare al centro della questione, non riesce a dire mai essere umano, non riesce a dire mai bambino, non riesce a dire mai figlio, non riesce a dire mai “carne della mia carne”.

Il dolore sfuma quindi nel sociologismo e nello psicologismo, e l’unica cosa che riesce a dire è: “interrompere un progetto di vita”.

Ma quale interruzione? Una vita umana non si “interrompe” mai, non la si sospende mai. Una vita umana, una volta soppressa, è finita, non si riprende da alcuna “interruzione”. Non si è al cinema, dove un film viene interrotto dalla pubblicità per poi essere ripreso dal punto da dove era iniziato il “carosello”. La vita umana non è un film, come non è un progetto di vita. Non ci facciamo ingannare dalle parole. La vita umana è un essere presente sin dal primo istante del concepimento, creato da Dio, nostro Signore e Creatore. 

Come ha scritto Papa Francesco: “Nessuno misuri la vita secondo gli inganni di questo mondo (…) ‘Dio è amante della vita’”.

E’ difficile capirli certi intellettuali, soprattutto quelli che sono capaci di dire: «Il primo diritto degli animali è il diritto alla vita», e invece sono capaci di dire per l’essere umano solamente che sono soltanto un “progetto di vita”. Incredibile!

 

P.S.

Giusto per ricordare a Dacia Maraini la differenza tra essere umano e progetto di vita, la inviterei a guardare questo filmato. Chi fosse sensibile, non lo veda.

Abortion Before and After from Canadian CBR on Vimeo.

 

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