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La Presse

 

 

di Salvatore Scaglia

 

Gli scenari che ormai da anni si sono spalancati davanti agli occhi di tutti sono sicuramente ricchi di aspetti positivi se le, vieppiù aumentate, potenzialità della scienza e della tecnologia vengono poste al servizio della persona umana, delle sue vere dignità e libertà. Praticamente in tutti i campi scienza e tecnologia, infatti, possono trovare applicazione per migliorare l’efficienza e l’efficacia di attività, servizi, momenti ludici.

Tuttavia non v’è chi non veda – certo, alla condizione di nutrire sensibilità in tal senso – il complesso degli enormi problemi e rischi che per l’uomo le, ormai imperanti, scienza e tecnologia recano con sé.

Non si tratta, chiaramente, di cadere nel misoneismo né tanto meno nel luddismo, ma di sottolineare alcuni profili che, purtroppo, assai raramente sono colti dai più.

Un esempio è necessario e icastico insieme: la recente c. d. pandemia da SARS-CoV-2 ha dimostrato in modo lampante quanto scienza e tecnologia (rectius: un certo uso della scienza e della tecnologia) abbiano inciso, e in futuro potranno incidere ancora di più, sulle esistenze delle persone, sia individualmente sia socialmente considerate.

La scienza, peraltro gravemente inquinata dagli interessi ideologici e dell’industria farmaceutica, è stata presentata come la soluzione delle soluzioni, a tal punto che ci si doveva fidare di essa, ciecamente. Chi non ricorda per le strade i cartelloni pubblicitari di Aziende Sanitarie Locali e di enti pubblici, come Regioni e Ministero della Salute, che contenevano esattamente degli slogan in questi termini ? La scienza, inoltre, è stata prospettata come dogma unilaterale e apodittico imposto dall’alto, con la forza, per non dire con la violenza, del potere istituzionale-politico-mediatico. La scienza, infatti, aveva prodotto – secondo una diffusa retorica quasi miracolosamente – dei c. d. vaccini che costituivano l’unica via d’uscita dal Covid-19.

In fondo risultava assai comodo quel che veniva comunicato, con un’epocale battage: i più pensavano: vado, mi vaccino e mi metto al sicuro.

Proprio così, se è vero com’è vero che, nella prima fase, in cui gli obbligati alla vaccinazione erano pochissimi (fondamentalmente il personale sanitario e parasanitario), dato che le categorie tenute all’inoculazione sono state estese solo gradualmente, una massa di persone non vedeva l’ora di ricevere il c. d. vaccino. Comodo e salva-vita.

Nel senso della comodità, e quasi della grazia ricevuta, si muoveva pure una certa cura scenografica messa in scena: infatti ne sono scaturite campagne pubblicitarie come quella, celeberrima, incentrata su un fiore, la primula, quale simbolo della vaccinazione anti-Covid, ideato e presentato dal famoso Architetto Stefano Boeri. Ma non sono mancati neanche ulteriori meccanismi di stimolo all’iniezione come gli attestati per il coraggio da rilasciare ai bimbi che venivano vaccinati col beneplacito dei genitori.

Tutto bello, rassicurante, comodo.

Più tardi la tecnologia, legata alla scienza così modulata e ostentata, ha sviluppato il dispositivo del Green Pass, che i più mostravano ai check point, anche con fierezza, direttamente, attraverso apposita app(licazione), sul loro cellulare. Il cellulare, di cui ormai i più non si privano mai, mobile, leggero, comodo. Il Green Pass garantiva così ai vaccinati dei diritti che i non vaccinati non potevano avere. Era insomma un passaporto espressivo di una cittadinanza superiore rispetto ai minus habentes rappresentati dai resistenti alla vaccinazione.

Anche questo bello, rassicurante, comodo.

In Italia la gente, in verità già plasmata da molto tempo da sempre più marcati, ed evidenti, individualismo, edonismo, carenza di fede e scarso senso della comunità, è stata piuttosto facilmente incanalata in una direzione in cui questa scienza e questa tecnologia hanno svolto, e svolgeranno maggiormente in avvenire, un ruolo centrale nella vita e nelle relazioni delle persone.

In realtà, nonostante la diversa propaganda – che celebrava i vaccinati come responsabili e i non vaccinati come pericolosi incoscienti se non criminali -, all’imponente campagna vaccinale non ha aderita una comunità o una rete solidale, bensì, piuttosto, una massa di singoli, spesso di buon grado e dotati di una forte convinzione; obbedienti a questo indirizzo anche quando, successivamente, sono stati aumentati gli obblighi vaccinali.
 Singoli, certo, spesso terrorizzati. Singoli, certo, sovente manipolati. Singoli, certo, non di rado ignoranti sulle basi di quanto stava accadendo (anzitutto circa la letalità effettiva del virus, molto bassa). Ma singoli, anche da tempo individualisti, ossia avvezzi a ragionare quasi esclusivamente riguardo al proprio hortus conclusus; singoli anche da tempo edonisti; singoli che – nell’attuale epoca drammatica, per affrontare la quale occorrono armamenti quali robuste convinzioni ideali, fede e forza psicologica di cui moltissimi sono sprovvisti – ricercano ad ogni costo (anche come ragione di fuga da questo mondo, difficile da conoscere, accettare e combattere) la tranquillità compendiata dall’intuizione di Giovenale nel I secolo d. C.: il popolo “duas tantum res anxius optat panem et circenses” (Satira X, 81).

Ora, cosa fanno, analogamente, questa scienza e questa tecnologia se non offrire all’uomo odierno il bello, il rassicurante, il comodo ?

La gente dunque accorre, com’è accorsa, anche perché i più desiderano questo.

Il potere ne è consapevole, a maggior ragione se può esserne cosciente persino un mero cittadino che osservi il reale con un po’ di attenzione e documentandosi, ad esempio leggendo rapporti e analisi sociologiche disponibili già da svariati anni. Il trend del nostro mondo, invero, è tracciato da tempo e, se i più – anche per l’inveterata abitudine ad un pensiero di tipo prevalentemente basso e concreto – non sanno mettere insieme i pezzi del quadro e non se ne avvedono appieno, ciò è parte del dramma della nostra era. Ne è una tremenda aggravante.

A voler tentare di dare una lettura spirituale bello, rassicurante e comodo sono divenuti, nella prospettiva sociale e individuale sopra sinteticamente esposta, una delle trappole in cui sovente inciampa l’uomo contemporaneo. Vere insidie, senza esagerazione, anticristiche.

È invero proprio dell’Anticristo presentare il male come bene e il bene come male, cambiare le tenebre in luce e la luce in tenebre (cf. Isaia 5, 20), ma col volto della mitezza, della moderazione, della sensualità dei messaggi: volto ben visto in numerosi protagonisti di vertice del periodo c. d. pandemico: capi di Stato, premier, ministri, intellettuali … . I lupi, in verità, vengono a noi travestiti da agnelli (cf. Matteo 7, 15), poiché l’Anticristo non è solo un operatore di menzogna e omicida (cf. Giovanni 8, 44), ma è uno scimmiottatore, un imitatore apparente di Cristo.

il Quale, diversamente dal primo, non appare, ma È. Non imita nessuno, ma manifesta se stesso. Non promuove il delitto, bensì il diritto e la giustizia, che sono la base del suo trono davanti al quale stanno bontà e verità (cf. Salmo 89, 14).

Queste trappole anticristiche – il bello, il rassicurante, il comodo – sono divenute nel contesto antropologico-sociale su tinteggiato l’anti-Croce, proposta dall’anti-Cristo per sedurre, ingannare, ma anche danneggiare gli uomini. L’anti-Croce, infatti, è una forma di idolo, che fa pagare un prezzo pesante, spesso già su questa terra. Infatti, nonostante che gli “idoli delle genti” siano “argento e oro” rimangono “opera delle mani dell’uomo”: hanno, cioè, “bocca e non parlano, […] occhi e non vedono, […] orecchi e non odono”. Sarà dunque “come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida” (Salmo 114, 4-6, 8).

Muto, cieco e sordo rispetto alla verità, seppur gridata dai tetti.

Il fio di questa idolatria dell’anti-Croce è ben visibile: inefficacia dei c. d. vaccini; molteplici, per qualità e quantità, effetti avversi di questi sieri; sperimentazione di massa su uomini-cavia; controllo sociale dei possessori del Green Pass … Chi si è fidato di quel bello, di quel rassicurante, di quel comodo è, invero, incorso in queste conseguenze: schiavitù e sofferenza. Schiavitù per la dipendenza da illusioni di salute se non, addirittura, di una salvezza immanente; e sofferenza per il successivo, e spesso tardivo, disincanto.

Agli altri, ai non vaccinati, è stata invece riservata la Croce della privazione dei diritti fondamentali; dell’emarginazione sociale e della discriminazione, non di rado da parte degli stessi familiari ed amici … Ma chi si è fidato della Croce è rimasto libero, interiormente, a dispetto delle coercizioni esterne. Chi “confida nel Signore”, infatti, trova in Lui “aiuto” e “scudo” (Salmo 114, 9).

Indubitabilmente – si può replicare – non tutti gli oppositori al c. d. vaccino sono cristiani e credenti, ma si sono potuti constatare in loro, trasversalmente – in chi più, in chi meno, in chi un barlume, in chi una luce splendente – i segni dei trascendentali di cui parla San Tommaso d’Aquino: verum, bonum, pulchrum.

Verum, la capacità di discernere il vero dal falso. Che è l’antitesi del rassicurante in senso mondano. L’autentica verità, infatti, conforta sì, ma secondo vie e modi differenti da quelli del secolo.

Bonum, l’attitudine a distinguere il bene dal male, il giusto dall’iniquo. Che è l’antinomia del comodo, perché spesso il bene e il giusto richiedono lotta, impegno, sacrificio, incompatibili con lo spirito del comfort, dell’immediatamente conveniente, utile, vantaggioso.

Pulchrum, l’aspirazione al bello reale, profondo e non superficiale, effettivo e non illusorio. Che è l’opposto dell’estetica di massa, alla moda e conformistica.

Di fronte alla protervia di queste scienza e tecnologia, intese come sopra si è detto e che in un futuro prossimo saranno sempre più minacciose per l’umanità, la risposta, la soluzione, non è quella del potere mondano, rispetto al quale anche la chiesa bergogliana si è genuflessa, recependo l’agenda setting delle élites globaliste e trattandone i temi con un linguaggio secolare e privo di verticalità. Chiesa bergogliana che priva così il mondo di una luce essenziale e realizza certi tragici segni dei tempi anziché, conformemente alla genuina missione ecclesiale, interpretarli ed esporli in modo profetico, ossia secondo Dio.

Ciò è dimostrato, tra l’altro, dalla recente benedizione data da Jorge Mario Bergoglio ai nefandi lavori del Word Economic Forum di Davos. Invero l’anti-Croce sottilmente imposta da Klaus Schwab e sodali produrrà in ultima analisi, per l’anti-Uomo ‘profetizzato’ da quel consesso e da altri ristretti circoli, asservimento, anche attraverso nuove forme di regime, e tribolazione. Quando i più se ne accorgeranno rischierà di essere troppo tardi.

L’Uomo e l’Umanità, invece, si possono realizzare, già su questa terra, prima che in pienezza nell’Aldilà, solo accogliendo il messaggio della Croce: « Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso (NdA: quel bello, quel rassicurante, quel comodo), prenda la sua croce e mi segua » (Matteo 8, 34), dice il Signore Gesù.

« Perché chi vorrà salvare la propria vita (NdA: con quel bello, quel rassicurante, quel comodo), la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà ». (Matteo 8, 35). È per questo che il documento conciliare Gaudium et Spes può affermare al n. 41 che chiunque “segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo”.

Ma, anche se verranno per tutti, meritevoli e immeritevoli, tempi ancora più duri, la “salvezza dei giusti proviene dal Signore”, perché “egli è la loro difesa in tempo d’angoscia” (Salmo 37, 39). Li “aiuta e li libera; li libera dagli empi e li salva, perché si sono rifugiati in lui” (ibidem, 40).

Crux Spes unica !

 


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