di Pierluigi Pavone

 

Che sia il caso di rinunciare alla Santissima Trinità?

Potrebbe non essere una provocazione, ma una esigenza sincretistica. Per tolleranza religiosa dovremmo impedire il Battesimo! Perché il Battesimo è la proclamazione della divinità di Gesù e dello Spirito Santo come Terza Persona della Trinità. Nessuno battezza nel nome di Dio Padre, nel nome di un grande e santo profeta, nel nome di una energia spirituale!

Esistono tre profonde e irrisolvibili contraddizioni tra Monoteismo e Misticismo orientale: la fede in un Dio unico e personale, contro l’idea di un assoluto indeterminato (uno-tutto impersonale); la fede nella Creazione di una realtà vera e buona, contro l’idea che il dolore derivi proprio dalla illusione cosmica che esiste apparentemente solo per un non-dominio del desiderio; la fede nella Rivelazione che Dio compie di Se stesso, all’uomo contro l’idea di una auto-elevazione umana (auto-deificazione) interiore e personale.  

Nessun credente nel Monoteismo biblico può rinunciare – anche solo per logica – a questi tre nuclei basilari della sua fede. Non solo: la Rivelazione biblica nega a priori qualsiasi processo di auto-redenzione, come ad essere “Buddha di se stessi”. La Rivelazione insegna la volontà di Dio, la Sua Legge: coerentemente il dibattito tra Gesù e gli scribi i farisei era il compimento della Torah, il suo senso ultimo, il suo rispetto integrale e radicale; coerentemente, sotto questa luce, il musulmano intende la sua fede come assoluta sottomissione alla volontà dell’unico Dio.

Il Vangelo va oltre. E in modo più grave. Mentre oggi molti teologi insistono sul senso della Rivelazione incentrato sull’uomo e sul suo destino (cosmico, sociale, divino), in verità il Vangelo insegna che neppure l’adempimento della Legge è sufficiente a soddisfare la Giustizia di Dio. Vale a dire, che il peccato di ogni uomo – erede di Adamo, nel quale tutti abbiamo peccato – è talmente grave che era necessario che il Figlio eterno di Dio si incarnasse e morisse per riscatto di molti. Perché, con buona pace di Rahner e seguaci, da una parte, l’Incarnazione in se stessa non ha realizzato nessuna fratellanza universale, né ci ha uniti misticamente a Dio, dal momento che l’Incarnazione è l’assunzione della natura umana da parte del Figlio di Dio (quindi solo in Cristo la natura umana è stata innalzata a dignità sublime!); d’altra, è la Croce e il Sacrificio a riscattare l’uomo e donargli la possibilità di aderire alla fede e compiere le opere conseguenti. 

Il Vangelo rivela pienamente la Trinità, la profonda relazione d’Amore tra le Persone divine; rivela pienamente nel Cristo che c’è molto di più di un Messia o un Profeta o un grande iniziato morale, ma un Uomo che è in maniera esclusiva e unica vero Dio e vero Uomo; rivela che lo Spirito Santo non è una forza di elevazione interiore o uno stato di benessere.

Questo determina un ulteriore problema: non solo il Cristianesimo non è una mistica dell’Assoluto, ma non possiamo neppure fermarci ad una comune idea che esista un solo Dio. Dio è in Se stesso Trinità di Persone. Altrimenti il Cristianesimo non è. E si riduce a forme astratte e atee di spiritualità secolarizzata, come in fondo il pensiero moderno ha proposto in modo vario e complesso (qui).

La forma certamente più complessa di queste perversioni teologiche è stata quella dell’idealismo tedesco di inizio Ottocento, con Hegel su tutti. Mentre le altre filosofie moderne hanno rinunciato a Dio, facendo del cristianesimo qualcosa di prettamente umano e terreno, in chiave psicologica, rivoluzionaria o etica che sia, Hegel ha conservando la potenza teologica, facendo della Trinità l’insieme dialettico della Coscienza di Dio.

Hegel fa infatti pensato Dio come una Autocoscienza in un eterno e storico divenire, progressivo e razionale. Hegel ha pensato simbolicamente il “Padre” come momento della indeterminazione originaria, il “Figlio” come auto-negazione di Sé (fino alla morte in Croce), lo “Spirito” come Coscienza divina di Sé, in quanto ragione e spirito del mondo. Ed il peccato come momento di auto-consapevolezza umana della propria (gnostica) natura divina.

L’influenza negli ultimi due secoli è stata enorme, in tutte quelle teologie “protestanti e cattoliche” che oggi propongono un evoluzionismo storico, dogmatico e teologico, una rivelazione della divinità dell’uomo, un sincretismo generale tra tutte le forme di spiritualità religiosa aperte ad un imprecisato e impersonale Assoluto (mistico, cosmico-ecologista, sociale che sia), un’assenza del peccato e del Giudizio.

Nonostante ciò, noi abbiamo il dovere di ribadire e chiarire che il peccato non è un disordine interiore, rispetto ad un fine. Il peccato è una colpa davanti a Dio. E la colpa dell’umanità era tale che il Cristo doveva morire in Croce come Sacrificio di espiazione, perché l’umanità potesse tornare ad avere la possibilità di meritare la beatitudine celeste, compiendo le opere comandante da Gesù e affidate all’insegnamento perenne ed eterno della Sua Chiesa.    

Nonostante ciò, noi abbiamo il dovere di ribadire e chiarire che quando nella professione di Fede si dice “Credo nello Spirito Santo” si professa di credere in una Persona (non in una energia o forza) che agisce nel mondo e nella storia. Questa Persona divina consola la Chiesa e conferma il Vangelo; ma contemporaneamente giudica il mondo, nella sua colpa di rifiutare il Figlio (capovolgendo proprio il giudizio espresso dal mondo contro il Cristo). E si oppone – non certo si identifica, come credono non pochi teologi – allo spirito del mondo, perché e mentre tenta di realizzare la contro-Chiesa, in ogni ambito della società, della cultura e della dottrina cattolica.

Nonostante ciò, noi abbiamo il dovere di ribadire e chiarire che Gesù di Nazareth è Dio e l’unico Salvatore dell’uomo; e che non c’è salvezza alcuna e possibile, se non nel modo previsto dal Vangelo, come affidato nella sua integrità all’azione sacramentale della Chiesa. Anche questo indica la Festa solenne del Corpus Domini.

 

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