Secondo Sarah, troppi sacerdoti cattolici “sono diventati specialisti nel campo dell’attività sociale, politica o economica”, provvedendo alle esigenze materiali piuttosto che a quelle spirituali dei loro incarichi. “Mi vergogno ad ammetterlo – scrive – ma i protestanti evangelici sono a volte più fedeli a Cristo di noi”.

Un articolo di Matthew Schmitz, pubblicato su First Thing, che riflette sul libro di prossima pubblicazione sul celibato sacerdotale scritto da Benedetto XVI ed il card. Robert Sarah.  Eccolo nella mia traduzione. 

 

Card. Robert Sarah (CNS photo/Paul Haring)

Card. Robert Sarah (CNS photo/Paul Haring)

 

Appena è stato annunciato che Benedetto XVI e il cardinale Robert Sarah avevano pubblicato un libro in difesa del celibato sacerdotale, sono stati accusati di aver attaccato papa Francesco. A prima vista, è stata una strana accusa. Papa Francesco stesso ha difeso la norma del celibato, mentre si chiedeva se fossero possibili eccezioni allargate. E lungi dal criticare Francesco, Benedetto e Sarah scrivono “in uno spirito di obbedienza filiale, a papa Francesco”.

Ma nella Chiesa di oggi, ogni chiara affermazione dell’ortodossia è interpretata come una sfida all’autorità di Papa Francesco. Si tratta di un fatto sobrio, di cui Benedetto e Sara sono ben consapevoli. “Vogliamo rimanere lontani da tutto ciò che può nuocere all’unità della Chiesa”, scrivono nell’introduzione a ‘Dal profondo dei nostri cuori: Il sacerdozio, il celibato e la crisi della Chiesa cattolica’. “Le liti personali, le manovre politiche, i giochi di potere, le manipolazioni ideologiche e le critiche piene di acredine giocano il gioco del diavolo, il divisore, il padre della menzogna”.

Anche se segnalano la loro obbedienza, sia Benedetto che Sarah suggeriscono che questo straordinario momento richiede una risposta straordinaria da parte dei laici. Sarah nota con approvazione l’esempio di Santa Caterina da Siena. “Prima la parola era più libera di oggi”, scrive. “È bene ricordare, a titolo di esempio, l’ammonizione inviata da Caterina da Siena a Gregorio XI. … Quale vescovo, quale Papa si lascerebbe sfidare oggi con tanta veemenza? Oggi, voci desiderose di polemiche descriverebbero subito Caterina da Siena come nemica del Papa o come leader dei suoi avversari”.

Benedetto e Sarah considerano loro “sacro dovere ricordare la verità sul sacerdozio cattolico”. Perché attraverso di essa, tutta la bellezza della Chiesa viene messa in discussione”. Questo dovere solenne si estende a tutti i cristiani. “È urgente e necessario che tutti – vescovi, sacerdoti e laici – smettano di lasciarsi intimidire dalle suppliche sbagliate, dagli spettacoli teatrali, dalle diaboliche menzogne e dagli errori della moda che cercano di abbattere il celibato sacerdotale”, scrivono. “Parliamo con coraggio per professare la fede senza paura di essere caritatevoli”.

Questo non è altro che un richiamo alle armi: non per prendere le armi del mondo, né per rompere l’unità dei cristiani con parole amare, ma per impugnare la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. Il libro è quindi dedicato a una serie di riflessioni teologiche e pastorali, divise in quattro parti: una lettera di Benedetto, una lettera di Sarah, e un’introduzione e una conclusione scritte a quattro mani.

Benedetto, nella sua lettera, fa risalire l’attacco al celibato al disprezzo per l’idea stessa di sacerdozio, inseparabile da un rifiuto di Marcione dell’Antico Testamento. Nella sua inimitabile prosa lucida, egli descrive come le consuetudini che circondano l’astinenza sessuale nel sacerdozio di Aaronne prefigurino la comprensione della Chiesa stessa del celibato sacerdotale:

Questa prefigurazione dell’Antico Testamento si realizza nei sacerdoti della Chiesa in un modo nuovo e più profondo: essi devono vivere solo per Dio e per lui. San Paolo spiega chiaramente cosa questo implica concretamente. L’apostolo vive di ciò che gli uomini gli danno, perché egli stesso dà loro la Parola di Dio che è il nostro pane autentico e la nostra vera vita. Nell’Antico Testamento i leviti rinunciano al possesso della terra. Nel Nuovo Testamento, questa privazione si trasforma e si rinnova: i sacerdoti, perché radicalmente consacrati a Dio, rinunciano al matrimonio e alla famiglia.

Anche Benedetto ricorda in modo commovente quando ricevette la tonsura. In quel momento cessò di essere laico e diventò un chierico. Come parte del rito, recitò le parole Dominus pars hereditatis meae et calicis mei, a ricordare che Dio – non la terra, non la famiglia – è la porzione e il calice del sacerdote.

Il cardinale Sarah, attingendo alla propria esperienza di ministero in villaggi remoti che erano stati privati dei sacerdoti sotto la persecuzione di Sékou Touré, conclude che “ordinare uomini sposati sarebbe stata una catastrofe pastorale, avrebbe portato alla confusione ecclesiologica e oscurato la nostra comprensione del sacerdozio”. Egli ritiene che fornire ai villaggi poveri sacerdoti ordinando uomini sposati sarebbe un atto di condiscendenza, privandoli della testimonianza radicale di un uomo interamente dedicato a Dio. 

“Immagino come sarebbe stata l’evangelizzazione del mio villaggio se avessero ordinato sacerdote un uomo sposato”, scrive. “Non sarei certamente un sacerdote oggi, perché è il carattere radicale della vita dei missionari che mi ha attratto”. 

Secondo Sarah, troppi sacerdoti cattolici “sono diventati specialisti nel campo dell’attività sociale, politica o economica”, provvedendo alle esigenze materiali piuttosto che a quelle spirituali dei loro incarichi. “Mi vergogno ad ammetterlo – scrive – ma i protestanti evangelici sono a volte più fedeli a Cristo di noi”.

Sarah fa notare che nel suo Paese, come in Giappone dopo il martirio o l’espulsione dei missionari, i catechisti laici hanno preservato la fede. E un elemento della fede che hanno preservato è stato il sacerdozio celibe. Ai cristiani giapponesi è stato insegnato a cercare tre segni attraverso i quali avrebbero riconosciuto i loro sacerdoti: “Saranno celibi, avranno una statua di Maria, obbediranno al Papa di Roma”. Quest’ultimo punto non è irreperibile in Sarah, che non solo mostra rispetto per Francesco ma (posso dirlo per esperienza) spinge coloro che si rivolgono a lui con dubbi e preoccupazioni a fare lo stesso. 

Il celibato è sotto attacco. Coloro che cercano di abolire la disciplina del celibato clericale citano precedenti eccezioni alla regola come precedenti per le loro richieste, ma in realtà sperano di andare molto più lontano. Secondo il loro schema, l’ordinazione di uomini sposati non sarebbe l’eccezione ma la norma. Le riflessioni di Benedetto dimostrano che questa mossa manca di un mandato teologico. Le riflessioni di Sarah dimostrano che manca una giustificazione pastorale. Che cosa, allora, può motivare il cambiamento proposto?

Viviamo non tanto in un mondo non cristiano quanto in un mondo post-cristiano, pieno di uomini che si risentono della Chiesa perché ricorda loro delle verità che hanno abbandonato. Moltissimi uomini di Chiesa sono imbarazzati da questa situazione e cercano occasioni per segnalare il loro desiderio che la Chiesa abbandoni il suo insegnamento sulla sessualità, la sua disciplina sul celibato e tutto ciò che offende. Gli oppositori della disciplina del celibato non rispondono tanto a un bisogno pastorale quanto a un desiderio clericale di pace con il mondo, alle condizioni del mondo. Poiché il mondo vuole che noi obbediamo ai suoi principati e alle sue potenze, esso odia il celibato, segno di obbedienza radicale a Dio.

In modi diversi, Benedetto e Sarah riconoscono entrambi che il celibato clericale non è una disciplina arbitraria. È un segno che la Chiesa rifiuta di seguire la logica di questo mondo e segue invece la logica di un mondo in cui gli uomini non si sposano. Finché i cristiani saranno tentati di idolatrare le potenze terrene – il partito, la nazione e il mercato – non possiamo fare a meno di questo segno di fedeltà alla città celeste.

 

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