Continuiamo con la pubblicazione dell’intervista richiestami a febbraio da due membri del sito gay-‘cattolico’ Gionata, e poi da quello stesso sito censurata. Nella prima parte (che trovate a questo link) si è parlato in generale della morale sessuale proposta dalla Chiesa a tutti, cercando di spiegare la bellezza “nascosta” nella sempre troppo fraintesa proposta della castità. Oggi invece pubblichiamo la domanda/risposta riguardante più specificatamente le posizioni della Chiesa di fronte a chi compie atti omosessuali, e se ha senso aspettarsi mutamenti in futuro in ambito pastorale rispetto a queste posizioni. Buona lettura!

 

Mano mani amanti amore

 

 

La Chiesa ha rinnovato continuamente il suo pensiero socio-psico-pedagogico ed antropologico, dalla Rerum Novarum Fratelli Tutti tanto per fare alcuni esempi – per non parlare del concilio Vaticano II. Secondo te perché non potrebbe/dovrebbe sviluppare un punto di vista diverso rispetto all’omosessualità?

Prima bisogna capire cosa significhi davvero il termine rinnovamento nella storia della Chiesa. Infatti ciò che la Chiesa ha fatto nei secoli in termini di rinnovamento, non è mai stato una rivoluzione, cioè un azzeramento di quanto accadeva prima per ricostruire ex novo qualcosa di completamente diverso. Nemmeno Gesù si è mai posto così nei confronti della legge di Mosè (Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. Mt 5,17). Pertanto, a ben guardare, tutte le cose “nuove” che la Chiesa ha “scoperto” nei secoli, se così possiamo dire, quelli che noi abbiamo percepito come  erano sempre coerenti e logicamente conseguenziali con quelle precedenti, e mai potevano porsi in contrapposizione con quanto il vangelo aveva rivelato fino a quel momento.

I cambiamenti sono avvenuti lentamente nel tempo, più sul piano di sfumature e approfondimenti di significato, o su tale o talaltra pratica, ma non hanno mai contravvenuto alle Verità strutturali consegnateci dal vangelo (oltre che dalla realtà oggettiva), compresa la Verità iscritta biologicamente nel nostro corpo. Il concilio Vaticano II in particolare è stato proprio il concilio che meno in assoluto ha fatto questo, essendo l’unico della Storia ad avere avuto una natura puramente pastorale, senza mettere in discussione una sola verità di fede.

E in questo senso quindi nessuna direzione pastorale sulla cura delle persone omosessuali che nasca dalle riflessioni di qualsiasi concilio, può porsi in antitesi con la Verità fondamentale che la scrittura riconosce della natura umana. Citando letteralmente il testo, e non la traduzione corrente: “E dio creò l’uomo a sua immagine. A sua immagine lo creò. Maschio e femmina LO creò” (Gen 1,26-27). ‘Lo’: singolare. Cioè uno, un’unità. Perché l’unione naturale di uomo e donna è l’unica che esprima la completezza della natura umana, e quindi l’unica che riveli in modo compiuto l’immagine di Dio nascosta nell’uomo. Inoltre in nessun’altra unione le due persone possono diventare oggettivamente una sola carne, nella carne dei figli (che solo da questa unione possono nascere), e nel sacramento che cambia la sostanza dei due sposi facendoli “Uno” con Dio, anche quando i figli non ci sono. 

Va da sé perciò come qualsiasi pastorale che incoraggi unioni carnali di altro tipo, tra persone dello stesso sesso come tra persone di sesso opposto che ricorrano a pratiche simili fuori o dentro al matrimonio, si ponga in una posizione di per sé eretica, perché contrapposta a una Verità che è iscritta nella nostra stessa biologia, prima che nella Scrittura: il nostro corpo non è fisiologicamente fatto per essere usato così. 

Se volessi tradurre il messaggio del Magistero in merito, il senso è più o meno questo: il corpo ha delle funzioni naturali per cui è progettato e pensato (e questa è un’evidenza scientifica e biologica, non di fede), e chi pratica un sesso di tipo diverso da quello pensato per l’unione tra uomo e donna, sta forzando il proprio corpo per qualcosa che non gli è proprio, e questo certamente finirà col danneggiarlo. Infatti è questa l’unica finalità del vangelo, e quindi del magistero che da esso deriva: che l’uomo non si danneggi. È importante dirlo, perché a volte viene dimenticato: la Chiesa non ha alcun interesse a condannare chi vive diversamente, ma a evitare che si faccia male. Poiché chi fa il male, si condanna già da solo all’infelicità. “Ho posto davanti a te la Vita e la morte. Scegli la Vita” (Cfr Dt 30, 19).

È la Vita, cioè il Bene autentico della persona, che Dio desidera. Non la sua condanna.

Se il corpo infatti è stato creato da Dio con un ordine, andare contro quell’ordine ha in sé qualcosa di dannoso, perché pone la persona contro la sua stessa natura. E andare contro la nostra natura, non può mai essere un bene. Qualcuno potrebbe dire che nella propria percezione non sente naturale l’attrazione per l’altro sesso, tuttavia è importante capire che la nostra natura non è identificabile semplicemente con quanto noi percepiamo come inclinazione o desiderio, altrimenti il ladro che sente una pulsione istintiva verso il furto potrebbe giustificare un atto oggettivamente sbagliato sostenendo che quella sia “la sua natura”. E così non è. I desideri cambiano, così come le pulsioni, e fare dipendere da essi la nostra identità, la nostra “natura”, renderebbe ciò che siamo mutevole come i colori del cielo. Il concetto di Natura infatti è un concetto molto complesso per il quale servirebbe tutta una serie di approfondimenti impossibili da fare ora, ma mi limito a dire che esso è strettamente collegato alla realtà del corpo e alla finalità che in esso è iscritta, in modo simbolico, quanto concreto.

D’altra parte per una fede che ha al centro l’incarnazione del Verbo di Dio e la resurrezione della carne, non è concepibile su nessun piano una visione antropologica che stacchi l’uomo dalla realtà oggettiva della propria carne, cioè il proprio corpo, ponendolo su un piano puramente spirituale o mentale, di desiderio. E questo vale sempre: io posso anche desiderare essere alto due metri, ma in alcun modo questo cambierà la realtà oggettiva del mio essere alto un metro e settanta. Per questo non esiste modo, se non quello che sfoci nell’eresia (e direi nell’irrazionalità cognitiva), per vedere un atto omosessuale di qualsivoglia tipo come un atto che non sia disordinato e contro natura.

Infatti è molto importante sottolineare come tutto ciò che la Chiesa dica in merito, riguardi solo questo: l’atto sessuale. La Chiesa non si esprime mai sui sentimenti, sul cuore, sulle intenzioni delle persone con attrazione omosessuale, perché queste sono tutte cose che attengono all’intimo dell’uomo, e che solo Dio può conoscere. E in questo senso il suo è un messaggio coerente: dire che gli atti omosessuali sono contro natura, dice un’evidenza che resta tale anche quando gli stessi atti (sesso orale, anale, pratica masturbatoria, ecc) sono compiuti tra uomo e donna (cosa che a volte qualche solerte parrocchiano dimentica, nel puntare il dito contro chi ha attrazione omosessuale, dimenticando che magari con la propria moglie fa le medesime cose). Non c’è nessuna stigmatizzazione dell’attrazione omosessuale in sé. Se c’è essa non riguarda le posizioni ufficiali della Chiesa, ma il tale o il talaltro prete.

A ben guardare infatti ogni atto sessuale che non sia quello naturale tra uomo e donna si riduce in fondo a un atto masturbatorio portato alle estreme conseguenze, dove le due persone diventano strumenti di piacere reciproco. E nessun atto masturbatorio può essere espressione di un amore donativo. Il che è tanto oggettivo da non poter esser messo in discussione nemmeno dalle migliori intenzioni di chi lo compie.

Come abbiamo già detto infatti, non sono i desideri o le intenzioni a cambiare la realtà oggettiva delle cose. Uno scrittore americano, Philip K. Dick, diceva che “la realtà è quella cosa che esiste anche quando hai smesso di credervi”.  Per quanto non sempre sia facile discernere, una cosa resta buona o cattiva al di là dell’opinione che noi ne abbiamo. Persino un uomo che si fa saltare in aria per uccidere quelli che ritiene dei miscredenti, lo fa nella convinzione di stare facendo il bene. Tuttavia questo non renderebbe migliore il massacro di decine di persone in un attentato terroristico. Dinnanzi a Dio forse un terrorista potrebbe non essere giudicato colpevole, se è stato manipolato fin da quando era piccolo, se davvero gli è mancata la possibilità di comprendere ciò che stava facendo, se quindi gli è mancata una vera libertà di scelta, ma il suo omicidio resterebbe comunque male in sé, a prescindere dal fatto che lui ne fosse cosciente o no.

Questo è logico e conseguenziale e sebbene, (ed è ovvio) qui non si voglia dire che un atto sessuale contro natura sia paragonabile a una strage terroristica (pietà, ora non mettetemi in bocca cose che non ho detto!), il principio di fondo resta lo stesso: se una cosa è male, resta male, al di là della sincera buona fede di chi la compie.

Quindi, lo ribadisco, qualsiasi “pastore” manipoli la teologia e la Scrittura per giustificare teorie che non considerino la realtà oggettiva del corpo, ‘spiritualizzando’ l’essere umano e le sue azioni solo in funzione dei propri desideri, sta dicendo un’eresia (e purtroppo il più delle volte, al contrario del terrorista di cui sopra, ha gli strumenti culturali e cognitivi per esserne consapevole. Sui motivi per cui fior fiore di sacerdoti e teologi si siano impegnati in tal senso, ci sarebbe molto da dire, ma mi riservo di farlo successivamente).

In conclusione voglio solo ricordare ancora una volta come tutto ciò che ho detto non costituisca per me un giudizio morale su chi vive la sua sessualità e l’omosessualità diversamente. Ricordo che io ho fatto (e a volte mi può ancora capitare di fare) molti di quegli atti sessuali, sia promiscuamente, che in relazioni con uomini a cui volevo bene. Conosco le dinamiche che si instaurano tra persone dello stesso sesso e sono il primo a capire chi le vive e non riesce a fare a meno di viverle. Ma questo non mi ha mai tolto la capacità di chiamare le cose con il loro nome, al di là dell’amore che potevo o meno provare per coloro con i quali mi sono assunto la responsabilità di vivere quegli atti. 

Ed è proprio in virtù dell’esperienza che ho (e di quella di migliaia di altri fratelli che ho conosciuto, anche non credenti) che posso dire che i momenti in cui non avevo rapporti con quegli uomini che avevo cercato di amare, erano anche quelli in cui li stavo amando davvero.

(2 – continua)

 


 

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