libreria

 

 

di Pierluigi Pavone

 

Una volta c’erano gli ultrà. Ed erano i tifosi allo stadio. Almeno da quando esiste il calcio moderno, e non vogliamo risalire alla storia rivoluzionaria della Francia (dove si coniò il termine per indicare fazioni di stampo monarchico, soprattutto tra 1815-1830 nel primo periodo post-napoleonico).

Tuttavia, anche ora che gli stadi sono chiusi, è comunque possibile essere ultrà.

A proporlo è la Fondazione Feltrinelli, con l’iniziativa Sarabanda 2021 (qui). In questo caso, “l’ultra-” è prefisso di “ambientalista”. Ovviamente.

E si riferisce alla nuova dimensione europea ed ecologista, da creare nell’era post-pandemica. Così si legge nel pezzo di Annamaria Briganti, su Robinson di laRepubblica di sabato 27 marzo, con tanto di intervista al direttore Massimiliano Tarantino e il riferimento al Presidente onorario Salvatore Veca (che ai tempi fu anche mio professore di Filosofia Politica a Pavia), a cui si deve proprio il nome di “Sarabanda”.

 

Proprio la pandemia, al di là di tutte le altre considerazioni, potrebbe essere il meteorite dei dinosauri: creare un abisso da cui ripartire. E resettare – altro termine di moda – una nuova Età di Mezzo. Un Medioevo, senza però il mitologico ritorno alla antichi. Anzi una prospettiva futuristica in cui, finalmente, l’utopia potrebbe concretizzare il suo spirito green: “meno diseguale, più altruista, generoso, ambizioso, visionario”, stando alle parole di Tarantino.

Poi, giri pagina sullo stesso numero di Robinson e leggi l’articolo di Chiara Gatti – “L’Eden nascosto sul Monte Verità” -, ovvero il contributo all’artista estone Elisàr von Kupffer (1872-1942), autore di un ciclo pittorico basato sull’utopia erotica ed ambientalista in cui convivono uomini nudi e androgini. Così commenta la giornalista: “Nove metri di superficie diedero forma a un santuario del piacere spirituale e carnale, dove 84 corpi maschili, glabri e androgini, volteggiano in un eden erotico e romantico. L’impero dei sensi.”

 

Tornando al futuro verde del Festival milanese, e al pezzo della Briganti, Alec Ross, che fu anche consigliere di Obama, si limita al più modesto regno dei pendolari. Docente anche a Bologna con libri tradotti in italiano proprio da Feltrinelli, crea il nuovo motto sociale: “una città è veramente green quando anche i ricchi vanno in metrò”.

Peccato – aggiungiamo noi – che il problema non siano i ricchi, ma i poveri pendolari che veramente prendono più di un mezzo pubblico. E non per l’anidride carbonica o le farfalle del Madagascar, ma perché obbligati dal lavoro, spesso precario e costretto da esigenze relative alla propria di sopravvivenza.

Ed è sufficiente farsi una corsa in metro nelle periferie di Roma (certo, sempre che la metro copra quel quartiere, altrimenti c’è il treno o per la Raggi addirittura l’utopica funivia da poter nel caso anche spostare…) per piantarla – è il caso di dirlo – con considerazioni astratte.

Forse “l’ultrà” potrebbe tornare a indicare l’ultra-realismo. E non per nostalgie monarchiche, quanto per un sano realismo sociale, in po’ meno radical-chic e in cui la sostenibilità sia per le famiglie, per la promozione sempre e dovunque della vita umana. Quella concreta ed evidente e non di certo quella indeterminata come certo egualitarismo antropologico propone e impone.

Perché nel vero Eden, Dio creò l’uomo, maschio e femmina li creò, donando e predisponendo che ogni altra creatura fosse sottoposta al dominio e alla utilità dell’uomo: unica creatura creata a immagine e somiglianza di Dio e destinata per altro – a differenza di qualsiasi altro animale o pianta come già chiariamo qui – a meritare la beatitudine celeste.

 

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1