Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Robert Royal e pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Card. San John Henry Newman
Card. San John Henry Newman

 

Al Diavolo piace renderci stupidi, soprattutto quelli di noi che si credono intelligenti. Per un bel po’ di tempo ha avuto un buon successo nel mondo secolare. Ma ultimamente se l’è cavata piuttosto bene anche nella Chiesa. Attualmente, il suo gioco più forte è quello di ipnotizzarci con semplici opposizioni: progressisti/indietristi, tradizione/sviluppo, sinodalità/rigidità, verità/misericordia. Una volta che questo genere di cose si fa strada, molte persone non pensano più a nulla. Si uniscono semplicemente a un partito – o a un altro.

La risposta cattolica abituale è quella di dire che siamo una fede dell'”entrambe le cose”. E questo è un bene, tanto per cominciare. Ma non risolve una questione sempre più urgente: Cosa intendiamo per progresso? O tradizione? O per misericordia? Soprattutto, per Verità? Abbiamo bisogno di persone che scavino – e scavino a fondo – in queste domande, persone con apprendimento e disciplina, saggezza e coerenza. Che sono poche, in qualsiasi generazione. Ecco perché spesso dobbiamo ricorrere a precedenti e brillanti predecessori.

È significativo che, nell’attuale momento di confusione, il nome di San John Henry Newman venga spesso tirato fuori, non solo – naturalmente – tra coloro che credono nelle sue critiche al liberalismo nella religione. Ma viene invocato anche da coloro che credono – in modo molto meno plausibile – che i “cambiamenti di paradigma” siano in qualche modo in linea diretta con la brillante esposizione di Newman sullo “sviluppo della dottrina”.

Tutto questo resta da sistemare. E in fretta. Chi scrive è pronto a scommettere che sentiremo il nome di Newman ripetuto, e anche pronunciato invano, spesso da qui alla sessione conclusiva del Sinodo sulla sinodalità del prossimo ottobre. I vescovi di Inghilterra e Galles, e i nostri vescovi americani, nelle ultime settimane hanno presentato una petizione a Roma per nominare Newman Dottore della Chiesa. Così, come molte altre cose in questi giorni, anche il grande Newman sta per diventare un pomo della discordia.

Il titolo di questa rubrica – “Santità piuttosto che pace” – è una frase che Newman ha imparato da adolescente, quando era ancora una specie di evangelico. Ma quel robusto sentimento rimase in lui anche quando passò alle fasi successive: alla Chiesa istituita in Inghilterra, all’anglo-cattolicesimo e alla sua (fittizia, come lui stesso riteneva) via di mezzo tra protestantesimo e cattolicesimo, e infine alla Chiesa cattolica. Il libro racchiudeva la sua costante convinzione che la vera religione richiedesse verità precise, e non solo verità “nozionistiche” da intrattenere nella mente, ma verità rese “reali” dall’essere incorporate nella vita dei cristiani.

E anche rigore. Questo tipo di chiamata universale alla santità – molto prima che diventasse esplicita nel Concilio Vaticano II – non significava piegare la coscienza o la misericordia o la pratica pastorale all’esperienza personale, ma trasformare l’esperienza personale sotto Dio. Newman era ben consapevole dei fattori psicologici e personali nel difficile processo di conversione. Ma lo scopo della fede non era quello di farci stare bene sulla terra, ma di prepararci alla vita eterna in cielo.

Ciò richiede una fede profondamente esigente, non superficialmente confortante, perché affronta il problema più difficile di tutti: La conversione, cioè il passaggio della persona umana dal perseguire i propri desideri al seguire la volontà di Dio. In termini classici, dall’orgoglio, dal peccato e dalla morte a – no, non un facile “ascolto” reciproco – ma umiltà, grazia, vita.

Come disse Newman in un celebre passaggio:

Scavate la roccia di granito con dei rasoi, o ormeggiate la nave con un filo di seta; allora potrete sperare, con strumenti così acuti e delicati come la conoscenza e la ragione umana, di lottare contro quei giganti che sono la passione e l’orgoglio dell’uomo. (L’idea di università)

Nella relazione finale della recente sessione del Sinodo sulla sinodalità, il peccato è menzionato solo una volta (nella traduzione ufficiale), e come offesa piuttosto astratta “il peccato di razzismo”, che probabilmente non viene mai menzionato nella Confessione – un sacramento che non viene menzionato. La “riconciliazione” compare, per lo più in contesti sociali di polarizzazione. Paradiso e inferno? Niente. In breve, si parla molto di andare d’accordo, nella Chiesa e nel mondo, ma l’obiettivo ultimo della vita cristiana – perché siamo impegnati in “comunione, partecipazione, missione”? – non è visibile.

Tra le molte controversie specifiche della Chiesa, quindi, c’è un orientamento generale che dobbiamo recuperare da Newman. Ma ci sono anche diversi punti particolari in cui, correttamente compreso, potrebbe aiutarci molto. Tra questi, le sue esposizioni di:

  • La Chiesa dei primi Padri
  • La necessità dell’autorità
  • Sviluppo e corruzione della dottrina
  • La coscienza come “voce aborigena di Dio” (non un intruglio personale)
  • Consultare i fedeli

Quasi inutile dire che su ognuno di questi punti Newman non è né rigido né progressista, ma la vera voce di una tradizione viva che rimane fedele a Gesù e parla ai tempi, anzi a tutti i tempi. Si potrebbe persino sostenere che sia stato il primo a riconoscere i diversi contesti storici della Chiesa nelle epoche precedenti senza pensare che i contesti storici invalidassero la fede nelle verità perenni.

Per queste e molte altre ragioni, a gennaio offrirò un corso online di sei settimane su “Il cuore cattolico di Newman”. Leggeremo le parole reali di Newman da una varietà di testi originali, in modo che tutti noi possiamo avere un’idea molto più chiara di ciò che ha detto – e non ha detto – su alcune delle questioni scottanti che sono così grandi in questo momento.

Non vedo l’ora di esaminare questo materiale. Leggere Newman non può che essere illuminante e un aiuto per rispondere all’uso improprio del suo lavoro. Se volete un assaggio di come questo grande santo e predecessore ci parla, eccone un breve pezzo:

Al cuore si arriva comunemente non con la ragione, ma con l’immaginazione, per mezzo di impressioni dirette, con la testimonianza di fatti ed eventi, con la storia, con la descrizione. Le persone ci influenzano, le voci ci sciolgono, gli sguardi ci soggiogano, le azioni ci infiammano. Molti uomini vivranno e moriranno per un dogma: nessun uomo sarà martire per una conclusione. (Sala di lettura di Tamworth)

Chi, se non Newman, poteva coniugare così bene la dimensione personale della fede in Gesù con l’elemento dogmatico?

Siete incuriositi? Unitevi a noi, a partire dal 3 gennaio online, e in seguito una volta alla settimana. Iscrivetevi ai corsi del TCT. Troverete anche corsi su Dante, Sant’Agostino, Santa Edith Stein e molto altro.

Robert Royal

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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