Ricevo e volentieri pubblico. 

 

Papa Leone XIV prima recita in Piazza San Pietro del Regina Caeli 11.05.2025 (foto: Vatican Media)
Papa Leone XIV prima recita in Piazza San Pietro del Regina Caeli 11.05.2025 (foto: Vatican Media)

 

 

di Alfredo Villa



Leone XIV appartiene all’Ordine di Sant’Agostino di cui è stato per due mandati il Priore Generale. Appartenere ad uno specifico Istituto Religioso, significa considerarsi portatore di una spiritualità e di un carisma ben definiti. L’esserne stato oltretutto il Priore Generale, implica aver impersonato in sé, ma nella continuità, il fondatore stesso.

È quindi impensabile ed essenzialmente impossibile che Papa Prevost non includa, nel suo pontificato, il suo essere figlio di Sant’Agostino, definizione con cui ha voluto immediatamente presentarsi al momento stesso della sua elezione a Papa.

L’entusiasmo e la commozione che mi ha letteralmente travolto, guardando i suoi primi gesti e ascoltando le sue prime parole, mi ha spinto a rileggere quanto alcuni grandi Papi che lo hanno preceduto hanno scritto su Sant’Agostino, quasi alla ricerca di una continuità tra alcuni di loro e Papa Leone XIV, che, ne sono certo, ne sarà degno successore.

Invito quindi a leggere, oltre che hai numerosi riferimenti di Papa Paolo IV sul Vescovo di Ippona, la Lettera Apostolica di Papa Giovanni Paolo II, “Augustinum Hipponensem” e le Catechesi su Sant’Agostino di Papa Benedetto XVI.

Da questi scritti possiamo provare ad immaginare cosa ci si possa attendere dal papato di Leone XIV.

 

La sua prima caratteristica sarà quella di far comprendere come la dottrina della Chiesa abbia, nelle sue verità immutabili, una sorprendente modernità.

 

L’attualità e la contemporaneità dell’ortodossia della Chiesa cattolica, sarà resa ancor più evidente dal sottolineare come il percorso personale ed umano di Sant’Agostino, sia percorribile per ognuno di noi, rendendo questo importante Padre della Chiesa, in questo preciso momento storico, un riferimento essenziale per un’umanità confusa e per i cristiani apparentemente senza guida.

Sono certo che Leone XIV sarà capace d’attualizzare e rendere nuovamente vivo e fruibile il pensiero del Fondatore del suo Ordine a vantaggio di una chiara direzione da impartire al suo pontificato, che sarà contemporaneamente veramente tradizionale e veramente moderno.

 

Mi attendo una Chiesa universale capace di porre al centro la riconversione dei cristiani quale primo atto di reale evangelizzazione missionaria

 

In un occidente secolarizzato, dissacrante, mondano e smarrito e che è posto di fronte a nuove sfide etiche e tecnologiche inimmaginabili anche solo qualche decennio fa, lo Spirito Santo, attraverso il nuovo Papa, sembra chiaramente sostenere e rilanciare una Chiesa veramente missionaria, che sì, sia in uscita, ma che allo stesso tempo abbia una chiara direzione e finalità, affinché il suo uscire abbia un senso ed una meta.

Sembra finalmente intravedersi una Chiesa capace di riscoprire la sua capacità di riconvertire, in una “evangelizzazione di ritorno” quei cristiani, “atei di fatto”, come li ha recentemente definiti Leone XIV, che popolano un Occidente vecchio e confuso.

Sant’Agostino sembra proporre una valida risposta sia alla “vecchiaia” che alla “confusione”, in quanto ci invita a “non rifiutare di ringiovanire unito a Cristo, anche nel mondo vecchio” e ci ricorda, in mille modi, che se si è “lontani da Cristo si è lontani da sé stessi”.

La capacità che ogni uomo ha di comprendere naturalmente alcuni aspetti di Dio ed il desiderio naturale di conoscerLo ed incontrarLo, capacità e desiderio che non possono essere cancellati dal cuore di ogni creatura, è la leva su cui, attraverso Sant’Agostino, la Chiesa potrà iniziare a raccogliere attorno a sé tutti quei “tiepidi” che “hanno perso la fede, convinti che nel perderla, di non abbandonare Cristo, ma solo la Chiesa”.

Inoltre, quello che Sant’Agostino ha offerto e che lo stesso Papa è in grado di offrire, grazie ad una vita ricca di esperienze di vario genere, è l’evidenza che le proprie parole prendano forma e diventino credibili, grazie ed attraverso uno specifico vissuto personale. Il pensiero di Sant’Agostino e di Papa Leone XIV verrà quindi ascoltato proprio perché esperienziale e sarà comprensibile ed accettabile anche all’uomo occidentale che ha, nella verità individuale, esperienziale e soggettiva una nuova forma di culto pagano. Grazie alla sua concretezza basata sull’esperienza il messaggio di Papa Leone XIV potrà essere accolto con successo e diventare il primo passo, per molti, per un cammino di riconversione.

 

Mi attendo una Chiesa che promuova e difenda l’eterna ed unica Verità

 

La contemporaneità delle risposte proposte da Sant’Agostino risiede proprio nell’attualità della sua ricerca personale che vede, nella ricerca della Verità, lo stimolo ad una conversione costante, rinnovata e radicale, dove la bellezza, il desiderio e l’attrazione giocano un ruolo determinante, per giungere ad una comprensione, che nell’unione tra ragione e fede, consenta di riconoscere in Cristo, totalmente Dio e pienamente Uomo, il principio ed il fine di tale bellezza redentrice.

In quanto precede, si vuole solo sottolineare come la visione di Sant’Agostino, possa diventare una risposta a tutte le angosciose domande dell’uomo contemporaneo, domande che forse non è neppure consapevole di porsi, ma la cui assenza di risposte vere e realizzabili, assenza a cui la Chiesa ha purtroppo contribuito, è alla base della sua infelicità e del suo smarrimento.

La Verità, che è il Cristo, è la ragione della nostra fede e della nostra speranza e credo che la Verità possa diventare, con questo Papa, il faro la cui luce guiderà ogni uomo verso la Chiesa di Cristo.

 

Mi attendo una Chiesa capace di mettere Cristo al centro di tutto

 

La centralità di Cristo è evidente sia in Sant’Agostino che in Papa Leone XIV e non a caso, questa è stata la prima chiara indicazione quanto alle specifiche caratteristiche di questo papato che, dalle prime parole, ha riacceso l’entusiasmo e la fede di molti.

Non dovremo mai dimenticare, nell’arco dei prossimi anni, che questo è il Papa che ha avuto nelle parole di Cristo Risorto, il suo inizio ed il suo primo atto programmatico.

Rimettere Cristo al centro vuol dire anche correggere l’attuale comprensione del Gesù storico che oggi viene purtroppo percepito solo come un profeta, un superuomo e un maestro illuminato e di cui, per tradizione e cultura, l’uomo moderno ha sentito parlare, ma che, senza comprenderne la natura divina, anche per l’assenza di una Chiesa mistica e trascendente e di una religione che sia anche culto, lode e rendimento di grazie, viene ora svilito ad una semplice possibilità e ridotto ad una via tra le tante per giungere una sterile e mortifera autorealizzazione personale.

La forte risposta cristologica di Sant’Agostino, diventi la forte risposta della Chiesa di papa Leone.

 

Mi attendo una Chiesa capace di evidenziare e correggere gli errori dottrinali e così facendo, riportare unità tra i cristiani

 

Nella ricerca della verità, un reale e concreto convertirsi a Cristo, può quindi ritornare ad attrarre chi “ritenendosi idoneo al volo…” si era autoconvinto di conoscere Cristo e la Sua Chiesa e riteneva di poter “selezionare” dal Cristo solo ciò che è in assonanza con il suo piccolo Sé, confinando, nello stesso tempo, la Chiesa solo al ruolo di un’istituzione sociale e caritatevole.

Questa selezione personale di cosa tenere e cosa buttare della Tradizione e della Dottrina ed in ultima analisi della Verità, porta ad escludere in questo processo di spiritualità a buffet, la fede, che viene vista essenzialmente come derivato di un’ignoranza atavica, credendo, così facendo, di privilegiare la ragione, che però viene percepita non tanto come conoscenza e sapienza condivisa e diffusa, ma come sottoprodotto del proprio personale, onnipotente ed onnisciente piccolo intelletto.

A questa miserrima svalutazione e riduzione di Cristo a semplice portatore di affinità tra la propria personalità individuale e gli insegnamenti di un Gesù, uomo storicizzato in un tempo specifico e passato, Agostino risponde con la sua vita e con i suoi scritti, anche partendo dagli errori da lui stesso commessi, errori che sono molto simili a quelli di molti cristiani contemporanei. Il seguente estratto della Lettera Apostolica “Augustinum Hipponensem” di Giovanni Paolo II li descrive con precisione: “L’errata impostazione delle relazioni tra la ragione e la fede quasi che si dovesse scegliere tra l’una e l’altra; nel supposto contrasto tra Cristo e la Chiesa con la conseguente persuasione che occorresse abbandonare la Chiesa per aderire più pienamente a Cristo; nel desiderio di liberarsi dalla coscienza del peccato non attraverso la sua remissione per opera della grazia ma attraverso la negazione della responsabilità umana nel peccato stesso”.

Può essere quindi solo attraverso il sottolineare ed il correggere gli errori commessi che si potrà armonizzare le risposte della Chiesa alle domande dell’uomo contemporaneo, correggendo allo stesso tempo le numerose derive dottrinali attualmente in corso e riposizionando la Chiesa come un interlocutore aperto all’ascolto, ma nello stesso tempo consapevole e ben radicato nelle Verità eterne.

 

Mi attendo una Chiesa che sia consapevole di sé stessa e nell’apertura al dialogo non dimentichi come “extra ecclesiam nulla salus”

 

Ora, senza forse giungere, per quanto personalmente io vi creda fortemente, a dire che “extra ecclesiam nulla salus” l’amore di Sant’Agostino per il Cristo e la Sua Chiesa, che lo porta a affermare che «nessuno è stato mai liberato, nessuno viene liberato, nessuno sarà liberato» se non attraverso quest’ultima, deve diventare un modello affinché la Chiesa del terzo millennio riconduca gli uomini, attualmente privati di ogni senso e direzione, ad inginocchiarsi nuovamente davanti ad un Tabernacolo.

La riscoperta della Sacra Liturgia e dell’aspetto mariano della Chiesa, darà a quest’ultima quel “soave profumo” che da sempre ha saputo attrarre l’uomo di ogni tempo.

L’Ave Maria pregata da Leone XIV in comunione con i presenti ed i miliardi di persone incollate, per vari motivi, agli schermi televisivi al momento della sua elezione è stato il dolcissimo inizio di un grande pontificato.

 

Mi attendo una Chiesa capace di coniugare fede e ragione, in quanto “l’aver rivelato queste cose ai semplice”, non implica la banalizzante semplificazione della Tradizione e del Magistero

 

I cambiamenti epocali a cui l’Intelligenza Artificiale sembra aver dato inizio credo vadano ben oltre le similitudini tra le due rivoluzioni, quella industriale testimoniata del suo predecessore Leone XIII e quella tecnologica odierna a cui Leone XIV dovrà fare fronte personalmente.

Sono convinto, che una rivalutazione anche intellettuale della Tradizione e del magistero della Chiesa, consenta e favorisca, con pari dignità, la necessaria convivenza fruttuosa tra Fede e Ragione, argomento chiave per Benedetto XVI.

Questa agostiniana sottolineatura dell’interconnessione virtuosa tra Fede e Ragione, immagino possa diventare la vera staffetta e la reale continuità tra due i pontefici, una staffetta che Leone XIV ha prontamente raccolto e che, da Agostiniano, saprà gestire al meglio.

Ritengo che la posta in gioco vada ben oltre la politica sociale della Chiesa o la gestione etica delle nuove tecnologie.

E’ in gioco l’obbligo di contrastare il diabolico tentativo di mettere in discussione l’uomo stesso, perché, se si nega l’ Incarnazione stessa di Dio e la Divinità di Gesù, attraverso le quali, il Cristo, vero Dio e vero uomo, innalza, redime e salva, sia la Sua creazione che ogni uomo e si nega la necessaria armonizzazione collaborativa tra fede e ragione per giungere alla Verità ultima ed eterna, unico e vero desiderio e destino di ogni uomo contro le seduzioni del relativismo e del transumanesimo deificante, la battaglia è persa a priori.

Il recuperare quindi l’insegnamento di Sant’Agostino quale indirizzamento verso la Verità, quale spinta alla conversione e corretta comprensione del ruolo di Cristo nel mondo, sarà a mio avviso essenziale per ricondurre le pecore disperse nuovamente nel seno della Chiesa, che potrà definirsi accogliente solo quando ritornerà ad essere sé stessa.

 

Mi attendo una Chiesa che ridoni importanza al senso del peccato, ai sacramenti del perdono ed alla Giustizia di Dio, quale reale via di comprensione della Sua Misericordia

 

Le sfide alle quali la Chiesa è oggi chiamata, potranno essere risolte positivamente solo se questa sarà capace di restaurare nell’uomo il senso del peccato e della responsabilità, dando così il vero valore a quella libertà individuale, così cara a Sant’Agostino stesso.

Perché per riportare Dio ad essere «la causa del sussistere, la ragione del pensare, la norma del vivere» e «la causa dell’universo creato, la luce della verità che percepiamo, la fonte della felicità che assaporiamo» sarà necessario insistere sul significato della “norma del vivere”, norma di cui il peccato è una violazione e dove le cause di quest’ultimo sono oggetto di responsabilità personale.

Si è troppo spesso dimenticato come la redenzione di Cristo ha come carattere essenziale l’universalità, la quale dimostra, di conseguenza, l’universalità del peccato.

Forse, per raggiungere l’auspicata unione tra gli uomini, che è condizione di quella pace tanto apparentemente desiderata, si dovrà ritornare a sottolineare la comune esperienza dell’essere peccatori, recuperando il senso stesso del peccato, che, una cattiva comprensione della misericordia di Dio che ha portato ad un misericordismo ingiusto e contrario alla Giustizia di Dio, sembra aver oggi cancellato.

 


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