San Tommaso D'Acquino
San Tommaso D’Acquino

 

 

di Pierluigi Pavone

 

Perché mai un cattolico dei nostri giorni dovrebbe lasciarsi guidare da un teologo medievale, che considerava Aristotele una autorità e il dato di fede mai in contraddizione con il dato di ragione? In fondo gli si opposero già molti prima ancora della tormenta luterana e dell’Umanesimo, prima ancora della duplice rivoluzione copernicana, quella astronomica e quella gnoseologica di Kant. E poi, diciamocelo, san Tommaso è un filosofo scomodo: pretende di rispettare i principi della logica e del buon senso realista nella più semplice argomentazione, impedendo così che retorici dialoghi – a cui siamo abituati e nauseati – possano reggersi su ambiguità e palesi contraddizioni…

La risposta però sta proprio in questo: l’analisi delle grandi opposizioni mostra l’assoluta opportunità di seguire ancora una volta il maestro dei maestri, per una sana ricerca razionale in tutti i campi, della filosofia come del diritto o dell’universo.

Nessuno nega che l’universo considerato da san Tommaso semplicemente non esiste. Ma in questo senso non esiste neppure quello di Newton: la conoscenza che abbiamo della relazione tra spazio e tempo o di cosa avviene nel mondo sub-atomico ha scardinato non solo l’etere che Aristotele attribuiva alla materia perfetta dei corpi celesti, ha scardinato non solo il presunto movimento del Sole intorno alla Terra. Ha scardinato il senso stesso del Tempo e dello Spazio! Gli antichi credevano che l’universo fosse limitato e chiuso nello spazio ed eterno nel tempo. La generosità che a volte tradì lo stesso Tommaso verso “il Filosofo” (Aristotele) non cambia il dato di fatto che il Dio di Aristotele non crea il mondo e neppure si interessa di esso, perché è pensiero di pensiero. Eppure la ragionevolezza della causa prima, come mostrata da Aristotele e ripresa nelle note cinque vie tomiste, resta intatta. Anzi, è paradossalmente confermata più oggi di ieri. Il fatto che noi sappiamo che l’universo sia sì illimitato, ma “finito nel spazio-tempo”, che la materia ha un inizio, rende ragionevole la tesi biblica della Creazione e quindi della via che mostra – per logica – l’esistenza di un Causa Prima Efficiente. L’universo non esiste da sempre e di necessità. Poteva anche non esistere, ma esiste! Il fatto che – per logica – si debba escludere che qualcosa possa essere causa di sé, aumenta le conferme che solo Dio è Ipsum Esse Subsistens. Colui la cui essenza coincide con l’esistenza.

Certo, questa ragionevolezza richiede l’accettazione di alcuni presupposti. Anche Kant è ragionevole e coerente, pur negando – contro Tommaso – qualsiasi attendibilità delle dimostrazioni dell’esistenza di Dio. La chiave sta nei presupposti: per Kant il tempo e lo spazio esistono solo nella sensibilità umana; il principio di causa-effetto esiste solo nell’intelletto umano; l’esperienza in generale non mi restituisce mai nulla di universale, oggettivo e necessario. Accettando ciò – cosa che non farebbero né Tommaso, né Einstein – certamente viene meno la scientificità della Metafisica. Ma pure della Fisica come concepita oggi… Il punto è che i presupposti tomisti sembrano più ragionevoli di quelli kantiani e hanno maggiore conferma, con tutta la complessità della fisica quantistica (vedi anche qui): sia per san Tommaso sia per Einstein – con buona pace di Occam e Lutero – l’universo ha una struttura logica e Dio non gioca a dadi!

Anche qui, se invece per “Dio” intendiamo (come nel volontarismo tardo-medievale e nei teorici della predestinazione) una Volontà anarchica che avrebbe potuto prescrivere – contro ogni buon senso – persino i Dieci Comandamenti all’opposto (imporre cioè di rubare e uccidere e costringere noi a riconoscere “buone” queste prescrizioni), allora certamente viene meno san Tommaso. E viene meno Tommaso anche se per “Dio” intendiamo una Grazia irrazionale che da una parte redime l’uomo ma contemporaneamente non lo rende giusto e capace di adempiere le opere prescritte da Cristo stesso, a tal punto che l’uomo resta sempre male in sé e si salva solo per predestinazione. E ancora, viene meno Tommaso se trasformiamo la stessa fede in una esperienza spirituale dove Dio “non esiste in sé”, ma solo nella coscienza umana (tesi luterana, da cui più che giustamente i filosofi hanno ricavato l’ateismo).

In realtà, è insuperabile la grandezza concettuale dell’analogia tra l’Essere che è Dio e l’esistenza che hanno gli enti, con cui san Tommaso negava la possibilità che Dio fosse Altro dal mondo, cioè il suo Nulla: l’analogia tomista impediva di pensare Dio come indeterminazione infinita da cui il mondo deriva per auto-alienazione (idea tanto cara al panteismo cabalista, che fa dell’universo un tempio divino e l’uomo Dio stesso in un processo di auto-plasmazione di sé, ovvero la dottrina dell’Umanesimo). Non a caso quando è venuta meno la metafisica tomista Dio ha smesso di essere Logos Creatore e Trinità di Persone per diventare Uno-Tutto, in cui trovano spazio indifferente religioni, spiritualità e magari anche contraddittorie rivelazioni. Non a caso quando è venuta meno l’analogia tomista abbiamo cominciato a ipotizzare che bene e male sia coincidenti in Dio stesso o la Sua giustizia fosse giustificazione arbitraria e totalitaria. È stata l’analogia tra Dio e il mondo che ha conservato la trascendenza di Dio e la Sua Signoria sul tempo, senza diventare esso stesso Coscienza che diviene nel tempo e coincide con lo spirito del tempo, come realizzato in Hegel e sdoganato nel modernismo cattolico. È stata l’analogia tomista a chiarire con assoluta precisione il perché ogni cosa in sé è buona (il male ontologico come privatio boni), ma in un ordine gerarchico che non equiparerebbe mai un bambino neppure alla somma di tutti gli altri esseri viventi (con buona pace degli ambientalisti nostrani; il perché invece il male morale di Adamo ha determinato una colpa così grave da poter essere espiata solo da Dio stesso; il perché il male morale dell’angelo è invece irrevocabile (con buona pace della assurdità logica della apocatastasi).

E infine, è stato sempre Tommaso a chiarire che il potere qui tenet, che si frappone all’Anticristo, è proprio il Papa, nella misura in cui esercita (nella sua libertà potrebbe anche scegliere colpevolmente di non farlo) il potere vicario (avevamo approfondito questo qui), che il Figlio di Dio gli ha conferito per confermare, nella fede perenne della Sua Chiesa, coloro che sono stati comprati al prezzo del Suo stesso sangue.

San Tommaso ha ancora molti nemici, che conoscendo il suo valore e sapendo che sarebbero da lui smentiti sul piano della ragione, prima ancora che su quello della fede, fanno ogni cosa pur di frapporgli falsi maestri.

 

 

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