“Sembra che si rivolga a noi, oggi! Il progressivo allontanamento dalla fede in Cristo, per ritornare al paganesimo conclamato della “quasi-adorazione” di una “Natura-senza Creatore”, come fosse una divinità da adorare essa stessa, il culto della “Madre Terra”, il mettere l’uomo a livello degli animali e delle piante, per non dire al loro “servizio”, la continua colpevolizzazione degli esseri umani, quasi come se la loro esistenza fosse sempre e solo un danno per tutto il resto, fino a negare loro il diritto di esistere come “umani” (aborto, eutanasia, manipolazioni dell’identità, ecc.); il mettere feticci naturalistici perfino nelle chiese e negli arredi sacri, come divinità da adorare al posto del vero Dio Creatore e di Cristo Redentore…”

 

San Paolo, statua in Piazza San Pietro Roma
San Paolo, statua in Piazza San Pietro Roma

 

Domenica XVIII del Tempo Ordinario

(Anno B)

(Es 16,2-4.12-15; Sal 77/78; Ef 4,17.20-24; Gv 6,24-35)

 

 

di Alberto Strumia

 

La chiave per comprendere, in un modo che riguarda direttamente il nostro tempo, la nostra situazione odierna nella Chiesa, oltre che nel mondo, questa domenica, la possiamo trovare principalmente nelle parole di san Paolo della seconda lettura.

– Nella seconda lettura, infatti, l’Apostolo Paolo raccomanda, quasi “disperatamente” (se possiamo esprimerci in una maniera così estrema, ma efficace): «Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri».

Sembra che si rivolga a noi, oggi! Il progressivo allontanamento dalla fede in Cristo, per ritornare al paganesimo conclamato della “quasi-adorazione” di una “Natura-senza Creatore”, come fosse una divinità da adorare essa stessa, il culto della “Madre Terra”, il mettere l’uomo a livello degli animali e delle piante, per non dire al loro “servizio”, la continua colpevolizzazione degli esseri umani, quasi come se la loro esistenza fosse sempre e solo un danno per tutto il resto, fino a negare loro il diritto di esistere come “umani” (aborto, eutanasia, manipolazioni dell’identità, ecc.); il mettere feticci naturalistici perfino nelle chiese e negli arredi sacri, come divinità da adorare al posto del vero Dio Creatore e di Cristo Redentore…

E continua: «Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in Lui siete stati istruiti». Il fatto è che da anni non «siete stati istruiti» più nel modo giusto! E oggi si vedono le conseguenze… Ma non si rimedia con un semplice e pedante rimpianto del passato! Come se prima di una determinata data o circostanza tutto fosse perfetto e dopo di essa tutto fosse rovinoso.

Perché san Paolo si dispiace tanto di questo ritorno dalla vera fede in Cristo al paganesimo più avvilente e indignitoso per delle persone che avevano raggiunto un certo livello di fede e di ragione? Per il semplice fatto che l’abbandono della “verità” non può non comportare, prima o poi, la perdita del “bene”: la vita si degrada progressivamente, come si è degradata la nostra società, il nostro mondo, la vita domestica e individuale. Un mondo – e oggi dovremmo ormai dire anche una chiesa (!) – che mette dei feticci pagani al posto del vero Dio e di Cristo unico Salvatore, finisce nelle mani del Suo avversario, di Satana e dei suoi adepti, se Dio lo permette e fino a dove lo permette. Oltre a perdere la beatitudine eterna ci si condanna a perdere anche una vivibilità terrena. Le conseguenze si pagano amaramente; ma non sembra che si sia più molto capaci accorgersene: assassini che sono consapevoli di uccidere spinti dalla voce interiore del demonio, non vengono neppure ascoltati né capiti, nella tragicità della loro condizione, e vengono considerati solo come casi psichiatrici, quando avrebbero bisogno anche e soprattutto di un esorcista. Se ne vedono ormai tutti i giorni di vicende simili…

= Alcuni, sconfortati e scandalizzati, da comportamenti così pagani, non solo nel mondo, ma anche dentro la Chiesa, a tutti i livelli, finiscono per abbandonare la Chiesa e magari anche la fede, e alla fine pure la ragione e il senso comune. Finendo, così, nello stesso soggettivismo e relativismo religioso che inizialmente avevano giustamente rifiutato, in un relitto di cristianesimo senza speranza, senza Sacramenti e, alla fine senza corpo… pur con il desiderio di salvarla dalle follie di certi ambienti di Chiesa. Ma la Chiesa è il Corpo di Cristo presente nella storia, è il Cristo totale, secondo la nota espressione di sant’Agostino («Il capo è il Signore, e capo e corpo formano il Cristo totale», Discorsi, 72/A,7), fondata sull’insegnamento di san Paolo («Ora voi siete Corpo di Cristo», 1Cor 12,27).

– Alcuni, specialmente una volta – ma oggi anche con più motivi, a causa dell’immoralità che è emersa nel clero a tutti i livelli e per i motivi che sono divenuti noti a tutti – la lasciavano, perché scandalizzati. Non poteva apparire credibile il messaggio di chi “predica bene ma razzola male”, come si diceva popolarmente.

– Negli ultimi anni, a questo motivo, se ne è aggiunto uno molto più grave, anche se, a causa della sempre più scarsa formazione dei fedeli e del clero stesso – che dovrebbe garantirla loro – non tutti se ne accorgono. Ed è il dato di fatto che neppure si “predica bene”, ma si “predica male”, insegnando cose che non sono conformi a Cristo e al deposito della fede. A quanti hanno lasciato la Chiesa e la frequentazione dei Sacramenti per il primo motivo (“morale”), si sono aggiunti quanti la lasciano per questo secondo motivo (“dottrinale”). Si dice: come si può essere in comunione con chi insegna e pratica cose ambigue tanto da indurre in errore? Anche con questa presa di posizione, però, si finisce per rimanere senza Sacramenti, in una religiosità fatta di ricordi del passato, o peggio ancora, gestita da quanti hanno rotto con la Chiesa cattolica, separandosi dal Corpo di Cristo. Quando Gesù stesso, paragonandosi alla vite, della quale noi siamo i tralci, ha detto: «Senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,6).

Perché, allora, rimanerci nella Chiesa? Oltre al suo passato glorioso, ai numerosissimi santi e dottori che sono vissuti in essa, alle opere d’arte, di cultura e di carità che in essa si sono prodotte, che cosa mi trattiene oggi (!) in essa, non ostante le deviazioni e le brutture che il demonio è riuscito a fare emergere in molti dei suoi membri e pastori? È il legame “oggettivo”, “sacramentale” con Cristo! Un cristiano ha bisogno di un raccordo “oggettivo”, “sicuro”, non inventato da lui, ma garantito dal Signore stesso, ex opere operato, valido per sempre. Sicuro quanto lo sono i Sacramenti, quanto lo è la Consacrazione nella Messa, dove Lui stesso in persona (in persona Christi) ha garantito di agire al posto degli uomini che lo rappresentano. Senza questo “raccordo oggettivo” con Lui si rischia di inventarsi tutto, anche mossi dalle migliori intenzioni. Questo è il più radicale motivo per cui rimanere nella Chiesa, a tutti i costi. Chi capisce questo non viene mai abbandonato dal Signore, il quale trova il modo di farlo incontrare con la persona giusta al momento giusto.

– Così il popolo di Israele non fu lasciato senza la possibilità di mangiare, nel deserto, nel rimpianto di quanto aveva avuto, in passato in Egitto, ma gli furono dati la manna e le quaglie (prima lettura).

– E Gesù ha promesso di non privare i suoi discepoli del “raccordo oggettivo” con la Sua Persona, del Suo Corpo e della Sua divinità: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» (Vangelo).

E noi, come coloro che lo ascoltarono allora, oggi, ripetiamo con la nostra “oggettiva appartenenza” alla Sua Chiesa, e non ad una inventata da noi: «Signore, dacci sempre questo pane». E lo domandiamo sicuri di averlo grazie all’intercessione della Vergine Maria che, come a Cana di Galilea, dice anche oggi a noi: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,4).

 

Bologna, 1 agosto 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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